martedì 19 marzo 2019

Cosa credevano i primi cristiani rispetto alla salvezza?


Gli Apostoli, gli evangelisti e i primi cristiani, credevano certamente che la salvezza è per Grazia e fede. Vediamo a tale proposito questo verso della Lettera agli Efesini, (2, 8): 

Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio.

Come sappiamo dopo il periodo dell’ibrido costantiniano (1) e anche nei secoli sucessivi, vari teologi appartenenti alla Chiesa Cattolica hanno insegnato che le opere buone giocano un fattore fondamentale nella salvezza, ma ciò  contraddice il Vangelo, infatti se fossero necessarie le opere per salvarsi allora il sacrificio di Gesù Cristo sulla croce non sarebbe sufficiente. 
I primi cristiani credevano che dopo aver creduto in Gesù Cristo e dopo aver accettato Gesù nel suo cuore, il credente deve farsi battezzare e poi riceverà in dono lo Spirito Santo (Atti degli Apostoli 2, 38). 

Però  Gesù aveva anche detto: Vangelo di Matteo (24, 13-14):

ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine

Il Vangelo del Regno non è altro che la fede dei primi cristiani. Il Vangelo del Regno non è altro che il cammino che Gesù ha indicato per la salvezza. 

Vediamo alcuni versi: Vangelo di Matteo (6, 15): 

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Vangelo di Matteo (7, 24-25):

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Vangelo di Matteo (25, 32-46): 

Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Da questo ultimo passaggio, pertanto. si evince che chi non alimenta l’affamato e non da da bere all’assetato, non vedrà il cielo. 

I passi necessari per entrare nel Regno sono tre: la fede, il pentimento dei propri peccati e il battesimo. Vediamo un primo passaggio che si incentra principalmente sulla fede: Vangelo di Marco (16, 15-16):

E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.  

Ovviamente per fede in Gesù Cristo s’intende fede che lui è l’Unigenito Figlio di Dio, che lui ha espiato tutti i peccati con la sua morte in croce e che lui è risorto nella carne il terzo giorno, vincendo così la morte. 

Vediamo ora un passaggio del Vangelo di Luca dove si fa enfasi sul pentimento dei propri peccati: Luca (24, 46-47):  

e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

Il pentimento dei propri peccati da luogo ad un cambio di paradigma, ossia ad un cambio di vita, riconoscendo che deve essere intrapreso un nuovo cammino. 

Vediamo ora un ultimo passaggio che sottolinea l’importanza del battesimo: Vangelo di Matteo (28, 18-20): 

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Risulta evidente pertanto che sono tre le condizioni per entrare nel Regno: la fede in Gesù Cristo, il pentimento dei propri peccati che porta a un cambio interiore e il battesimo, che porta a ricevere lo Spirito Santo (Vangelo di Giovanni, 3, 3).

Ora vediamo quali sono le prove da superare per rimanere nel Regno: 

Innanzitutto la fede. Si deve rimanere saldi nella fede in Gesù Cristo fino alla fine. E’ difficile in quanto la maggioranza delle benedizioni promesse concernenti il Regno avranno luogo nel futuro. In modo che una persona deve avere fede che Dio realmente farà ciò che ha promesso. 

In secondo luogo per rimanere nel Regno bisogna seguire i comandamenti di Gesù. A tale proposito vediamo la parabola del seminatore, Vangelo di Matteo (13, 4-9):  

Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Vediamo quindi la spiegazione di questa parabola, Vangelo di Matteo (13, 18-23):

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sè radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Quindi vi sono alcuni che passano la prova della fede, però non passano la prova di compromettere la propria vita seguendo i comandamenti di Gesù. Vediamo innanzitutto quelli sull’amore. 

Vangelo di Matteo: (5, 38-39): 

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra,  

Vangelo di Giovanni (13, 34): 

Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 

Vangelo di Matteo (22, 39):

Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso".

Ed ora vediamo l’ultima prova che il cristiano deve superare per rimanere nel Regno. In realtà alcuni cristiani che superano la prova della fede e quella di compromettersi con i comandamenti dati da Gesù, con il passare del tempo si allontanano dal Regno, disobbedendo agli insegnamenti del Signore. Alcuni si pentono e tornano a Cristo, ma altri si allontanano definitivamente e tornano al mondo. Per queste persone vale questo passaggio del Vangelo di Matteo (13, 41-42): 

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.

Pertanto l’ultima prova che il Signore esige da noi per rimanere nel Regno è perseverare fino alla fine. Vediamo questo passaggio Vangelo di Matteo (10, 22): 

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.

Pertanto Gesù farà entrare nel Regno solo coloro che credono nelle sue promesse e accettano le sue condizioni. Queste persone amano Gesù Cristo e darebbero persino la vita pur di non rinnegarlo. E questi sono quelli che il Signore vuole che rimangano con lui per tutta l’eternità. Questo è pertanto il Vangelo del Regno.

Quindi riassumendo, i primi cristiani credevano che una volta salvo, il credente deve obbedire ai comandamenti di Gesù e perseverare fino alla fine. 

Ora vediamo alcuni scritti dei primi cristiani, i successori degli Apostoli, i cosiddetti Padri della Chiesa. 

Vediamo questo scritto di Clemente di Roma, che morì intorno al 100 d.C. (2)

È necessario, quindi, che pratichiamo prontamente le buone opere. Perché ci avverte: "Vedi che il Signore viene e la sua ricompensa è davanti alla sua faccia da dare a ciascuno secondo le sue opere" ... lottiamo con tutto il cuore per essere tra coloro che li aspettano, così da poter condividere la ricompensa fidanzata. Ma come lo faremo? Fissare i nostri pensieri su Dio attraverso la fede. Alla ricerca di tutte le cose che sono belle e accettabili per lui. Fare cose che sono in armonia con la sua volontà incontaminata e seguire il sentiero della verità, rimuovendo da noi ogni ingiustizia e peccato.

Vediamo questo scritto di Policarpo, che era un discepolo di Giovanni (3): 

Colui che risuscitò dalla morte e che ci risusciterà anche noi, se facciamo la sua volontà e seguiamo i suoi comandamenti e amiamo ciò che ama tenendoci lontani da ogni corruzione.

Vediamo questa citacione di Erma, che scrisse intorno al 140 d.C. (4)

solo quelli che temono il Signore e osservano i suoi comandamenti hanno vita con Dio, ma per quelli che non li osservano, non c'è vita in loro ... perciò, tutti quelli che lo disprezzano e non seguono i suoi comandamenti, si arrendono al morte e ognuno sarà colpevole del suo sangue. Ma a loro imploro di obbedire ai suoi comandamenti e così avranno cura dei tuoi peccati passati

Vediamo queste due citazioni di Clemente Alessandrino, che intorno al 190 d.C. ha scritto: (5)(6)

La Parola che ha svelato la verità ha mostrato agli uomini il culmine della salvezza, così che, pentendosi, possono essere salvati, o rifiutandosi di obbedire, possono essere condannati. Questa è la proclamazione della giustizia: per coloro che obbediscono, rallegrandosi; per coloro che disobbediscono, condanna ... chi ottiene la verità e si distingue per le sue buone opere, vincerà il premio della vita eterna ... alcune persone capiscono in modo accettabile come, (Dio fornisce il potere necessario), ma dando poco importanza per le opere che portano alla salvezza, non si preparano abbastanza per ottenere gli oggetti della loro speranza.

Tutto ciò  non dimostra che i primi cristiani credevano che la salvezza si ottiene mediante le opere buone. Essi stessi avevano scritto altre citazioni nelle quali avevano affermato che la salvezza è per Grazia mediante la fede. 

Vediamo questa citazione di Clemente di Roma (7):

Non siamo giustificati da soli. Nè per la nostra saggezza, nè per la comprensione, nè per la misericordia, nè per le opere compiute in santità di cuore. Ma per quella fede, attraverso la quale Dio Onnipotente ha giustificato tutti gli uomini fin dall'inizio.

Vediamo questa citazione di Policarpo. (8) 

Molti desiderano entrare nella sua gloria, sapendo che "Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, non per opere, perchè nessuno si glori." (lettera agli Efesini 2, 8-9)

Vediamo questa citazione di Giustino martire (9): 

Il nostro Cristo sofferente e crocifisso non è stato maledetto dalla legge. D'altra parte, ha chiarito che solo lui salverà coloro che non si discostano dalla fede in Lui, proprio come il sangue della Pasqua ha salvato quelli che erano in Egitto, così il sangue di Cristo libererà dalla morte coloro che hanno creduto in Lui.

Vediamo questa citazione di Clemente alessandrino (10):

Abramo non fu giustificato dalle sue opere ma dalla fede (Romani 4, 3). Pertanto, anche se si fanno opere buone, non se ne guadagna dopo la morte, se non si ha fede.

Quindi qual’è la conclusione? I primi cristiani credevano che ci si salva per Grazia e fede o facendo le opere buone? 

Questo è un problema che non esiste. E’ evidente che i primi cristiani credevano che ci si salva per Grazia e fede (Lettera agli Efesini 2, 8), ma se una persona non mette in pratica i comandamenti di Gesù Cristo e non persevera fino alla fine, significa che in realtà non crede in Lui, perché non è un suo seguace. 

Furono Agostino d’Ippona e Lutero che hanno indicato un conflitto inconciliabile tra la salvezza basata sulla Grazia e fede e sulla salvezza basata sulle opere. Ma nessuno dei primi cristiani ha mai pensato a un conflitto tra queste due visioni sulla salvezza. Per i primi cristiani le opere erano strumentali alla fede. Per i primi cristiani certamente la salvezza era un regalo di Dio, pero credevano anche che Dio da il suo regalo alle persone che lo amano e gli obbediscono. 
I primi cristiani dunque sapevano molto bene come poter entrare nel Regno di Dio. Essi sapevano molto bene che la “nuova nascita” è offerta a tutti con la Grazia. Il credente che nasce di nuovo non deve essere “sufficientemente buono”. Il credente non deve meritarsi questa nuova nascita. E il credente non deve neppure espiare i peccati che ha commesso nel passato, in quanto i peccati sono stati espiati da Gesù con la sua morte in croce. L’esempio tipico è il ladrone sulla croce, che si salvò  senza fare nessuna opera buona, ma solo con la fede, quindi dopo la sua morte andò in cielo. Nonostante, nel trascorso della sua vita, il credente gioca un ruolo importante con rispetto alla salvezza. Innanzitutto, il credente deve pentirsi e credere in Cristo come nostro Signore e Salvatore per per poter ottenere la Grazia di Dio. Dopo aver ricevuto la nuova nascita, il credente deve obbedire ai comandamenti di Gesù e perseverare fino all’ultimo. In pratica la salvezza dipende tanto da Dio come dall’uomo. Grazia e fede. E la fede la deve mettere l’uomo. 

I primi cristiani credevano anche che una persona salva poteva perdere la salvezza. 
Vediamo a tale proposito queste due citazioni bibliche: Lettera agli Ebrei (10, 26): 

Infatti, se noi pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati.

Lettera agli Ebrei (10, 28-29):

Chiunque trasgredisce la legge di Mosè muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Quale peggiore castigo pensate voi merita colui che ha calpestato il Figlio di Dio e ha considerato profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e ha oltraggiato lo Spirito della grazia? 

Questi versi parlano proprio dei cristiani in quanto si riferisce a coloro che sono stati santificati dal sangue del patto. "Santificato" significa: giustificato, lavato, perdonato da tutti i peccati. La frese “e ha oltraggiato lo Spirito della grazia”: non si tratta semplicemente di ricevere la grazia di Dio in vano, ma di qualcuno che ha oltraggiato lo Spirito della grazia calpestando il sangue del patto del Figlio di Dio.

Vediamo a tale proposito questo scritto di Ireneo, discepolo di Policarpo (11): 

Cristo non morirà di nuovo per coloro che ora commettono peccato perchè la morte non avrà più dominio su di lui ... quindi non comportiamoci da arroganti ... ma dobbiamo stare attenti, dopo aver conosciuto Cristo, a non fare cose spiacevoli Dio, non abbiamo più perdono dei peccati, ma piuttosto dovremmo essere espulsi dal suo regno (Lettera agli Ebrei 6, 4-6)

Vediamo questo passaggio di Tertulliano, (12):

Alcune persone si comportano come se Dio avesse l'obbligo di dare il suo dono anche agli indegni. Trasformano la loro generosità in schiavitù ... Molti dopo non perdono la Grazia Divina? Non è questo dono portato via a molti?

Come vediamo pertanto i primi cristiani credevano che la salvezza si può  perdere.

Per concludere vediamo che nel Vangelo del Regno vi è un aspetto passato della salvezza come un aspetto futuro. A meno che una persona non comprenda questi concetti, non potrà comprendere appieno l'insegnamento della salvezza nel Nuovo Testamento. 
Il Nuovo Testamento parla di una salvezza al tempo passato, infatti nella lettera ai Romani (8, 24), vi è scritto: 

Perché noi siamo stati salvati in speranza; or la speranza che si vede non è speranza, poiché ciò che uno vede come può sperarlo ancora?

Pertanto, è corretto sostenere che quando si nasce di nuovo si è salvi. Però  le scritture si riferiscono anche a un aspetto futuro della salvezza. Vediamo il Vangelo di Matteo (10, 22): 

"E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato." 

Vangelo di Giovanni (15, 5-6):

"Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati.  

Solo chi è nato di nuovo, può  essere un tralcio di questa vite. Questo si riferisce all'aspetto passato della salvezza. Ma comunque il fatto di essere tralci non significa che permaneremo nella vite indefinitamente. Se non manteniamo questa relazione di amore obbediente il Signore ci toglierà dalla vite. E per questo che dobbiamo parlare di un aspetto futuro della salvezza. Proprio per questo Gesù ha detto ai cristiani della Chiesa di Sardi, Apocalisse (3, 5): 

"Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio, e davanti ai suoi angeli.".

Pertanto solo per il fatto che i nostri nomi sono stati scritti nel Libro della vita, non possiamo essere certi che vi permarranno per sempre. Addirittura sembra che Gesù avrebbe cancellato dal libro della vita la maggior parte dei cristiani, vediamo. Apocalisse (3, 4): 

"Tuttavia hai alcune persone in Sardi che non hanno contaminato le loro vesti; esse cammineranno con me in vesti bianche, perché ne sono degne." 

Quindi solo alcuni, pochi, si salveranno. Consideriamo anche questi passaggi, Prima Lettera di Timoteo, (4, 16): 

"Abbi cura di te stesso e dell'insegnamento, persevera in queste cose perchè, facendo così, salverai te stesso e coloro che ti ascoltano." 

Seconda Lettera di Timoteo (2, 12): 

"se perseveriamo, regneremo pure con lui; se lo rinneghiamo, egli pure ci rinnegherà. " 

Seconda lettera di Pietro (2, 20-21): 

"Quelli infatti che sono fuggiti dalle contaminazioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, se sono da queste di nuovo avviluppati e vinti, la loro ultima condizione è peggiore della prima. Poiché sarebbe stato meglio per loro non aver conosciuto la via della giustizia, anziché, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento che era stato loro dato. Ma è avvenuto loro ciò che dice un vero proverbio: «Il cane è tornato al suo vomito», e «la scrofa lavata è tornata a voltolarsi nel fango.

Lettera agli Ebrei (6, 4-6): 

“Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, hanno gustato il dono celeste, sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile riportarli un'altra volta al ravvedimento, poiché per conto loro crocifiggono nuovamente il Figlio di Dio e lo espongono a infamia.

Per concludere pertanto, i primi cristiani credevano che il credente dopo aver creduto in Gesù Cristo e averlo accettato nel suo cuore come suo Signore e Salvatore, deve essere battezzato e poi riceverà il dono dello Spirito Santo. Credevano che il “nato di nuovo” ricevette la Grazia come dono di Dio ma credevano anche che il credente deve obbedire ai comandamenti di Gesù e perseverare fino all’ultimo. Inoltre i primi cristiani credevano che la salvezza, una volta ottenuta si possa perdere. 

Yuri Leveratto

Note:
1-Per il periodo del cosidetto “ibrido costantiniano, potete approfondire qui: https://yurileveratto2.blogspot.com/2015/11/librido-costantiniano.html
2-Lettera di Clemente ai Corinzi, cap. 34, 35
3-Lettera di Policarpo ai Filippesi cap. 2
4-Il pastore di Erma, tomo 2, com 7 tomo 3, sim 10, cap. 2
5-Exortation to the Heathen, cap. 11
6-Uomo ricco, capitoli 1, 2
7-Lettera di Clemente ai Corinzi, cap.32
8-Lettera ai Filippesi cap.1
9-Lettera a Trifone cap. 111
10-Miscellanea, tomo 1, cap. 7
11-contro le eresie tomo 4, cap. 27 sezione 2
12-Sul pentimento, cap.6

mercoledì 13 marzo 2019

Gesù è Dio?

Questo è il testo del video corrispondente, il cui link si può trovare nella nota 1

I primi cristiani credevano con fermezza assoluta che Gesù Cristo fosse Dio e lo associavano apertamente a Dio, infatti battezzavano nel suo nome, vediamo il passaggio corrispondente negli Atti degli Apostoli (2, 38):

Allora Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 

Già questa evidenza storica dimostra che i primi cristiani credevano nella Divinità di Gesù. Infatti non ci si fa battezzare nel nome di “una creatura di Dio”.

Inoltre i primi cristiani credevano con fermezza assoluta che Gesù Cristo fosse il Dio della creazione biblica, IO-SONO, e questo lo si evince dai seguenti passi dell’Esodo, comparati con i passi del Vangelo di Giovanni. Vediamoli.
Esodo (3, 14-15):

DIO disse a Mosè: «IO SONO COLUI CHE SONO». Poi disse: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'IO SONO mi ha mandato da voi"». DIO disse ancora a Mosè: «Dirai così ai figli d'Israele: "L'Eterno, il DIO dei vostri padri, il DIO di Abrahamo, il DIO d'Isacco e il DIO di Giacobbe mi ha mandato da voi. Questo è il mio nome in perpetuo. Questo sarà sempre il mio nome col quale sarò ricordato per tutte le generazioni"

Vangelo di Giovanni (8, 23-24):

E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati».

Vangelo di Giovanni (8, 58):

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

Compariamo ora alcuni versi dell’Antico Testamento con altri versi del Nuovo Testamento.

IO SONO perdona i peccati: nel libro di Daniele (9, 9), si afferma che Dio perdona i peccati:

al Signore, nostro Dio, la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 

Gesù Cristo perdona i peccati: nella Lettera ai Colossesi (3, 13) si afferma che Gesù Cristo perdona i peccati:

sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

IO-SONO è il primo e ultimo

Libro di Isaia (44, 6):

Così dice il Signore, il re d’Israele,
il suo redentore, il Signore degli eserciti:
«Io sono il primo e io l’ultimo;
fuori di me non vi sono dei.

Gesù Cristo è il primo e ultimo

Apocalisse (1, 17):

Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, 

IO-SONO salva

Libro di Isaia (43, 3):

poiché io sono il Signore, tuo Dio,
il Santo d’Israele, il tuo salvatore.
Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto,
l’Etiopia e Seba al tuo posto.

Gesù Cristo salva

Lettera a Tito, (2, 13)

nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. 

IO-SONO giudica

Salmi (96, 13):

davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Gesù Cristo giudica

Seconda Lettera a Timoteo (4, 1):

Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno:

IO-SONO redentore

Libro di Isaia (44, 17):

Dice il Signore, tuo redentore,
il Santo d’Israele:
«Io sono il Signore, tuo Dio,
che ti insegno per il tuo bene,
che ti guido per la strada su cui devi andare.

Gesù Cristo redentore

Lettera agli Ebrei (9, 12):

Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.

Vediamo altri due versi dove Gesù  dichiara la sua consustanzialità con il Padre.

Vangelo di Giovanni (10, 30):

Io e il Padre siamo uno

Vangelo di Marco (14, 61-62):

Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».

In questa risposta di Gesù Cristo vi sono due affermazioni di carattere assoluto. Innanzitutto vi è la frase “IO SONO” resa nel greco con Ἐγώ εἰμι (pron. Ego Eimi). In secondo luogo Gesù cita il libro di Daniele (verso 7, 13). Il titolo “Figlio dell’uomo” indica la sua missione terrena e pone in risalto la sua umiltà e la sua umanità. Con questa frase Gesù si pone al pari di Dio in quanto vi siede alla “sua destra”. Inoltre questa frase è anche una prova della Trinità, in quanto Gesù oltre al Padre (la Potenza) e se stesso (il Figlio dell’uomo), nomina le nubi del cielo (lo Spirito Santo).

Yuri Leveratto

Nota 1-https://youtu.be/TUOmSjkhzwY

venerdì 22 febbraio 2019

Le quattro Verità che trasformeranno la tua vita

Questo è il testo del video corrispondente, il cui link si può trovare nella nota 1

Qual’è la decisione più importante della tua vita? Molte persone rispondono dicendo “essermi sposato”, o “aver deciso di avere un figlio”, o addirittura una decisione carrieristica o materiale. Noi cristiani crediamo che la decisione più importante della tua vita sia quella di accettare Gesù Cristo nel tuo cuore.
E come lo si accetta? Con la fede in Lui naturalmente. Credendo che Lui possa salvarti e possa darti la vita eterna. Per avvicinarti a questa decisione puoi accettare le quattro Verità che sono il cuore dell’insegnamento biblico:

Verità N.1:
Dio ti ama e vuole un cambio nella tua vita

Vangelo di Giovanni 3, 16:

Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

Verità N2:
L’uomo è separato da Dio a causa del peccato

Lettera ai Romani 3, 23:

poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 

Lettera ai Romani 6, 23:

Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.

Verità N.3:
Gesù Cristo è l’unica soluzione per l’uomo peccatore

Lettera ai romani 5, 8

Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Vangelo di Giovanni 14, 6

Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 

Verità N.4
Puoi ricevere il Signore Gesù nel tuo cuore come tuo Salvatore personale. 

Apocalisse 3, 20:

Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. 

Vangelo di Giovanni 1, 12

ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l'autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 

Se vuoi ripeti con me queasta preghiera per poter ricevere Gesù Cristo nel tuo cuore:

Signore Gesù ti chiedo perdono per tutti i miei peccati, oggi mi pento e riconosco che tu sei il Figlio di Dio, ti apro la porta del mio cuore e ti ricevo come mio Signore e Salvatore, ti prego scrivi il mio nome nel libro della vita, Amen.

Dopo aver accettato Gesù nel tuo cuore, segui questi consigli:

1-Leggi la Bibbia ogni giorno

2-Frequenta una Chiesa trinitaria neotestamentaria

3-Testimonia ad altri la morte e la Risurrezione di Gesù Cristo

4- Prega Dio ogni giorno

La tua vita cambierà.

Yuri Leveratto

Nota 1-https://youtu.be/UNkMLA_WCXI

sabato 2 febbraio 2019

Scienza, conoscenza o umiltà per avvicinarsi a Dio?


Questo è il testo del video corrispondente, il cui link si può trovare nella nota 1

In questo video parleremo della scienza, della conoscenza e dell'umiltà. Oggigiorno si parla molto di scienza e di conoscenza. Ma non si parla di umiltà.
Alla base della società odierna vi è la scienza. Quando qualcosa viene affermato dagli scienziati si dà per vero, certo, non confutabile. “L’hanno detto gli scienziati!”. Ma poi si scopre che quella teoria era errata. E allora si sente dire: “certo, la scienza è una ricerca continua e prima o poi si troverà la verità”.
Inoltre per molte persone alla base della spiritualità vi è la conoscenza. Queste persone pensano che sia la conoscenza ad avvicinarli a Dio. Pensano che più conosceranno il cosmo, la vita, l’uomo, la mente, sè stessi, più saranno in grado di avvicinarsi a Dio.
Cosa dice la Bibbia in riguardo a questo argomento?
Vediamo due passaggi della prima lettera ai Corinzi:

(1, 17-25):

17 Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinchè la croce di Cristo non sia resa vana. 18 Infatti il messaggio della croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: «Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l'intelligenza degli intelligenti». 20 Dov'è il savio? Dov'è lo scriba? Dov'è il disputatore di questa età? Non ha forse Dio resa stolta la sapienza di questo mondo? 21 Infatti, poichè nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione, 22 poichè i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che èscandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24 ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poichè la follia di Dio è più savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini.

(2, 6-8):

Or noi parliamo di sapienza fra gli uomini maturi, ma di una sapienza che non è di questa età nè dei dominatori di questa età che sono ridotti al nulla, 7 ma parliamo della sapienza di Dio nascosta nel mistero, che Dio ha preordinato prima delle età per la nostra gloria, 8 che nessuno dei dominatori di questa età ha conosciuta; perchè, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

Cosa si evince da questi celebri versi di Paolo di Tarso? Innanzitutto che tutta la sapienza di questo mondo non è sufficiente per cogliere il sottile disegno divino. La sapienza divina non è la “sapienza di questo mondo”, ma è un qualcosa di sottile, riservato agli umili, non ai dominatori di questo mondo.
Questo concetto era stato sviluppato inizialmente da Gesù, e si descrive nel Vangelo di Matteo (11, 25-30). Quindi, per conoscere Dio bisogna essere disposti ad umiliarsi davanti a lui, in modo da essere pronti a ricevere la sua rivelazione.
I sapienti e i dotti di questo mondo sono troppo abbagliati dalla loro luce, dal loro desiderio di autocompiacimento per poter accettare la rivelazione divina, il mistero dell’Incarnazione, di Dio che si fa uomo per venire a salvare gli uomini e indicare loro la via verso il Padre. Il mistero divino viene negato da molti dotti e sapienti di questo mondo, i quali sostengono che Dio non sarebbe necessario, in quanto l’universo e la vita si sarebbero creati da soli senza necessità di un disegno divino.
Ma Dio ha distrutto questa sapienza “apparente”, rivelandosi proprio attraverso Gesù Cristo che viene flagellato, disprezzato e infine ucciso sulla croce.
Inoltre dopo la missione di Gesù sulla terra, il suo messaggio salvifico viene divulgato non da dotti e sapienti, ma attraverso la predicazione di uomini umili, i suoi seguaci.
Per i dotti e sapienti di "questo mondo", la rivelazione di Dio, che si è incarnato nella persona umile di Gesù Cristo, ha espiato tutti i peccati dell’umanità su una croce ed è poi risorto, è una follia, un’assurdità.
Ma per coloro che sono sulla via della salvezza questa predicazione è accolta con fiducia, con pacatezza, con rispetto e timore. In pratica chi ascolta il Vangelo con animo aperto, è già sulla via per accoglierlo, ma chi si chiude in se stesso e considera pazzia la rivelazione di Dio, si basa proprio sulla sapienza di questo mondo, che però si rivelerà inutile per la salvezza della sua anima.
Gli apostoli non proponevano filosofie astruse, ma annunciavano il risorto. Chi voleva accettare questo messaggio doveva umiliarsi davanti a Dio, pentirsi dei propri peccati e credere nel sacrificio di Gesù Cristo.
Per la maggioranza dei dotti e sapienti questo era impossibile, perchè essi con difficoltà si piegano alla vera umiltà, in quanto sono dominati dall’orgoglio.
Ma il progetto di Dio passa attraverso gli umili: la rivelazione del Vangelo sarà divulgata dai piccoli, dagli umili, dai puri di cuore.

Yuri Leveratto

Nota 1-https://www.youtube.com/watch?v=5sruf6v1DTU

lunedì 14 gennaio 2019

Cristianesimo: religione o rivelazione?



Questo è il testo del video corrispondente, il cui link si può trovare nella nota 1

In questo video parleremo del Cristianesimo. Oggi molte persone quando si riferiscono al Cristianesimo, e incluso quando si riferiscono a Gesù, pensano a una religione. Ma siamo proprio sicuri che il Cristianesimo, sia una religione? Siamo sicuri che Gesù ha fondato una religione? Gesù ha fondato il cattolicesimo? O il luteranesimo? Ha fondato la Chiesa anglicana? O la Chiesa evangelica? 
Ecco che ci rendiamo conto che qualcosa non quadra. Allora ci domandiamo, che cos’è realmente il Cristianesimo?
Cominciamo con dire che il Cristianesimo si basa sulla Bibbia, che per noi cristiani è la Parola di Dio. Ma che cosa è la Bibbia? La Bibbia è un insieme di libri scritti nell’arco di 1500 anni, da autori vari. E quale è il centro della Bibbia? Certamente il centro della Bibbia è Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Messia. 
Ma come facciamo ad essere sicuri che il Messia che attendevano gli israeliti fosse veramente Gesù? Vediamo due profezie scritte da Isaia ben 700 anni prima di Cristo: 

Isaia 9, 5: 

Poichè un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l'impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. 

Isaia 53

3 Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 4 Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. 5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l'Eterno ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca. 

Dalla lettura di Isaia 9, 5 si evince innanzitutto che il Messia doveva essere Dio, ma contemporaneamente doveva essere un bimbo, quindi un uomo. In Isaia 9, 5 quindi si afferma che il Messia doveva essere vero Dio e vero uomo. 

Dalla lettura di Isaia cap. 53 si evince invece che il Messia avrebbe dovuto soffrire, essere trafitto, essere ucciso, e si evince inoltre che avrebbe portato su di se le nostre iniquitá, quindi le nostre colpe, i nostri peccati. 

Ecco che iniziamo a delineare la persona di Gesù Cristo. E iniziamo a renderci conto che il Messia che aspettavano gli israeliti coincide esattamente con la persona di Gesù Cristo. 
Ora facciamo un salto al I secolo. Cosa credevano i primi cristiani? Innanzitutto sappiamo che i primi cristiani erano giudei.
Sappiamo che credevano che Gesù era vero Dio e vero uomo, credevano che con la sua morte in croce Lui si fosse caricato di tutti i peccati e credevano che Lui tornò alla vita, risurse, il terzo giorno. Inoltre credevano che la fede in Lui avrebbe dato loro la vita eterna.  
I primi cristiani vollero formare una religione nel I secolo? Non sembra. I primi cristiani, osservavano cerimonie particolari? No, ma mettevano in pratica due riti. Battezzavano in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e la domenica, spezzavano il pane, in ricordo della morte salvifica e della Risurrezione di Cristo, avvenuta, appunto, di domenica. 
Cosa si evince da tutto ciò? 
Innanzitutto che il Cristianesimo è stato la continuitá dell’ebraismo. Nell’Antico Testamento ci si salvava credendo nel Messia che sarebbe arrivato. Nel Nuovo Testamento ci si salva credendo nel Messia è arrivato. Ancora oggi, dopo duemila anni, noi cristiani crediamo che sia la fede in Lui a darci la salvezza, la vita eterna dopo la morte fisica. Ancora oggi, dopo duemila anni, noi cristiani crediamo che il Cristianesimo non sia una religione, ma è la rivelazione di Dio all’uomo. E questa rivelazione è stata fatta da Gesù Cristo. 

Yuri Leveratto

Nota 1-https://youtu.be/EZwEtv_pvxY

lunedì 7 gennaio 2019

Noi cristiani dobbiamo seguire la Legge mosaica?


Oggigiorno si sentono ancora molti cristiani che asseriscono che per salvarsi bisognerebbe seguire i dieci comandamenti, ossia la Legge mosaica che Dio diede a Mosè. Quando però gli si fa notare che nei dieci comandamenti vi è anche l’obbligo di osservare il sabato, allora molti dubitano e alla fine rispondono che bisogna rispettare almeno nove comandamenti. Ma siamo proprio sicuri che per salvarsi e ottenere la vita eterna basti seguire nove comandamenti? E se fosse così quale è stato lo scopo della missione di Gesù Cristo sulla terra?
In realtà nell’Antico Testamento la Legge non è mai stata un mezzo per ottenere la salvezza. L’unico mezzo per ottenere la salvezza è sempre stata la fede in Dio. (nell’Antico Testamento era la fede che Dio avrebbe inviato il Messia per espiare tutti i peccati). 
Il patto con Mosè (Esodo 20, 1-31, 18), fu stabilito con la nazione di Israele. La base del patto mosaico era la Legge di Mosè, che conteneva un totale di 613 comandamenti. (non solo 10, come si afferma semplificando). Di questi 365 erano comandamenti negativi (ossia cose proibite) e 248 erano comandamenti positivi (ossia cose che si sarebbero dovute fare). 
Il patto mosaico è stato un patto condizionato, ossia vi sarebbero state benedizioni in caso di ubbidienza e giudizi in caso di disubbedienza (Esodo 15, 26; 19, 3-8). 
L’elemento chiave di tutto il patto è il sacrificio di sangue introdotto in Levitico (17, 11):

Poichè la vita della carne è nel sangue. Perciò vi ho concesso di porlo sull’altare in espiazione per le vostre vite; perchè il sangue espia, in quanto è la vita.

Il termine ebraico per “espiazione” non indicava la rimozione del peccato, bensì solo la sua copertura. Nonostante il sangue degli animali coprisse i peccati dei giusti dell’Antico Testamento, non li poteva cancellare. Solo il sangue del Messia può  togliere il peccato (Lettera agli Ebrei 10, 1-4).
Con il patto mosaico si è estesa la pena di morte, che era comminata per idolatria, adulterio, blasfemia, il non rispetto del sabato e la stregoneria. 
Il simbolo del Patto mosaico era l’osservanza del sabato. Durante il sabato si doveva osservare il riposo. Questo era un segno tra Dio e Israele e non ha valenza per la Chiesa. L’osservanza del sabato è stata in vigore fino a che è stato in vigore il Patto mosaico, ossia fino alla crocifissione di Cristo. L’osservanza del sabato non era un ordine dato a partire dalla Creazione, ma ebbe inizio soltanto con Mosè. Il Nei passaggi nella Genesi (2, 1-3) si descrive solo ciò che Dio fece in quel giorno, ma non vi è alcun ordine relativo alla sua osservanza.
La Legge è stata data da Dio a Mosè per vari motivi. 
Innanzitutto per rivelare la santità di Dio e i criterio di giustizia che Dio esigeva per una relazione corretta con Lui. 
In secondo luogo la Legge serviva a dare regole di vita per i credenti dell’Antico Testamento.
Inoltre la Legge doveva servire come muro di separazione tra ebrei e gentili, per impedire a questi ultimi di poter godere delle benedizioni spirituali degli che derivavano dai quattro patti incondizionali (patto abramitico, patto palestinese, patto davidico e nuovo patto).
In ultima analisi la Legge serviva a individuare il peccato. 
Il peccatore si rendeva conto che attraverso la Legge non avrebbe potuto compiacere perfettamente Dio, pertanto un’altro scopo della Legge è stato quello di spingere l’uomo verso la fede nel Salvatore che sarebbe venuto, come sancito nella Lettera ai Romani (8, 1-4) e nella Lettera ai Galati (3, 24-25). 
La legge di Mosè è stata resa inoperante con la morte del Messia. Vediamo a tale proposito il seguente passaggio della Lettera ai Romani (7, 5-6): 

5 Quando infatti eravamo nella debolezza della carne, le passioni peccaminose, stimolate dalla Legge, si scatenavano nelle nostre membra al fine di portare frutti per la morte. 6 Ora invece, morti a ciò che ci teneva prigionieri, siamo stati liberati dalla Legge per servire secondo lo Spirito, che è nuovo, e non secondo la lettera, che è antiquata.

Vediamo ora le parole di Gesù, riportate nel Vangelo di Matteo (5, 17): 

Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

Paolo di Tarso interpreta perfettamente il significato della morte di Cristo. Gesù ha espiato tutti i peccati con la sua morte. Ci ha offerto la sua Grazia che noi possiamo e dobbiamo accettare per mezzo della nostra fede, se vogliamo salvarci e ottenere la vita eterna. 
Gesù è quindi il termine della Legge. L’insegnamento del Nuovo Testamento è che la Legge di Mosè è stata resa inoperante con la morte del Messia. 
Vediamo questo passaggio della Lettera ai Romani 7, 5-6): 

5 Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte, 6 ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera

La legge è resa inoperante, quindi non deve più regolare la vita del credente. 

Il secondo brano importante per comprendere che la Legge è stata resa inoperante è il seguente: Lettera ai Romani (10, 4): 

perchè il fine della legge è Cristo, per la giustificazione di ognuno che crede.

Siccome il Messia è il fine della Legge non vi è alcuna giustificazione per mezzo di essa, come si evince da Galati (2, 16): 

sapendo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma per mezzo della fede in Gesù Cristo, abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù, affinchè fossimo giustificati mediante la fede di Cristo e non mediante le opere della legge, poichè nessuna carne sarà giustificata per mezzo della legge.

Vediamo come Gesù durante il suo ministero, ha riassunto tutta la Legge in due Comandamenti. Matteo (22, 37-40):

37 E Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente". 38 Questo è il primo e il gran comandamento. 39 E il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso". 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».

La Legge mosaica è pertanto decaduta, ed è superata e sostituita dalla Legge di Cristo. La Legge pertanto, composta da 613 comandamenti, è stata resa inoperante dalla morte del Messia. La Legge continua ad esistere e può essere usata per insegnare i criteri di giustizia di Dio, così come lo stato peccaminoso dell'uomo, che aveva bisogno di un’espiazione sostitutiva. Può essere usata per insegnare verità spirituali su Dio così come sull’uomo. Tuttavia ha cessato completamente di funzionare come autorità sui credenti.

Siccome la Legge di Mosè è stata abrogata i cristiani devono seguire la Legge di Cristo. A tale proposito vediamo questi due passaggi: 
Lettera ai Galati (6, 2): 

Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo.

Lettera ai Romani (8, 2): 

perchè la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

La Legge di Cristo è composta da tutti i singoli comandamenti del Messia descritti nei Vangeli.

Yuri Leveratto

venerdì 4 gennaio 2019

L’eternità di Dio e la fragilità dell’uomo: commento al Salmo 90


Questo è il più antico di tutti i Salmi. 
Mosè, il suo autore, riconosce l’eternità di Dio (versi 1-2), la fragilità dell’uomo (versi 3-6), lo stato peccaminoso dell’uomo (versi 7-8), e lo stato effimero della vita (versi 9-12) e prega per la Grazia di Dio sul suo popolo (versi 13-17).

1 [Preghiera di Mosè, uomo di Dio.] O Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. 2 Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi da sempre e per sempre tu sei Dio. 3 Tu fai ritornare l'uomo in polvere e dici: «Ritornate, o figli degli uomini». 4 Poichè mille anni ai tuoi occhi sono come il giorno di ieri quando è passato, o come una vigilia nella notte. 5 Tu li porti via come un'inondazione. Essi sono come un sogno, sono come l'erba che verdeggia la mattina. 6 La mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e dissecca. 7 Poichè siamo consumati dalla tua ira e siamo atterriti dal tuo furore. 8 Tu metti le nostre colpe davanti a te, i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto. 9 Poichè tutti i nostri giorni svaniscono nella tua ira; finiamo i nostri anni come un sospiro. 10 I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni e per i più forti a ottanta, ma quel che costituisce il loro orgoglio non è che travaglio e vanità, perchè passa in fretta e noi ce ne voliamo via. 11 Chi conosce la forza della tua ira e il tuo furore secondo il timore che ti è dovuto? 12 Insegnaci dunque a contare i nostri giorni, per ottenere un cuore savio. 13 Ritorna, o Eterno! Fino a quando? E abbi pietà dei tuoi servi. 14 Saziaci al mattino con la tua benignità, e noi esulteremo e ci rallegreremo tutti i nostri giorni. 15 Rallegraci in proporzione ai giorni che ci hai afflitti e in compenso degli anni che abbiamo sofferto calamità. 16 Sia manifesta la tua opera ai tuoi servi e la tua gloria ai loro figli. 17 La grazia del Signore DIO nostro sia su di noi, e rendi stabile per noi l'opera delle nostre mani; sì, rendi stabile l'opera delle nostre mani.

Nel primi tre versi si descrive che Dio è eterno, però  l’uomo è fragile e tornerà ad ad essere polvere, secondo la maledizione della Genesi (3, 19). 
Nel quarto verso si specifica che la longevità di qualsiasi essere umano è come un giorno per Dio, che non sta soggetto al tempo. 
La vita dell’uomo, anche se appare fresca in gioventù, viene falciata via come l’erba secca nella vecchiaia. La vita dell’uomo termina in un batter d’occhio, ma nonostante questo, pochi prendono sul serio l’intensità dell’ira di Dio contro il peccato. (verso undicesimo). 
Nel verso dodicesimo Mosè chiede a Dio di illuminare il suo cammino per poter essere saggio. 
Dal verso quattordicesimo al diciassettesimo si descrive che quando Dio concede all’uomo misericordia e benignità, la vita dell’uomo sarà meravigliosa, colma di abbondanza e felicità. A quel punto la vita sarà vista dalla prospettiva di Dio (verso sedicesimo) e le sue benedizioni ricadranno sull’uomo, che sarà una persona stabile. 

Yuri Leveratto