lunedì 4 settembre 2017

Le due interpretazioni della parabola del buon samaritano



Lo studio biblico è importante, ma se poi non si fa il primo passo nei confronti dell’altro, se non ci si fa “altro”, se non si tende la mano a nessuno e ci si chiude in se stessi, allora non ci si può  dire cristiani. 
Vediamo ora cosa ci dice Gesù del farsi “altro”, del farsi “prossimo”. Vediamo la parabola del buon samaritano e analizziamo anche un’interpretazione alternativa del racconto. 
Vediamo la parabola, dal Vangelo di Luca (10, 25-37):

Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Innanzitutto vediamo che il dottore della Legge risponde a Gesù unendo i passaggi di Deuteronomio 6, 5 e Levitico 19, 18.
Gesù gli dice che ha risposto bene, infatti Gesù non insegna niente di diverso dalla Torah. 
A questo punto però  il dottore della Legge chiede a Gesù chi è il prossimo. Normalmente il prossimo era il connazionale, però nel Levitico vi sono dei passaggi che incitano ad amare anche gli stranieri, in quanto per primo il popolo ebraico era stato straniero in terra d’Egitto. La linea di demarcazione su chi sia il nostro prossimo era comunque confusa. 
A tutto ciò  Gesù risponde con la nota parabola, dove il samaritano, certo non considerato “prossimo” dai giudei, ebbe compassione di un uomo che era stato derubato e picchiato da briganti. E’ il samaritano quindi che si fa “prossimo” nei confronti dell’uomo derubato e picchiato. 
In questo caso il samaritano esce dagli schemi convenzionali e si fa “prossimo”. Mentre il sacerdote e il levita non fecero nulla, e passarono oltre, il samaritano si fa guidare dalla compassione e, senza porsi domande, aiuta il bisognoso, senza chiedere nulla in cambio. 

Vi è anche un’interpretazione cristologica della parabola. L’uomo che è caduto vittima dei briganti è Adamo, che è caduto vittima del peccato. Si è fatto alienare, imbrigliare da una società che si basa sul profitto e non sull’amore. In pratica l’uomo spogliato, percosso e alienato che giace nella strada tra Gerusalemme e Gerico è l’immagine dell’umanità. 
Il sacerdote e il levita che passano oltre rappresentano le religioni, le culture, dalle quali non viene nulla di buono, se non rituali e liturgie. 
Il samaritano è invece Gesù Cristo, che era lontano prima dell’incarnazione, ma ora si è fatto carne per venire a prendersi cura della sua creatura ferita, l’uomo. 
Egli versa olio e vino sulle ferite del bisognoso, che rappresentano a loro volta l’unzione e il sacrificio di Cristo (con il suo sangue versato). 
Gesù poi conduce l’uomo nella locanda, che rappresenta la Chiesa. 
Il lettore della parabola, quindi, può vedere Cristo nel samaritano, e può vedere egli stesso nell’uomo moribondo, ma può anche volere di essere “samaritano” e quindi farsi altro nei confronti dei deboli, e quindi, così facendo, assomigliare a Cristo. 

Yuri Leveratto

Bibliografia: Joseph Ratzinger, Gesù di Nazaret

Immagine: Jan Wijnants, il buon samaritano (1670)

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