lunedì 2 ottobre 2017

Melchisedek, archetipo di Gesù Cristo. Analisi del settimo capitolo della Lettera agli Ebrei


Secondo la visione esoterico-gnostica Melchisedek, il personaggio descritto in Genesi (cap.14), nel Salmo 110 e nella Lettera agli Ebrei, sarebbe “Figlio di Dio”, esattamente come lo è Gesù Cristo. 
In questo articolo si dimostrerà invece che gli autori biblici consideravano Melchisedek come un archetipo sacerdotale dell’Unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo. 
Innanzitutto vediamo il passaggio della Genesi dove si menziona Melchisedek: Genesi (14, 17-20):

Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re. Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici. Abram gli diede la decima di tutto. 

Dal passaggio della Genesi si evince che: 

Melchisedek significa: “re di giustizia”. 
Melchisedek è il re di Salem, quindi è il re di Gerusalemme. 
Salem significa “pace”, quindi Melchisedek è “re di pace”. 
È sacerdote del Dio Altissimo. 
Al Dio Altissimo offre pane e vino. 
Melchisedek è insieme sacerdote e re. 
Melchisedek benedice Abramo. 
Abramo gli consegna la “decima”, quindi riconosce la superiorità di Melchisedek. 

Ora vediamo il Salmo 110: 

Di Davide. Salmo. Oracolo del Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finchè io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi. Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: Domina in mezzo ai tuoi nemici. A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato. 
Il Signore ha giurato e non si pente: Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek. Il Signore è alla tua destra, annienterà i re nel giorno della sua ira. Giudicherà i popoli: in mezzo a cadaveri ne stritolerà la testa su vasta terra. Lungo il cammino si disseta al torrente e solleva alta la testa. 

Analizziamo il Salmo 110: 

Davide ascolta una conversazione tra YHWH e il Signore (il Messia), nella quale si dice che Cristo siederà alla destra del Padre, nel posto d’onore, fino alla sua seconda venuta, e in quel momento i suoi nemici saranno collocati sotto i suoi piedi. Durante il secondo avvento (il millennio), il Messia regnerà sulla terra da Sion (Gerusalemme), nel trono di David. Quindi Dio giura che il Messia, suo Figlio, sarà sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchisedek. 

Ora analizziamo il settimo capitolo della Lettera agli Ebrei. Vediamone i primi tre versi, dove si descrive la persona di Melchisedek: 

1 Questo Melchìsedek infatti, re di Salem, sacerdote del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall’avere sconfitto i re e lo benedisse; 2 a lui Abramo diede la decima di ogni cosa. Anzitutto il suo nome significa «re di giustizia»; poi è anche re di Salem, cioè «re di pace». 3 Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni nè fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre.

Qui l’autore della Lettera agli Ebrei amplia la descrizione di Melchisedek rispetto alle informazioni che si possono trarre dalla Genesi. Infatti aggiunge che Melchisedek è “senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni nè fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre”.

Analizzeremo presto il perchè Melchisedek viene presentato senza genealogia. Ma prima soffermiamoci sulle similitudini tra Melchisedek e Cristo. 
Innanzitutto Melchisedek è come Cristo “re di giustizia” e “re di pace”. Cristo è “re”, sia per discendenza regale, sia perchè regnerà durante il secondo avvento, (durante il millennio) e poi nell’eternità. Farà giustizia quando sconfiggerà per sempre Satana e quando giudicherà coloro che non hanno creduto nel suo nome e coloro che hanno fatto opere malvagie. Inoltre Cristo ha portato la pace a chiunque lo abbia accolto nel suo cuore, liberandolo dal giogo del peccato, e porterà la pace dopo la sua seconda venuta quando regnerà prima sulla terra e poi nell’eternità. 
Melchisedek offre pane e vino al Dio altissimo come archetipi del sacrificio finale e perfetto di Cristo che offrirà il suo corpo e il suo sangue (dei quali il pane e il vino sono gli archetipi), per espiare i peccati del mondo. Cristo è pertanto sacerdote finale e perfetto.

Facciamo un passo indietro e analizziamo il passaggio 5, 10 della Lettera agli Ebrei: 

essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.

In questo passaggio l’autore della Lettera agli Ebrei si riferisce a Cristo, che è stato proclamato sommo sacerdote da Dio, ma non secondo l’ordine levitico, ma secondo l’ordine di Melchisedek. 
Gesù Cristo non poteva essere un sacerdote secondo l’ordine levitico, in quanto nacque dalla tribù di Giuda, e non dalla tribù di Levi. Sia Melchisedek che Cristo erano re e sacerdoti, ed entrambi erano “re di giustizia” e “re di pace”. 
Ora soffermiamoci sul terzo verso: 

3 Egli, senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni nè fine di vita, fatto simile al Figlio di Dio, rimane sacerdote per sempre.

Melchisedek è presentato senza genealogia, e sacerdote in eterno, ma simile al Figlio di Dio e quindi non “esattamente uguale al Figlio di Dio”. Se l’autore della Lettera agli Ebrei ci avesse voluto comunicare che Melchisedek era “Figlio di Dio”, esattamente come Gesù Cristo, non avrebbe scritto: “fatto simile al Figlio di Dio”. 

Secondo alcuni teologi, come il dispensazionalista Charles Ryrie, Melchisedek era un uomo, esattamente come Cristo è anche uomo, ed è sacerdote in eterno in un modo a noi ignoto. Se però Melchisedek era un uomo, che non è morto, e vive in eterno, (come si evince dal verso 7, 8), si presume che sia asceso al cielo, ma su questo le Scritture tacciono. 

Secondo altri esegeti Melchisedek, non avendo genealogia ed espletando in eterno il suo compito di sacerdote archetipico, non può essere che un angelo, in quanto gli angeli non hanno genealogia e sono immortali. Come sappiamo gli angeli possono assumere forma umana. 

In ogni caso Melchisedek non era “il Figlio di Dio”, ma un suo archetipo. Ciò è provato innanzitutto dalla frase: “fatto simile al Figlio di Dio”, del terzo verso, ma anche dall’oggetto del sacrificio offerto al Dio altissimo: pane e vino da parte di Melchisedek, mentre Gesù Cristo offrì se stesso, la propria carne e il proprio sangue, come sacrificio finale e perfetto. Mentre l’offerta di Melchisedek al Dio altissimo aveva pertanto un valore archetipico e simbolico, l’offerta che Gesù Cristo fece a Dio, ossia il suo corpo e il suo sangue, ha un valore infinito, in quanto il Figlio stesso è Dio, ed è stata quindi sufficente ad espiare tutti i peccati. 
Il sacerdozio di Gesù Cristo è pertanto infinitamente superiore al sacerdozio di Melchisedek. 

Proseguiamo nell’analisi del settimo capitolo della Lettera agli Ebrei. 

4 Considerate dunque quanto sia grande costui, al quale Abramo, il patriarca, diede la decima del suo bottino. 5 In verità anche quelli tra i figli di Levi che assumono il sacerdozio hanno il mandato di riscuotere, secondo la Legge, la decima dal popolo, cioè dai loro fratelli, essi pure discendenti da Abramo. 6 Egli invece, che non era della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che era depositario delle promesse. 7 Ora, senza alcun dubbio, è l’inferiore che è benedetto dal superiore. 8 Inoltre, qui riscuotono le decime uomini mortali; là invece, uno di cui si attesta che vive. 9 Anzi, si può dire che lo stesso Levi, il quale riceve le decime, in Abramo abbia versato la sua decima: 10 egli infatti, quando gli venne incontro Melchìsedek, si trovava ancora nei lombi del suo antenato.

Dal quarto verso si evince che Abramo diede la decima a Melchisedek e quindi riconobbe la superiorità del Re di Salem. Nel quinto verso l’autore descrive che la decima era donata dai discendenti di Abramo ai loro fratelli sacerdoti. I sacerdoti tuttavia non erano i destinatari della decima ma i beneficiari. Destinatario finale è Dio, e il pagamento della decima era vero atto di adorazione per il Signore. 
Dal sesto all’ottavo verso l’autore torna a delineare la figura di Melchisedek. Nel sesto verso si specifica che Melchisedek, pur non essendo della stirpe di Abramo, prese da lui la decima e lo benedisse. Nel settimo verso si afferma che Melchisedek è quindi superiore ad Abramo. Nell’ottavo verso si specifica che, mentre il sacerdozio levitico o di Aronne era espletato da uomini mortali, e che quindi non era eterno, ma terminava con la morte del sacerdote che doveva essere rimpiazzato, il sacerdozio di Melchisedek è eterno, in quanto egli vive per sempre. Nei versi nono e decimo si ribadisce che in Abramo tutto il popolo di Dio è benedetto e paga la decima a Melchisedek. 

Continuiamo con l’analisi dei versi sucessivi (7, 11-17): 

11 Ora, se si fosse realizzata la perfezione per mezzo del sacerdozio levitico – sotto di esso il popolo ha ricevuto la Legge –, che bisogno c’era che sorgesse un altro sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek, e non invece secondo l’ordine di Aronne? 12 Infatti, mutato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un mutamento della Legge. 13 Colui del quale si dice questo, appartiene a un’altra tribù, della quale nessuno mai fu addetto all’altare. 14 È noto infatti che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda, e di essa Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio.
15 Ciò risulta ancora più evidente dal momento che sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, 16 il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile. 17 Gli è resa infatti questa testimonianza: 
Tu sei sacerdote per sempre
secondo l’ordine di Melchìsedek.

A partire dall’undicesimo verso si descrive che il sacerdozio levitico, durante il quale il popolo di Dio ricevette la Legge, non ha portato alla perfezione. Proprio per questo è stato necessario che sorgesse un sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek e non secondo l’ordine di Aronne. Quel sacerdote era Cristo. 
La Nuova Alleanza, il Nuovo Patto annunciato da Dio al profeta Geremia (cap. 31 dell’omonimo libro), sarà espletato da un nuovo sacerdozio, basato sull’ordine archetipico di Melchisedek e sarà fondato sul sacrificio finale e perfetto del nuovo e definitivo sacerdote, il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che offrirà se stesso per il perdono dei peccati. 
Dal dodicesimo al diciassettesimo verso, l’autore sviluppa il suo ragionamento, dimostrando che, un cambio nel sacerdozio, ossia dai sacerdoti levitici a Cristo, sacerdote eterno dell’ordine di Melchisedek, comporta necessariamente il mutamento della legge mosaica, sostituita dalla Grazia. Il Messia è il vero e definitivo sacerdote. Gesù Cristo è Messia proprio perchè è vero e definitivo sacerdote. 
In particolare nel quindicesimo e sedicesimo verso si attesta che il Messia è sacerdote a somiglianza di Melchisedek (il suo sacerdozio quindi non è uguale a quello di Melchisedek, ma vi somiglia, in quanto eterno), e che non è diventato sacerdote in seguito ad una legge prescritta dagli uomini o secondo discendenza carnale (come lo erano i discendenti di Aronne), ma l’origine del suo sacerdozio eterno è divina, viene direttamente da Dio che lo ha scelto sacerdote dall’eternità del passato quindi da sempre. La frase “per la potenza di una vita indistruttibile”, si riferisce a Dio in quanto la vita di Dio è indistruttibile. Questo verso si può anche leggere nel senso che il Messia, il cui sacerdozio eterno è sorto grazie alla potenza di una vita indistruttibile, ha dato se stesso per noi in modo che anche noi potessimo avere una vita indistruttibile, cioè eterna. 
Nel diciassettesimo verso si evince che Cristo non si è autoproclamato sacerdote, ma bensi è stato chiamato dal Padre al sacerdozio eterno, secondo l’ordine di Melchisedek. 

Vediamo i restanti versi del settimo capitolo (7, 18-28):

18 Si ha così l’abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità – 19 la Legge infatti non ha portato nulla alla perfezione – e si ha invece l’introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale noi ci avviciniamo a Dio. 20 Inoltre ciò non avvenne senza giuramento. Quelli infatti diventavano sacerdoti senza giuramento; 21 costui al contrario con il giuramento di colui che gli dice:
Il Signore ha giurato e non si pentirà:
tu sei sacerdote per sempre.
22 Per questo Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore.
23 Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perchè la morte impediva loro di durare a lungo. 24 Egli invece, poichè resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. 25 Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
26 Questo era il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli. 27 Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti, di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha fatto una volta per tutte, offrendo se stesso. 28 La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento, posteriore alla Legge, costituisce sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.

Nei versi diciottesimo e diciannovesimo si afferma che il sacerdozio levitico è stato abrogato. Il sacerdozio levitico era basato sulla Legge e sui sacrifici animali. Ciò non portava alla perfezione, perchè non trasformava la natura stessa dell’uomo. Con la Grazia però l’uomo ha una speranza migliore, perchè con la fede può ottenere la giustificazione (Lettera agli Efesini 2, 8). 
Nei versi venti e ventuno si specifica che i discendenti di Aronne assumevano il sacerdozio levitico senza giuramento, mentre il Messia è stato costituito sacerdote in seguito al giuramento del Signore (ci si riferisce al Salmo 110, 4). 
Nel ventiduesimo verso si afferma pertanto che Gesù è divenuto il garante di un’alleanza migliore. L’alleanza è migliore in quanto è perfetta, basata sul sacrificio finale e perfetto dell’Unigenito Figlio di Dio, con lo scopo di espiare tutti i peccati. 
Dal ventitreesimo al venticinquesimo verso si ribadisce un’altra diversità tra il sacerdozio levitico e il sacerdozio di Cristo. Mentre i sacerdoti levitici sono stati molti, in quanto essi, essendo mortali, morivano e venivano pertanto rimpiazzati da altri sacerdoti, Gesù Cristo, invece, è eterno, e il suo sacerdozio è pertanto eterno, senza sucessori. Proprio per questo Egli, può salvare coloro i quali si avvicinano a Dio attraverso di Lui. 
A partire dal ventiseiesimo verso, l’autore ci presenta la persona del sacerdote finale e perfetto, Gesù Cristo. L’autore afferma che vi era bisogno di un sommo sacerdote “santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli.” 
Santo in quanto Gesù Cristo è senza peccato, mentre i sacerdote levitici sono dei peccatori. Proprio perchè è santo Cristo è separato dai peccatori. Non che Gesù non volesse accostarsi ai peccatori; anzi lo fa per redimerli e portarli a Lui, ma è separato dalla loro condizione peccaminosa. 
Nel ventisettesimo verso si afferma che Cristo non ha avuto bisogno di offrire sacrifici per i propri peccati, in quanto Egli era esente dal peccato. E non ha avuto neppure bisogno di offrire ogni giorno sacrifici per i peccati del popolo, in quanto lo ha fatto una volta sola, offrendo se stesso, essendo Egli l’Agnello di Dio (Vangelo di Giovanni, 1, 29). Una sola morte, un solo sacrificio, una sola espiazione, una sola redenzione. Anche in seguito a questo fatto si evince che l’uomo muore una volta sola, e il sacrificio di Cristo è sufficiente per espiare i suoi peccati e quindi per ottenere la redenzione, la liberazione dei peccati e quindi, una futura Risurrezione di vita. 
Nel ventottesimo verso si ribadisce ancora una volta la differenza tra il sacerdozio levitico e il sacerdozio di Cristo. Con Aronne i sacerdoti erano uomini soggetti all’umana debolezza, ma in seguito al giuramento (Salmo 110, 4), il Figlio di Dio è costituito sacerdote perfetto ed eterno. 
Si può pertanto riassumere che gli autori biblici hanno presentato Melchisedek come archetipo sacerdotale di Gesù Cristo. In particolare l’autore della Lettera agli Ebrei ha voluto esprimere che il sacerdozio di Cristo, è superiore al sacerdozio levitico. Sia per il fatto che il sacerdote è eterno, al modo di Melchisedek, ma soprattutto perchè il sacerdote è Dio stesso (Vangelo di Giovanni 1, 1), che, nella persona del Figlio, ha offerto se stesso per la remissione dei peccati. Il valore salvifico del suo sacrificio è pertanto infinito ed è sufficente per espiare tutti i peccati. 

Yuri Leveratto

Illustrazione: Melkisedek offre pane e vino al Dio Altissimo. (Santa Maria Maggiore, Roma).

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