domenica 2 aprile 2017

La Lettera ai Romani: la religione non salva l’uomo


Nel secondo capitolo della Lettera ai Romani, dal dodicesimo al sedicesimo verso, Paolo di Tarso descrive che la Legge di Dio è conosciuta da tutti gli esseri umani. Nei versi successivi, l’Apostolo delle genti sviluppa il concetto che la religione, intesa come una serie di atti, riti, cerimoniali e liturgie, non può salvare l’uomo, che è invece salvo per Grazia di Dio per mezzo della fede (Lettera agli Efesini 2, 8).
Vediamo un primo, significativo passaggio, (Romani 2:17-24): 

Ora, se tu ti chiami Giudeo, ti riposi sulla legge, ti vanti in Dio, conosci la sua volontà, e sai distinguere ciò che è meglio, essendo istruito dalla legge, e ti persuadi di essere guida dei ciechi, luce di quelli che sono nelle tenebre, educatore degli insensati, maestro dei fanciulli, perchè hai nella legge la formula della conoscenza e della verità; come mai dunque, tu che insegni agli altri non insegni a te stesso? Tu che predichi: «Non rubare!» rubi? Tu che dici: «Non commettere adulterio!» commetti adulterio? Tu che detesti gli idoli, ne spogli i templi? Tu che ti vanti della legge, disonori Dio trasgredendo la legge? Infatti, com'è scritto: «Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri»” 

In questi versi Paolo di Tarso fa notare che gli israeliti, che pure avevano ricevuto una solida educazione, basata sui principi della Bibbia, vivevano in una sostanziale incoerenza. Molti di essi infatti lucravano con l’usura, con il commercio illegittimo, eppure si vantavano di essere i portavoci dell’unico e vero Dio. In pratica Paolo di Tarso descrive una sostanziale ipocrisia degli israeliti, che è stata già denunciata da Gesù Cristo nella parabola del fariseo e del publicano (Vangelo di Luca 18, 10-14).
Vediamo ora i passi successivi: Lettera ai Romani 2, 25-29):

La circoncisione è utile se tu osservi la legge; ma se tu sei trasgressore della legge, la tua circoncisione diventa incirconcisione. Se l'incirconciso osserva le prescrizioni della legge, la sua incirconcisione non sarà considerata come circoncisione? Così colui che è per natura incirconciso, se adempie la legge, giudicherà te, che con la lettera e la circoncisione sei un trasgressore della legge. Giudeo infatti non è colui che è tale all'esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio”.

Qui Paolo di Tarso si riferisce al rito della circoncisione, dichiarando apertamente che essa non da la salvezza. Questo concetto potrebbe essere rapportato anche ai cristiani non ebrei. I primi cristiani consideravno il battesimo come un rito necessario, ma non sufficiente per la salvezza. Per loro infatti la salvezza veniva solo in seguito al pentimento dei propri peccati e alla fede in Gesù Cristo e nel suo sacrificio sulla croce. 
Oggi molte persone vivono la loro fede riconoscendosi in una religione, e pensando che dopo aver compiuto certi riti e cerimonie, potranno accedere a Dio. Paolo di Tarso invece è molto chiaro: nessuna “religione”, può salvare l’uomo. Nessun insieme di riti, cerimoniali e liturgie può portare l’uomo al cospetto del Padre, soprattutto se il suo comportamento è ipocrita e non porta a un vero cambio interiore. Paolo di Tarso dichiara apertamente che la salvezza si ottiene aprendo le porte del proprio cuore a Gesù Cristo, e ricevendolo come proprio Signore e Salvatore. (1)

Yuri Leveratto

Nota: per approfondire: 
http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2017/01/la-lettera-ai-romani-la-salvezza-e-per.html

Immagine: uno dei più antichi affreschi di Paolo di Tarso rinvenuto in una chiesa nei dintorni di Efeso, risalente al IV secolo d.C.

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