giovedì 8 febbraio 2018

L’apparizione di Gesù a due discepoli sulla strada per Emmaus


Nell’ultimo capitolo del Vangelo secondo Luca vi è una delle più suggestive pagine del Nuovo Testamento. Siamo già nel pomeriggio della domenica, il giorno della Risurrezione del Signore. Due discepoli, forse facenti parte della schiera dei settantadue, che Gesù aveva inviato per guarire i malati e annunciare il Regno di Dio, stavano camminando verso Emmaus, un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme. 
Vediamo il passaggio corrispondente, Vangelo di Luca (24, 13-14):

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. 

Sembra che i due discepoli siano scossi dal dolore per la morte del loro maestro e abbiano bisogno di evadere, lasciare Gerusalemme, camminare nella campagna e prendere una boccata d’aria fresca. Parlano tra di loro dei fatti accaduti. Si domandano come è potuto succedere che il maestro, che aveva fatto opere buone, e aveva indicato loro la giusta via per accedere al Padre, sia stato ucciso in un modo così atroce da parte delle autorità. Tuttavia, anche se sono pervasi dalla tristezza e confusi, i due discepoli, percorrono una strada, fanno comunità, si scambiano opinioni, idee, si fanno domande. Non si danno per sconfitti. 
Ad un certo punto, Gesù si avvicina a loro, e inizia a camminare con loro. 
Vediamo i passaggi corrispondenti, Vangelo di Luca (24, 15-17):

Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 

Anche se sono tristi i due discepoli non si chiudono in se stessi. Un estraneo si avvicina a loro, ma, pur non riconoscendolo, essi lo accettano, sono disposti a parlare con lui. In realtà quell’estraneo è Gesù, ma loro non lo distinguono, poichè sono pervasi dal dolore, e dalla tristezza. Ancora troppo forte è il ricordo della morte atroce del loro maestro, e troppo debole è la fede che egli sia risuscitato, come Egli aveva detto varie volte, quando annunciava il significato della sua missione. Ma Gesù si rivolge a loro, chiedendo di cosa stanno parlando. Gesù dimostra così di volersi occupare dei suoi discepoli, di coloro che lo amano che, pur nelle difficoltà, tentano di percorrere il suo cammino.
A questo punto uno dei due discepoli domanda al suo interlocutore sconosciuto come mai non fosse al corrente dei fatti accaduti a Gerusalemme negli ultimi giorni. 
Vediamo i passaggi corrispondenti, Vangelo di Luca (24, 18-20):

uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.

La domanda di Cleopa rivela insicurezza e tensione. Secondo lui il fatto successo era stato talmente importante che nessuno poteva ignorarlo. Ovviamente Cleopa si riferiva alla morte di Gesù e invece aveva dimenticato la speranza, la luce che il maestro aveva comunicato loro quando gli aveva parlato della sua Risurrezione. E quando lo sconosciuto risponde: “Che cosa?”, il discepolo inizia brevemente a raccontare i fatti successi. Gli racconta del maestro, chiamandolo “Gesù il Nazareno”, e descrivendo che era un gran profeta, sia in opere che in parole. Con questo Cleopa voleva dire che il maestro aveva compiuto dei miracoli, sia sanando gli infermi, sia dominando le forze della natura e inoltre aveva divulgato la dottrina del perdono, avvicinandosi ai peccatori e accompagnandoli al pentimento e alla conversione. Cleopa inoltre si riferiva anche alle parole inaudite di Gesù, i vari “Io sono” con i quali Egli si faceva uguale al Padre. Poi Cleopa narra che i sacerdoti e le autorità lo hanno condannato a morte per crocifissione. 
A questo punto Cleopa svela il perchè della loro delusione e della loro profonda tristezza, vediamo i passaggi corrispondenti, Vangelo di Luca (24, 21-24): 

Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 

I discepoli ammettono che avevano sperato che il maestro fosse il liberatore di Israele. 
La loro delusione e quindi la loro tristezza, derivano dal fatto che egli è stato ucciso, e per giunta in un modo così atroce. Credevano che il Messia fosse un potente liberatore dal giogo delle potenze straniere che occupavano Israele. Forse si aspettavano un nuovo Mosè, ricordando che il profeta biblico aveva liberato il popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto, guidandoli verso la terra promessa. Forse si aspettavano un nuovo Davide che, dopo aver sconfitto gli oppressori avrebbe instaurato un regno definitivo con capitale Gerusalemme, un regno che sarebbe durato in eterno. O forse si aspettavo un intervento divino che avrebbe ucciso tutti gli ingiusti, un po’ come il diluvio aveva spazzato via tutti i cattivi, con l’eccezione di otto persone, la famiglia di Noè.
Poi i discepoli rimarcano il fatto che sono passati già tre giorni dalla morte del maestro e, secondo loro, nulla è successo. Quindi per loro, il maestro è definitivamente morto, e non può far nulla per liberare Isarele. Tuttavia comunicano al loro interlocutore, che alcune donne li hanno stupiti con una notizia incredibile. Esse si sono recate al sepolcro e non hanno trovato il corpo del maestro. Queste donne hanno detto che alcuni angeli avrebbero affermato che il maestro sarebbe vivo. Inoltre i discepoli affermano che qualcuno del gruppo si è recato al sepolcro e ha confermato quello che le donne avevano detto, ma non ha trovato il maestro. 
Le parole dei discepoli dimostrano che seppure essi hanno ascoltato la voce di alcune donne, che hanno riportato la buona notizia, nessuno di loro le ha creduto. La testimonianza delle donne in quel periodo non aveva molto valore e pertanto la loro versione dei fatti era stata considerata una fantasia, un’allucinazione, il riflesso di una speranza. Loro, gli uomini, non vi credevano e non riuscivano a scorgere l’immenso significato di quell’annuncio. 
A questo punto Gesù, che i due discepoli continuavano a non riconoscere, prende la parola e inizia a raccontare loro il vero significato della missione del Messia, vediamo i passaggi corrispondenti, Vangelo di Luca (24, 25-27): 

Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Dopo un breve rimprovero, Gesù inizia a descrivere la missione del Messia, dimostrando che il loro maestro, il loro Gesù, aveva incarnato perfettamente quel ruolo. Innanzitutto disse loro che il Messia avrebbe dovuto patire, per poi entrare nella sua gloria. E’ probabile che gli enunciò queste profezie: 

Isaia (9, 6-7):

Perchè un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Isaia (52, 13-15 - 53: 1-12): 

Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poichè vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito.

Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza nè bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza nè vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perchè ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli.

A questo punto i due discepoli iniziano a comprendere che la vera missione del Messia non sarebbe stata quella di liberare Israele dall’opressore straniero, ma era quella di liberare ogni uomo dal peccato. Iniziarono ad ascoltare il loro interlocutore con molta attenzione. Quindi Gesù, che essi ancora non riconoscono, continua ad enunciare loro alcune profezie sulla vera natura del Messia, cominciando da Mosè. Potrebbe aver nominato loro questo passaggio biblico, nel quale si afferma che il Messia sarebbe stato un profeta, come Mosè. 

Deuteronomio (18, 15-19):

L'Eterno, il tuo DIO, susciterà per te un profeta come me, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli; a lui darete ascolto, in base a tutto ciò che chiedesti all'Eterno, il tuo DIO, in Horeb, il giorno dell'assemblea, quando dicesti: "Che io non oda più la voce dell'Eterno, il mio DIO, e non veda più questo gran fuoco, perchè non muoia". E l'Eterno mi disse: "Ciò che hanno detto, va bene; io susciterò per loro un profeta come te di mezzo ai loro fratelli e porrò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto ciò che io gli comanderò. E avverrà che se qualcuno non ascolterà le mie parole che egli dice in mio nome, io gliene domanderò conto.

Vediamo altri passaggi biblici che potrebbero essere stati enunciati da Gesù per dimostrare che il loro maestro era veramente il Messia e che avrebbe dovuto patire e morire crocifisso:

Isaia (35, 5-6): 

Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturate le orecchie dei sordi; allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia, perchè sgorgheranno acque nel deserto e torrenti nella solitudine. 

Salmo (22, 1):

Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato? Perchè sei così lontano e non vieni a liberarmi, dando ascolto alle parole del mio gemito? 

Zaccaria (12, 10): 

Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. 

Isaia (25, 8): 

Distruggerà per sempre la morte; il Signore, l'Eterno asciugherà le lacrime da ogni viso, toglierà via da tutta la terra il vituperio del suo popolo, perchè l'Eterno ha parlato.

A questo punto i due discepoli iniziano a capire: il loro maestro era il Messia, in quanto il Messia avrebbe compiuto miracoli, e segni prodigiosi, ma poi avrebbe dovuto patire, e con la sua morte sulla croce avrebbe espiato tutti i peccati e tutte le iniquità degli uomini. Le loro menti si aprono e capiscono che il Messia è l’incarnazione di Dio, il Figlio unigenito ed eterno di Dio, il Signore della vita, che ha vinto la morte. Resta però ancora un piccolo dubbio nel loro cuore. Se il loro maestro ha vinto la morte, perchè non si è mostrato ai discepoli, e dov’è ora?
Quindi, non appena arrivano al villaggio di Emmaus, l’interlocutore dei due discepoli, ancora da essi sconosciuto, li saluta e prosegue il cammino, ma essi lo chiamano e lo invitano nella loro casa. Vediamo i passaggi corrispondenti, Vangelo di Luca (24, 28-29): 

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perchè si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. 

I due discepoli lo invitano a stare con loro, a cenare insieme e a dormire sotto lo stesso tetto. Le parole del risorto hanno risvegliato in loro delle emozioni, dei ricordi, delle sensazioni che si erano sopite. I riferimenti profetici ora prendono senso, collimano, ed essi sono quasi convinti. Ma vorrebbero saperne di più. Così invitano il loro interlocutore ad entrare nella loro casa, a passare tempo con loro. Quell’interlocutore è ancora uno sconosciuto, ma sentono che lui ha ancora qualcosa da dire loro. 
Vediamo i passaggi seguenti del Vangelo di Luca (24, 30-31): 

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista.

A questo punto i tre si siedono a tavola, approntandosi a cenare. Gesù prende il pane e dopo aver pregato, lo spezza e lo dà ai due discepoli. Ancora una volta Gesù fa un gesto simbolico spezzando il pane, che rappresenta il suo corpo. Questo gesto permette loro di vedere e riconoscere finalmente che il loro interlocutore è Gesù, il risorto. Lo vedono e lo riconoscono, ma dopo pochi istanti Gesù scompare. Il compito di Gesù è concluso, i due discepoli ora credono e hanno anche i fondamenti biblici per spiegare chi era il Messia e quale fosse la sua vera missione sulla terra. 
Vediamo gli ultimi passaggi, Vangelo di Luca (24, 32-35): 

Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

A questo punto i due discepoli sentono subito il bisogno di tornare a Gerusalemme e comunicare agli altri seguaci del maestro quello che gli è successo. Ammettono che nel loro cuore si era accesa una fiamma mentre Gesù gli spiegava, attraverso le Scritture, chi fosse il Messia e quale fosse la sua missione. Ora essi sono convertiti, credono nel risorto e hanno solide basi per avvicinare altri alla fede nel Messia. Decidono di viaggiare subito a Gerusalemme per riunirsi con gli Apostoli, le donne e gli altri discepoli e dire loro tutto quello che gli è accaduto. Sentono che la fiamma della fede arde sempre più nei loro cuori e non possono evitare di comunicarlo ad altri. Quando giungono a Gerusalemme e si riuniscono con gli altri seguaci del maestro, apprendono innazitutto che Gesù è apparso anche a Simon Pietro. Poi come un fiume in piena, raccontano la loro vicenda a tutti, soffermandosi a spiegare che la vita e gli atti di Gesù hanno compiuto perfettamente le profezie delle Scritture. Inoltre descrivono come l’hanno riconosciuto quando egli ha spezzato il pane, quindi quando egli ha ha compiuto ancora il gesto simbolico dell’ultima cena, gesto che ricorda il suo sacrificio sulla croce, quando ha dato se stesso per tutti gli esseri umani. 

Yuri Leveratto

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