sabato 4 febbraio 2017

Analisi critica del pensiero di Agostino d’Ippona



Molti studiosi descrivono Agostino d’Ippona come il più grande filosofo del Cristianesimo, colui che riuscì a fare da cerniera tra il platonismo e il Cristianesimo. Ciò fu sicuramente vero, ma altri studiosi lo dipingono come il creatore di vari dogmi aggiunti e non presenti nel Nuovo Testamento, come il sostenitore della predestinazione assoluta e come un apologista del cosidetto “ibrido costantiniano”, il sistema di potere creato da Costantino, che influenzò in negativo tutto il mondo occidentale nei successivi quindici secoli, quindi almeno fino al periodo dell’Illuminismo. 
Per comprendere il pensiero di Agostino d’Ippona (354-430 d.C.), bisogna necessariamente studiare il periodo storico post-costantiniano durante il quale il filosofo ha vissuto. 
Esso fu caratterizzato da un graduale ritorno a concetti tipici dell’Antico Testamento e da un progressivo sincretismo tra il Cristianesimo e alcuni culti pagani. 
Come sappiamo l’imperatore Costiantino aveva reso lecita la religione cristiana nel 313 d.C. (editto di Milano). Questo fatto storico di enorme importanza aveva segnato un cambio fondamentale nella storia del Cristianesimo, sia dal punto di vista dell’attitudine del cristiani, sia dal punto di vista di come il Cristianesimo si sarebbe poi lentamente trasformato, in seguito ad alcuni sincretismi con culti pagani. 
I cristiani, che erano stati perseguitati per circa 280 anni, passarono lentamente a far parte del potere. Costantino aveva bisogno però di cementare la fede cristiana in modo da unificare l’impero sotto un’unica religione. Egli cavalcò astutamente le tesi della componente originale e maggioritaria del Cristianesimo, quella Apostolica. Le altre correnti, come quelle ariane o gnostiche furono avversate perché ritenute pericolose per l’unità dell’impero. Durante il Concilio di Nicea, che Costantino presiedette, fu redatto il Credo, una preghiera non biblica alla quale però fu riconosciuto valore quasi scritturale. Era l’inizio del cosidetto “ibrido costantiniano”, il periodo durante il quale il Cristianesimo si abbracciò con il potere imperiale e fu poi sincretizzato con alcuni culti pagani. 
Innanzitutto nel 336 d.C. vi fu la fissazione del 25 dicembre come data di nascita di Gesù Cristo. Come sappiamo nei Vangeli non vi è traccia di questa data, ma essa fu introdotta in modo da far coincidere il giorno del sol invictus, che era un culto pagano al sole, con il culto a Gesù. 
A Roma ed in altre città dell’impero vi era il culto della dea madre, impersonificato nella dea egizia Iside. Lentamente questo culto fu sostituito con il culto a Maria anche in seguito al pensiero di Agostino, come vedremo più avanti nell’articolo, fino a giungere al 431 d.C., quando i teologi cattolici sancirono il titolo di “teotokos” per Maria, ovvero “Madre di Dio”. 
Durante questi anni i cristiani pensavano che Dio stesse inaugurando una nuova età dell’oro nella quale essi erano liberi da persecuzioni e avrebbero potuto vivere nel lusso, abbracciati con il potere mondano. Siccome però non trovarono alcun passaggio nel Nuovo Testamento per giustificare questo periodo, retrocedettero all’Antico Testamento, ossia al modello teocratico di re Salomone. Nell’ibrido costantiniano vi fu pertanto un ritorno a certi modelli di vita che erano tipici dell’Antico Testamento, e non del Nuovo Testamento. 
Per esempio, mentre i Vangeli propongono un messaggio di allontanamento dai beni materiali, nall’Antico Testamento non vi era questo messaggio. Pertanto per i cristiani dell’ibrido, era consentito cercare di accrescere le proprie ricchezze. 
Anche per quanto riguarda i giuramenti vi fu un ritorno all’Antico Testamento. Mentre nel Nuovo Testamento non erano leciti i giuramenti, in quanto si presupponeva che i cristiani dicessero sempre la verità, nell’ibrido si instaurarono nuovamente i giuramenti, che si convertirono nel pilastro della società romana e medievale. 
Ma uno dei punti più importanti dell’ibrido fu l’abbandono del concetto di non violenza insaturato da Cristo. L’amore persino per i nostri nemici fu lentamente abbandonato e si tornò a concetti tipici dell’Antico Testamento, come “occhio per occhio e dente per dente”. 
Agostino si inserì molto bene nell’ibrido costantiniano, infatti anticipò il concetto della guerra giusta e altri dogmi che supportarono il sincretismo con culti pagani. 
Innanzitutto Agostino introdusse il concetto di guerra giusta. Vediamo una sua citazione tratta dal libro "Contro Fausto Manicheo", Libro 22, 74, (1): 

"Cosa infatti si biasima nella guerra? Forse il fatto che muoiano quelli che sono destinati a morire, perché i destinati a vivere siano sottomessi nella pace? Obiettare questo è proprio dei paurosi, non dei religiosi. Il desiderio di nuocere, la crudeltà della vendetta, l'animo non placato e implacabile, la ferocia della ribellione, la brama di dominare e simili: è questo che a ragione si biasima nelle guerre. È soprattutto per punire a buon diritto simili cose che le guerre vengono intraprese dai buoni, per ordine di Dio o di qualche altro potere legittimo, contro la violenza di chi si oppone, quando essi vengono a trovarsi in una congiuntura delle umane vicende tale che la situazione stessa li costringe giustamente o a ordinare qualcosa di simile o ad eseguirlo". 

Vediamo anche questo passaggio de La città di Dio, (1, 21):

Lo stesso magistero divino ha fatto delle eccezioni alla legge di non uccidere. Si eccettuano appunto casi d'individui che Dio ordina di uccidere sia per legge costituita o per espresso comando rivolto temporaneamente a una persona. Non uccide dunque chi deve la prestazione al magistrato. È come la spada che è strumento di chi la usa. Quindi non trasgrediscono affatto il comandamento con cui è stato ingiunto di non uccidere coloro che han fatto la guerra per comando di Dio ovvero, rappresentando la forza del pubblico potere, secondo le sue leggi, cioè a norma di un ordinamento della giusta ragione, han punito i delinquenti con la morte. Così Abramo non solo non ha avuto la taccia di crudeltà ma è stato anche lodato per la pietà perché decise di uccidere il figlio non per delinquenza ma per obbedienza. E a buona ragione si discute se si deve considerare come comando di Dio il caso per cui Iefte sacrificò la figlia che gli andò incontro, giacchè aveva fatto voto di immolare a Dio l'essere che per primo gli fosse andato incontro dopo la vittoria. Non altrimenti è scusato Sansone per il fatto che si fece schiacciare assieme ai nemici nel crollo della casa, giacchè una ispirazione divina, che per suo mezzo compiva prodigi, glielo aveva comandato interiormente. Eccettuati dunque questi casi, in cui una giusta legge in generale o in particolare Dio, sorgente stessa della giustizia, comandano di uccidere, è responsabile del reato di omicidio chi uccide se stesso o un altro individuo.

In realtà Agostino non fu il creatore della dottrina della “guerra giusta”. Fu Tommaso d’Aquino che, in pieno Medio Evo, giustificò la guerra come un mezzo per raggiungere un fine. Vediamo a tale proposito questa citazione di Tommaso d’Aquino (2): 

« In contrario, sant'Agostino afferma: "Quando s'intraprende una guerra giusta, ai fini della giustizia non interessa nulla che uno combatta in campo aperto o con imboscate". Agostino lo dimostra con l'autorità del Signore, che comandò a Giosuè di preparare un'imboscata agli abitanti di Ai. »

Come vediamo Tommaso cita Agostino, che fece enfasi in un episodio dell’Antico Testamento. 
I criteri della “guerra giusta” sono una chiara violazione degli insegnamenti di Gesù Cristo. Il Messia ha detto che non dobbiamo resistere al malvagio, come si nota nel Vangelo di Matteo (5, 39-42): 

Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pòrgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 

Naturalmente Agostino considerava che la guerra giusta potesse essere dichiarata solo dallo stato, ma così facendo stava dando allo stato il potere di sostituirsi a Dio, ovvero di andare contro le parole di Gesù Cristo, se fosse stato conveniente e opportuno. Questi scritti di Agostino hanno influenzato i teologi successivi, come Tommaso d’Aquino, e tutto il periodo medievale. 
Soffermiamoci adesso sul concetto di “Immacolata Concezione” di Maria, la madre di Gesù. Sappiamo che questo dogma fu introdotto nel 1854 e si riferisce al fatto che Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Non voglio entrare nel merito di questo dogma, ma qui voglio sottolineare l’influenza che ebbe Agostino su di esso. Ecco il cap. 42 dell’opera di Agostino “Natura e Grazia”: 

Poi ricorda coloro "dei quali si dice non solo che non peccarono, ma che vissero anche santamente: Abele, Enoch, Melchisedech, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Gesù di Nave, Finees, Samuele, Natan, Elia, Eliseo, Michea, Daniele, Anania, Azaria, Misaele, Ezechiele, Mardocheo, Simeone, Giuseppe di cui era sposa la vergine Maria, Giovanni". Aggiunge pure delle donne: "Debora, Anna madre di Samuele, Giuditta, Ester, l'altra Anna figlia di Fanuel, Elisabetta" e anche la stessa Madre del Signore e Salvatore nostro, e di essa dice "che va necessariamente riconosciuta senza peccato dal nostro senso religioso". Escludiamo dunque la santa vergine Maria, nei riguardi della quale per l'onore del Signore non voglio si faccia questione alcuna di peccato. Infatti da che sappiamo noi quanto più di grazia, per vincere il peccato sotto ogni aspetto, sia stato concesso alla Donna che meritò di concepire e partorire colui che certissimamente non ebbe nessun peccato? Eccettuata dunque questa Vergine!, se avessimo potuto riunire tutti quei santi e quelle sante durante la loro vita terrena e interrogarli se fossero senza peccato, quale pensiamo sarebbe stata la loro risposta? Quella che dice costui o quella dell'apostolo Giovanni? Lo chiedo a voi. Per quanto grande potesse essere la loro santità nella vita corporale, alla nostra eventuale domanda non avrebbero forse gridato ad una sola voce: Se dicessimo di essere senza peccato, inganneremmo noi stessi e la verità non sarebbe in noi ? O forse risponderebbero in questo modo più per umiltà che per verità? Ma a costui già piace, e gli piace con ragione, "di non mettere il pregio dell'umiltà dalla parte della falsità". Allora, se quei santi nella loro risposta dicessero la verità, sarebbero peccatori e la verità sarebbe in essi, proprio per il loro umile riconoscimento. Se al contrario mentissero, sarebbero ugualmente peccatori, perché in essi non ci sarebbe la verità. 

Come vediamo fu Agostino che anticipò la creazione di questo dogma, ossia che Maria fu esente dal peccato fin dal suo concepimento. Ma ciò contraddice in modo particolare questo passaggio del Vangelo di Luca (1, 46-47): 

Allora Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

Maria disse “Dio, mio salvatore” e pertanto anche ella, essendo salvata, fu salvata dal peccato. 
Agostino introdusse anche il concetto che i bimbi non battezzati sarebbero condannati per tutta l’eternità. Vediamo a tale proposito questa sua citazione dal libro “Il castigo e il perdono dei peccati e il battesimo dei bambini (1, 20, 28):  

C'è a proposito anche quest'altro testo: Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio, ha la vita eterna; chi non crede al Figlio, non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui. In quale dunque di queste categorie metteremo i bambini? In quella di coloro che credono nel Figlio o in quella di coloro che sono increduli al Figlio? "In nessuna delle due, dirà qualcuno, perché, non potendo credere ancora, non sono da computarsi nemmeno come increduli". Non dà questa indicazione la regola ecclesiastica che conta i bambini battezzati nel numero dei fedeli. I bambini che si battezzano, per la virtù e la celebrazione di un cosi grande sacramento, pur non facendo essi con il loro cuore e con la loro bocca ciò che concerne la fede da possedere interiormente e da professare esteriormente, sono tuttavia computati nel numero dei credenti. Certamente quei bambini ai quali è mancato il sacramento devono considerarsi tra coloro che non credono al Figlio e quindi, se usciranno dal corpo privi della grazia di questo sacramento, subiranno la conseguenza già detta: Non avranno la vita, ma l'ira di Dio incombe su di loro. Da che viene questo, se, essendo chiaro che non hanno peccati propri, essi non sono nemmeno implicati nella colpa del peccato originale?

L’usanza di battezzare il bimbo appena nato, introdotta da Agostino, era in contrasto con il battesimo biblico. In generale per i primi cristiani il battesimo non era visto come un rituale magico che potesse salvare una persona, a meno che non fosse accompagnato dalla fede in Gesù Cristo e dal vero pentimento dei propri peccati. In pratica il battesimo attuato senza fede, non aveva alcun valore.
Il battesimo (la cui etimologia deriva dal greco “immersione”), veniva attuato immergendo completamente la persona nell’acqua, la quale, una volta emersa dichiarava “Io credo che Gesù Cristo è Figlio di Dio” (Atti, 8, 37). L’immersione è un simbolo del “scendere nella tomba” dell’uomo vecchio, e l’emersione è un simbolo della “rinascita” dell’uomo nuovo in Cristo. I primi cristiani quindi sostevano che i bambini non battezzati che morivano nell’infanzia potevano salvarsi. 
Agostino ha introdotto anche il concetto non biblico che i morti si possono beneficiare del sacrificio dell’eucarestia. Vediamo a tale proposito questo passaggio del "Manuale sulla fede, speranza e carità" (cap. 110).

Non si deve nemmeno negare che le anime dei defunti ricevono sollievo dalla pietà dei propri cari che sono in vita, quando viene offerto per loro il sacrificio del Mediatore o si fanno elemosine nella Chiesa. Tutto questo però giova a quanti in vita hanno acquisito meriti che consentissero in seguito di ricavarne vantaggio. C’è infatti un tipo di condotta non così buono da non richiedere questi suffragi dopo la morte, nè così cattivo da non ricavarne giovamento dopo la morte; ve n’è poi uno talmente buono da non richiederne e viceversa uno talmente cattivo da non potersene avvantaggiare, una volta lasciata questa vita. È in questa vita perciò che si acquista ogni merito, che consente a ciascuno di ricavarne sollievo o oppressione. Nessuno però s’illuda di guadagnarsi presso Dio, al momento della morte, quanto ha trascurato quaggiù. Quindi tutte le pratiche solitamente raccomandate dalla Chiesa a favore dei defunti non sono contrarie all’affermazione dell’Apostolo: Tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Dio, ciascuno per ricevere la ricompensa per quanto ha fatto finchè era nel corpo, sia in bene che in male; anche il merito di potersi giovare di queste cose, infatti, ciascuno se l’è procurato finchè viveva nel corpo. Ma non tutti se ne giovano: e perché mai, se non perché ciascuno ha condotto, finchè era nel corpo, una vita diversa? Ora, dal momento che vengono offerti sia i sacrifici dell’altare sia di qualunque altra elemosina, essi rendono grazie per chi è veramente buono; intercedono per chi non è veramente buono; per chi poi è veramente cattivo, non potendo in alcun modo aiutare i morti, cercano in qualche modo di consolare i vivi. Per quanti poi se ne giovano, il giovamento comporta o la piena remissione o almeno la possibilità di una condanna più tollerabile.

Secondo la Bibbia non ha valore pregare o chiedere intercessioni per i morti. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera agli Ebrei (9, 27-28):

E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l'aspettano per la loro salvezza”.

In ultima analisi consideriamo ciò che insegnò Agostino sul concetto di salvezza.
Durante la vita di Agostino ci fu un monaco britannico di nome Pelagio che sosteneva che non vi sia necessità della Grazia divina: l’uomo è capace da solo di scegliere il bene. In pratica per Pelagio l’uomo con il libero arbitrio sarebbe capace di salvarsi. 
La posizione di Pelagio era contraria al Cristianesimo apostolico secondo il quale nessuno, senza la Grazia, può salvarsi. Tuttavia i primi cristiani hanno sempre sostenuto che i credenti hanno comunque un ruolo nella loro salvezza. Vediamo a tale proposito questo passaggio della Lettera agli Efesini (2, 8-9):

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinchè nessuno se ne vanti;

Secondo questo passaggio neo-testamentario il credente si salva per Grazia e per fede. Egli deve essere disposto a rinunciare al mondo e portare la sua croce. Quindi, la salvezza dell’uomo viene, secondo la Bibbia, da Dio, ma anche dall’uomo. 
Agostino, per controbbattere le tesi di Pelagio sostenne l’esatto opposto, ossia che in seguito alla caduta di Adamo, l’uomo è completamente incapace di salvarsi. Inoltre l’uomo non è libero di scegliere se credere o no, ma dipende totalmente dalla Grazia di Dio. Dio è colui che decide se salvare una persona o condannarne un’altra. Secondo Agostino, prima della creazione del mondo, Dio ha predestinato chi sarebbe stato salvo e chi sarebbe stato condannato. Inoltre, sempre secondo Agostino, nessuno può fare nulla in questa vita per modificare questa situazione: gli eletti non possono perdere la salvezza, mentre i non eletti non possono guadagnarla. Questi concetti sono stati espressi nel suo libro “la predestinazione dei santi” (3).
E’ vero che il concetto di predestinazione è biblico, nel senso che Dio essendo onniscente conosce fin da prima della creazione chi si salverà e chi no (come si evince dalla Lettera ai Romani 8, 29-30), ma è anche vero che Dio ha dato all’uomo la possibiltà di scelta. Se l’insegnamento dogmatico di Agostino fosse giusto quale sarebbe stato il senso di questi passaggi dei Vangeli? 

Vangelo di Matteo (7, 21-27):

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».

Per quale motivo ci avrebbe esortato a costruire la nostra casa sopra la roccia se la decisione della nostra salvezza o della nostra condanna fosse stata già presa da Dio prima della creazione del mondo?

Vangelo di Matteo (9, 13):

“Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato”

Per quale motivo Gesù ci avrebbe avvertito di perseverare fino all’ultimo se non ci fosse nulla che noi potremmo fare per perseverare?
Ed inoltre, per quale motivo Gesù ha ordinato agli Apostoli di portare il Vangelo a tutte le nazioni, se la predicazione degli Apostoli non poteva cambiare nulla in riferimento alla salvezza o alla condanna delle persone?
Inoltre, per quale motivo Agostino sosteneva che gli eretici come Pelagio dovevano essere perseguitati e messi a tecere? Secondo la logica di Agostino gli eletti non possono perdere la salvezza mentre i non eletti non possono guadagnarla, quindi gli insegnamenti di Pelagio non avrebbero potuto fare alcun danno. 
Come vediamo Agostino d’Ippona, il grande filosofo che riuscì a completare e superare il platonismo, interpretandolo come un preambolo al Cristianesimo, contribuì anche all’introduzione di dogmi e concetti non propriamente biblici, che influirono in negativo per molti secoli sulla civiltà occidentale. 

Yuri Leveratto

Immagine: Agostino d'Ippona, Botticelli.

Note:

1-http://www.augustinus.it/italiano/contro_fausto/index2.htm
2 Somma teologica,  IIª-IIae q. 40 art. I
3-La predestinazione dei santi cap. 16-19

17 commenti:

  1. Ciao Yuri,
    mi hai chiesto un parere e con molto piacere ti scrivo la mia impressione.

    Apprezzo la pacatezza e la sobrietà del tuo linguaggio, ma devo dirti che, seppur ben argomentate, le tesi dell'articolo sono alquanto deboli. Ti dico questo perché già dalla premessa storica che fai noto delle grosse imprecisioni che mettono in serio dubbio la validità della tesi dell'"ibrido costantiniano".

    Ad esempio non è affatto vero che Costantino volesse utilizzare la fede cristiana per cementare l'impero. Basti pensare che a quel tempo gli storici calcolano la consistenza cristiana dell’impero non più del 10% degli abitanti (Paul Veyne, 2008).

    Non è neppure vero che Costantino volesse favorire il cattolicesimo, la Grande Chiesa Apostolica, rispetto all'arianesimo o allo gnosticismo. Costantino non capiva assolutamente niente di teologia, fu battezzato dall'ariano Eusebio di Nicomedia che lo convinse anche a rinnegare il credo niceno facendolo abolire nel Concilio di Tiro, del 335, da lui voluto.

    Per approfondire i temi su Costantino ti consiglio questi due miei articoli:
    http://luis-apologeticon.blogspot.it/2016/10/parte-xiii-costantino-e-la-chiesa.html
    http://luis-apologeticon.blogspot.it/2012/01/costantino-e-il-cristianesimo.html

    Quanto al 25 dicembre non si tratta di alcun sincretismo, infatti nelle celebrazioni del Natale i cattolici festeggiano la nascita di Gesù bambino, la Sapienza di Dio che s'incarna per la salvezza di tutti gli uomini. Non c'è traccia di alcun Sol Invictus. E la stessa cosa vale per il culto mariano infatti all'epoca di Costantino, cioè IV secolo, la venerazione di Maria esisteva già da tre secoli. Non può, quindi, essere considerata un sincretismo portato da Costantino.

    La tesi dell'"ibrido costantiniano" non ha valore anche in considerazione del fatto che Costantino non favorì mai il Cristianesimo rispetto al paganesimo limitandosi a concedere al Cristianesimo gli stessi privilegi di cui il paganesimo già disponeva (P. Veyne "Quando l'Europa è diventata cristiana" Garzanti, Milano 2008, p.92).

    segue

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  2. continua

    Quanto alla "guerra giusta" Sant'Agostino e San Tommaso parlano solamente di un estremo mezzo per ripristinare e/o difendere la pace e la giustizia. Il Vangelo è per la pace, ma non è pacifista, è un codice di vita per la santificazione dell'individuo al quale sono rivolti i consigli della non resistenza al male, ma i medesimi precetti e consigli non possono essere trasferiti alla vita collettiva, cioè allo Stato, senza che ne segua l'impunità dei malvagi e la disgregazione sociale. San Tommaso affermava chiaramente: "pure coloro i quali fanno la guerra, la fanno soltanto in vista della pace".

    Quanto al battesimo dei bambini, quella di Sant’Agostino è solo una sua opinione. C’è da considerare che l’Ipponate fu indotto ad affermare che i bambini che muoiono senza battesimo sono consegnati all’inferno proprio per ribattere a Pelagio. Costui, secondo Agostino, intaccava la fede in Gesù Cristo, unico Mediatore (1 Tm 2,5) e la necessità della grazia salvifica che egli ci ha ottenuto sulla croce. Ma tale pensiero non è mai entrato nelle definizioni dogmatiche del Magistero della Chiesa Cattolica. Questo insegna che Dio vuole la salvezza di tutti gli esseri umani e ciò consente di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza battesimo. Per approfondimenti sul battesimo dei bambini ti consiglio questo mio articolo:
    http://luis-apologeticon.blogspot.it/2012/01/il-battesimo-dei-bambini.html

    Quanto al tema dell’intercessione per i morti il discorso è molto lungo perché bisognerebbe parlare anche della faccenda del Canone Biblico. Comunque posso dirti che Agostino, come tutti i cristiani di allora, reputava ispirato dallo Spirito Santo l’Antico Testamento nella versione cosiddetta dei “settanta” dove è giustificato l’esercizio dell’intercessione per i morti in tutto il II libro dei Maccabei. Agostino, quindi, non inventava niente. In Ebrei 9, 27-28 viene affermato che la salvezza di Dio si compirà nella parusia del Figlio, cioè dopo la morte di ognuno, ma non specifica quando. In Mt 12, 32 infatti viene affermato che: “A chiunque parlerà male del Figlio dell`uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro”. Quindi esiste la possibilità di un perdono dopo la morte.

    Infine la predestinazione. Ciò che hai scritto in proposito non è esatto. Agostino non ha mai rinnegato il libero arbitrio dell’uomo, ma ha considerato la “predestinazione” come la prescienza e la preparazione di tutti i benefizi di Dio, prevista dall’inizio dei secoli, per tutti coloro che vivranno santamente (“Dono della Perseveranza” cap. VII). Agostino dice chiaramente che coloro che cadranno “è perché Dio aveva previsto che sarebbero caduti, e non perché furono predestinati a questo […] La predestinazione non è per nessuno causa di cadere” (Art. XII, in artico sibi falso impositis).
    anche qui ti consiglio un mio articolo sul tema:
    http://luis-apologeticon.blogspot.it/2012/02/cristianesimo-e-predestinazione.html

    Scusa la lunghezza del mio commento. Ti saluto ancora.
    Luis

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    1. Ti ringrazio Luigi, in effetti sono poche le persone con le quali si può argomentare pacatamente nel rispetto delle posizioni altrui. Anche io ti rispondo in due commenti. Nel cosidetto ibrido costantiniano, vi è stato, a mio parere, un ritorno a certe pratiche tipiche dell’Antico Testamento, come il giurare, il ricorso alla forza, l’arricchimento personale. Quindi definire il periodo post-costantiniano come un “ibrido” a mio parere non è errato, in quanto si è tentata una sintesi tra i precetti di Gesù e la forma mentale dell’Antico Testamento. Non c’è stato un deciso slancio verso il Regno di Dio, ma un ritorno ad alcune pratiche vetero-testamentarie.
      I fatti comunque dimostrano che Costantino ha osteggiato la diffusione del pensiero di Ario nel 325 e ha confermato la fede cristiana apostolica con la stesura del Credo. Il fatto che poi prima di morire egli si sia fatto battezzare dall’ariano Eusebio di Nicomedia, non è in discussione. Ma il Credo era già stato redatto e fu confermato e ampliato con il simbolo Niceno-Costantinopolitano nel 381 d.C.
      Ho letto che non avalli la tesi del sincretismo della nascita di Gesù con il sol invictus, beh in questo caso non sono io a contraddirti, ma il Vaticano stesso, leggiamo infatti cosa vi è scritto in questa pagina ufficiale della Santa Sede:

      “Nella cristianità la festa del Natale ha assunto una forma definita nel IV secolo, quando essa prese il posto della festa romana del “Sol invictus”, il sole invincibile;

      (http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20091223.html)

      Poi, sulla venerazione di Maria: possibilmente alcuni gruppi di cristiani del II e III secolo hanno evidenziato il santo ruolo della madre di Gesù, ma è evidente che nessuno di essi la considerava “Madre di Dio” e senza peccato (anche considerando il verso del Vangelo di Luca 1, 46-47). Analizzando gli scritti di Agostino (cap. 42 dell’opera di Agostino “Natura e Grazia”), si evince che fu lui a creare il terreno fertile per il successivo dogma del 431 d.C. (ossia “Maria è Madre di Dio”).

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    2. Per quanto concerne la “guerra giusta” tu scrivi:

      “Il Vangelo è per la pace, ma non è pacifista, è un codice di vita per la santificazione dell'individuo al quale sono rivolti i consigli della non resistenza al male, ma i medesimi precetti e consigli non possono essere trasferiti alla vita collettiva, cioè allo Stato”.

      Beh, allora a mio modesto parere stai mettendo lo Stato in una posizione maggiore di Dio. Se lo Stato ordina al cittadino di andare alla guerra, secondo il tuo ragionamento il cittadino deve andare alla guerra, senza porsi domande o dubbi al riguardo. Ma molte volte lo Stato fa delle scelte assolutamente errate, pensiamo all’ARMIR per esempio. Ma anche recentemente, pensiamo all’ingiusta invasione degli USA in Irak. Insomma voglio farti notare che le leggi dello Stato devono essere rispettate solo quando esse non vadano contro i precetti di Dio. E Dio è chiaro con il sesto comandamento (Esodo 20, 13), “non uccidere”. Comandamento confermato ed ampliato da Gesù con la frase “amate i vostri nemici” (Vangelo di Matteo 5, 44).
      Mi dici poi che per quanto riguarda il battesimo dei bambini quella di Agostino era solo un’opinione. Ma era un’opinione non biblica, in quanto secondo la Bibbia ci si salva per Grazia e fede, non ci si salva con il battesimo. Il ladrone sulla croce non fu battezzato, eppure si salvò per fede. Invece Agostino ha influenzato tutto il mondo occidentale sostenendo che i bambini non battezzati che per casualità morivano, sarebbero andati all’inferno.
      La tesi della lettura del Libro dei Maccabei da parte di Agostino, e che lo avrebbe ispirato a sostenere le tesi sull’intercessione per i morti, è molto debole. Infatti Gesù ha confermato il Tanakh e non i libri dei Maccabei. Le citazioni del Tanakh nel Nuovo Testamento sono: 53 in Matteo, 36 in Marco, 25 in Luca e 20 in Giovanni. Non vi sono citazioni del Libro dei Maccabei.
      Per quanto riguarda le tesi di Agostino sulla predestinazione assoluta: vediamo questa frase di Agostino: “Cerchiamo di capire dunque in che consista la chiamata che crea gli eletti, i quali non sono eletti perchè hanno creduto, ma sono eletti perchè credano”. Solo da questa frase si evince che l’uomo non ha libero arbitrio, ossia “è stato elletto affinche creda”. (Predestinazione dei santi, 17, 34). (http://www.augustinus.it/italiano/predestinazione_santi/index2.htm). Da tutto il capitolo 17, 34 si evince che Agostino non considera il concetto del libero arbitrio che porta alla fede o al ripudio di essa. In ogni caso ti ringrazio e leggerò gli articoli che mi hai consigliato. Buon Anno 2017!

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  3. Ciao, non voglio tirarla troppo per le lunghe, tu hai le tue convinzioni e va bene così.

    Preciso solo alcuni punti per maggiore chiarezza:

    1) I primi cristiani provenivano dall'ebraismo, quindi tenevano in gran conto l'Antico Testamento. Anche Paolo ha insegnato ai gentili, cioè i cristiani provenienti dal paganesimo, il rispetto per la radice ebraica. Nel II secolo tutta la Chiesa si ribellò a Marcione che propose di eliminare l'AT. Quindi presso i cristiani è sempre stato grandemente considerato l'AT, e non solo nel IV secolo.
    La Scrittura antica che leggevano Gesù e gli apostoli era la versione dei "settanta" e questa conteneva i libri dei Maccabei.

    2) Costantino non ha osteggiato il credo Ariano. Ha solamente indetto un Concilio (Nicea) per dirimere una questione interna alla Chiesa.

    3) E' vero che la data del Natale, il 25 dicembre, è stata scelta per sostituire la festa del Sol invictus, ma si trattò solo di una sostituzione. Il nuovo sole è Gesù che nella stessa Scrittura è considerato il Sole di Giustizia.

    Grazie per la pazienza e ancora ciao.

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    1. Grazie a te per i tuoi commenti.
      1-Non nego che si leggessero il libri dei Maccabei nel I secolo, ma nei Vangeli ci sono 134 citazioni del Tanakh e nessuna dei Maccabei.
      2-Costantino ha osteggiato il credo ariano: leggiamo infatti cosa c'é scritto nella Treccani: "Ottenuta l'unione, Costantino pensò a imporla: i vescovi che non avevano sottoscritto e Ario furono mandati in esilio; con essi anche Eusebio di Nicomedia e Teognide di Nicea."----(http://www.treccani.it/enciclopedia/arianesimo_(Enciclopedia-Italiana)/). Il fatto che poi prima di morire egli si sia fatto battezzare dall’ariano Eusebio di Nicomedia, conferma proprio che egli stesso si contraddiceva, e le sue scelte erano dettate da calcoli politici, piuttosto che da convinzioni personali.

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    2. Quindi per te è canonico solo ciò che è citato da Gesù e dagli Apostoli? Non è quindi canonica la parte del Tanakh non citata. A me, con tutto il rispetto, ciò sembra assurdo.

      Costantino non capiva niente di teologia e non osteggiò sempre l'arianesimo. Prova ne è il fatto che fece indire un Concilio a Tiro nel 335 che riabilitò l'arianesimo.

      Un saluto.

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    3. Ciao Luigi. Gesù ha confermato il Tanakh in decine di frasi. Se vuoi te le elenco una a una. Quindi tutto il Tanakh e' valido. Mentre nessuna frase del libro dei Maccabei viene riportata da Gesu' o dai suoi Apostoli. E' un dato di fatto. Quindi se Agostino si e' basato sul libro dei Maccabei per confermare una sua teoria, ha fatto teologia senza basarsi sul Tanakh (ne sulle parole di Cristo), ma basandosi su altri libri. Inoltre, tutto cio' conferma la tesi dell'ibrido costantiniano. Ossia la tesi che il teologi post-costantiniani (dei quali Agostino fu il massimo esponente) si rifacevano a concetti tipici dell'Antico Testamento (o di libri deuterocanonici), per avallare la loro teologia. L'ibrido fu pertanto una fusione tra concetti espressi da Gesu' e ribadidi dagli Apostoli ed Evangelisti nel Nuovo Testamento, e tra concetti vetero-testamentari.

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  4. Caro Yuri, tu continui a parlare di Tanakh, ma penso saprai che tale termine indica l'insieme dei testi sacri per l'ebraismo. Gesù e gli Apostoli citarono la "LXX" e non il Tanakh, semplicemente perché un canone ebraico ancora non esisteva. E la LXX contiene anche i libri dei Maccabei. Quindi Sant'Agostino citando tali libri non faceva altro che utilizzare la "LXX", la stessa versione, perché allora l'unica, conosciuta da Gesù e dagli apostoli. A mio avviso questo dato sconfessa l'ipotesi dell'ibrido Costantiniano.
    Un saluto

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    1. Grazie Luigi dei tuoi commenti nel mio sito. E’ improprio sostenere che “il canone ebraico non esisteva ai tempi di Cristo”. I manoscritti del mar morto, scritti dal 408 a.C. al 318 a.C., provano che il canone del Tanakh era già formato nel terzo secolo prima di Cristo. I libri dei Maccabei sono stati scritti tra il 140 a.C. e il 120 a.C. e non sono stati inclusi nel Tanakh. Continui a scrivere che Gesù e gli Apostoli citarono la "LXX” e non il Tanakh. Ma la LXX è una traduzione greca del Tanakh. Dove sarebbero nel Nuovo Testamento le citazioni dei Libri dei Maccabei? Me le potresti mostrare per favore? Se Agostino di Ippona si è basato sull’Antico Testamento e sui libri dei Maccabei per sostenere la sua teologia, ciò invece dimostra proprio l’ibrido costantiniano, ossia una fusione di concetti propri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento.

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  5. I manoscritti del mar morto non dimostrano che un canone del Tanakh era già formato nel terzo secolo prima di Cristo, ma solo che in esso vi sono alcuni scritti molto antichi (risalenti anche al IV secolo a.C.).
    In realtà un canone univoco ebraico del Tanakh nasce solo nel I secolo d.C. e solo allora si stabilisce, ad esempio, che il libro dei Maccabei non è canonico. Ma per le comunità cristiane l’Antico Testamento era e rimane la versione greca, cioè la “Settanta”. Quando dico che Gesù e gli apostoli citano la "Settanta" e non il Tanakh intendo dire che non fanno riferimento ad un canone già formato delle scritture ebraiche, ma che si rifanno ad un "corpus" originario delle scritture che poi non è stato riconosciuto interamente dal canone ebraico. E’ dimostrato che le prime comunità cristiane hanno usato, nel culto liturgico e come riferimento per la compilazione dei testi del Nuovo Testamento, proprio la versione dei “Settanta”, composta ad Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C. e terminata nel I secolo a.C. Delle circa 350 citazioni dell'AT presenti nel NT circa 300 seguono la Settanta greca invece che il testo ebraico. Un esempio eclatante è il versetto 23 del capitolo 1 di Matteo dove la citazione di Isaia 7, 14 “Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio…” è tratta dal testo della Settanta e non da quello ebraico, che ha “ragazza” al posto di “vergine”. Se Gesù e gli apostoli citavano e, quindi, consideravano come testo sacro la versione dei “Settanta”, è logico supporre che ritenevano sacro tutto il testo e non solo una parte. Così sono da ritenersi sacri anche i libri dei Maccabei, così come quello di Tobia, il Siracide, la Sapienza, ecc.

    Sant'Agostino, come ti ho già scritto, utilizzava ciò che i cristiani avevano sempre considerato fino ad allora come Sacra Scrittura, cioè la versione greca dei "Settanta". Non esiste nessun "ibrido Costantiniano" perché:
    1-Costantino non era un teologo e tanto meno un esperto di Sacra Scrittura;
    2-Fondere Antico Testamento e Nuovo Testamento non è sbagliato, perché il primo è fonte dell'altro. La rivelazione è unica, seppur manifestata progressivamente.

    Un saluto

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  6. Grazie, Luigi, sempre ben graditi i tuoi commenti. Tuttavia l'ibrido costantiniano non significa che Costantino sia stato un teologo. Non l'ho mai sostenuto nei miei articoli. Ibrido, significa un qualcosa tipico di due periodi. I cristiani del IV secolo pensarono che Dio stava inaugurando una specie di nuova era dell’oro, durante la quale le persecuzioni erano finite, e finalmente si poteva vivere abbracciati con il potere e nella mondanità. Ma nel Nuovo Testamento non vi era nessun passaggio che giustificasse questa supposta era dell’oro. Pertanto trovarono alcuni passi dell’Antico Testamento che giustificavano questa situazione rinnovata. Invece di avanzare verso l’uomo rinato, tipico del Nuovo Testamento, retrocedettero ad alcuni concetti tipici dell’Antico Testamento. Ecco perché ci si riferisce al concetto di “ibrido costantiniano”. In questo ibrido, favorito e appoggiato da Costantino, si tentarono di adattare alcuni precetti del Nuovo Testamento alla morale e allo stile di vita dell’Antico Testamento. Metà dell’ibrido era lo Stato e l’altra metà era la Chiesa. Fu una specie di ritorno al modello del vecchio stato d’Israele. Solo che adesso era più grande, in quanto includeva l’impero romano. In molti punti l’ibrido costantiniano assomigliava all’Antico Testamento. Per esempio nel concetto di ricchezza. Siccome nell’Antico Testamento non vi sono particolari esortazioni a non accumulare ricchezze, anche nell’ibrido non vi furono, e pertanto ci si allontanò dai precetti evangelici, dove la ricchezza non poteva essere centrale nella vita di una persona. I giuramenti erano leciti nell’Antico Testamento e pertanto tornarono ad essere leciti nell’ibrido, mentre nel Nuovo Testamento non era lecito giurare, in quanto una persona doveva avere onore.
    La violenza era completamente avversata nel Nuovo Testamento. Addirittura bisognava amare i propri nemici. I cristiani dell’ibrido tornarono invece ad una morale tipica dell’Antico Testamento: “occhio per occhio, dente per dente”.
    Già nel quarto secolo tornò lecito rispondere con la forza alle provocazioni e affermare con la violenza le proprie idee. Naturalmente nell’ibrido ci furono anche cose positive: Costantino promulgò leggi per aiutare le famiglie povere, condannò l’immoralità sessuale e la stregoneria. Proibì i crudeli combattimenti dei gladiatori, dichiarò illegale la prostituzione, e osteggiò il concubinato. Però l’unico modo per castigare i comportamenti contrari alla morale era con la forza bruta. Pertanto decise che i castighi per comportamenti contro il costume sessuale dovessero essere attuati con metodi orribili: praticare la tortura, bruciare vive le persone, o far cadere del piombo fuso nella gola dei condannati.
    Con il tempo Costantino diventò un governante crudele. Dopo aver sconfitto Licinio, utilizzando anche truppe di cristiani, gli concesse di restare in vita, ma dopo pochi mesi lo fece assassinare. Poi, vedendo nemici in ogni dove, fece assassinare suo figlio Crispo e sua moglie Fausta. Nessun vescovo gli chiese di pentirsi per questi fatti. Se vuoi puoi approfondire qui: http://yurileveratto2.blogspot.com.co/2016/01/lepoca-post-costantiniana-il-dominio.html

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    1. Parlare di un' "epoca d'oro" del Cristianesimo sotto Costantino, intesa come una acquisita rilevanza di potere da parte della Chiesa è un'assurdità. Costantino non fece del cristianesimo la religione dello Sato. Non furono concessi favori o situazioni di potere particolari ai cristiani che già non avessero i pagani. Per Costantino paganesimo e cristianesimo, da un punto di vista sociale, erano sullo stesso piano. Costantino si limitò a considerare il cristianesimo una religione lecita e quindi terminarono le persecuzioni. Tutto qui.

      Tu dici "In questo ibrido, favorito e appoggiato da Costantino, si tentarono di adattare alcuni precetti del Nuovo Testamento alla morale e allo stile di vita dell’Antico Testamento".

      Costantino non poteva favorire o appoggiare niente di simile perché non capiva niente di teologia o morale cristiana. Costantino era un pagano, il Pontefice massimo del paganesimo che per amore dell'ordine pubblico convocò il Concilio di Nicea. Ma non capì neppure quello, infatti poco dopo prese le parti dell'arianesimo che Nicea aveva condannato.

      A me, francamente, non risulta affatto che dal IV secolo la Chiesa prese ad allontanarsi dal Vangelo. In quel periodo nacque il monachesimo con la sua forte spinta all'ascesi e all'abbandono delle ricchezze terrene. Non mi risulta neppure che ci fosse stato un ritorno all'"occhio per occhio, dente per dente". Non bisogna confondere la legittima difesa con la violenza comune.

      Dici anche che nessun vescovo chiese a Costantino di pentirsi. Ma io ti chiedo: preché avrebbero dovuto farlo visto che Costantino non era cristiano?

      Un saluto

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    2. Innanzitutto il vescovo di Roma, Milziade ha ricevuto in dono da Fausta (la moglie di Costantino), la Domus Faustae (nell’area del Palazzo Laterano), ed inoltre Costantino aveva decretato che le Chiese cristiane fossero ricostruite a spese dello Stato. Acconsentì inoltre che le Chiese potessero ricevere beni in eredità. Concesse l’istituzione di una sorta di tribunali vescovili (episcopalis audientia) ai quali i cristiani potevano accedere per dirimere le loro controversie. Inoltre, esentò dal pagamento di imposte tutti i vescovi e le loro proprietà. Quindi vediamo che per i cristiani cattolici realmente si apri’ un periodo migliore di quello che si chiudeva, e non solo perché le persecuzioni erano finite, ma soprattutto perché Costanino concesse vari privilegi ai cristiani, che prima erano impensabili. E non e’ vero’ che per Costantino paganesimo e cristianesimo erano sullo stesso piano: se cosi’ fosse non avrebbe presieduto il concilio di Nicea, e non avrebbe promulgato la stesura del Credo. Secondo te la Chiesa non inizio’ ad allontanarsi dal Vangelo nel IV secolo. Bene, prendo atto della tua idea, ma non e’ fondata su fatti storici. Durante il periodo dei primi cristiani, per esempio, nessuno aveva mai pensato di pagare dei salari ai vescovi, ma quando Costantino lo fece, loro accettarono. Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto essere esenti da imposte, ma quando Costantino li esentò, loro accettarono. Nessuno aveva mai pensato che fosse giusto vivere in un palazzo sontuoso, ma quando Fausta, la seconda moglie di Costantino, dono’ la Domus Faustae a Milziade, egli accettò senza riserve. Se tutto cio’ ti sembra “evangelico”, fai pure, ma per me non lo e’. E poi: sostieni che non ci sia stato un ritorno a “occhio per occhio e dente per dente”. Ti sembra evangelico avallare la “guerra giusta”, come fece Agostino d’Ippona? A me non sembra evangelico. Parli del monachesimo, ma Antonio abate e Paolo di Tebe nacquero nel III secolo e non nel IV. Essi vissero nei deserti dell’Egitto e quindi la loro visione ascetica non ha influenzato i cristiani di Roma o di altre citta’ dell’impero. E’ indubbio che a partire dal IV secolo vi fu un aumento di “cristiani nominali”, che avallavano l’accantonamento di ricchezze, e quindi si comportavano in modo contrario al Vangelo.

      Saluti anche a te.

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    3. E’ certamente vero che Costantino, avendo una simpatia spiccata per il cristianesimo, ebbe una propensione favorevole verso i cristiani e la Chiesa, ma tenne sempre una condotta equidistante tra paganesimo e cristianesimo. Costantino fu un vero imperatore romano ed intensificare le costruzioni era un tipico atto imperiale. Quindi costruì molte chiese, ma anche molti edifici pagani, come grandi terme che portano il suo nome e completa la gigantesca basilica civile di Massenzio a Roma. E siccome la stragrande maggioranza dei sudditi dell’impero sono ancora pagani Costantino resta il Pontefice Massimo dei culti pagani, pubblici e privati, fa generosi donazioni a templi e santuari pagani, la sua monetazione fino al 322 resta immutata, cioè con raffigurazioni di dei pagani. Si può dire che l’impero di Costantino è bipolare, cioè cristiano e pagano allo stesso tempo.

      Il famoso palazzo del Laterano, che fu donato al vescovo Milziade da Costantino, fu solo un risarcimento per la persecuzione che il vescovo predecessore Eusebio dovette patire sotto Massenzio che confiscò tutte le proprietà della comunità cristiana di Roma, lasciando la Chiesa senza una sede. I tribunali vescovili istituiti da Costantino furono motivati dal fatto che l’imperatore concesse la possibilità ai cristiani di non essere soggetti alle stesse pene dei pagani che comportassero una condotta peccaminosa, come, ad esempio, i giochi gladiatori dove i condannati erano costretti ad uccidere. Il fatto, poi, che Costantino abbia presieduto il Concilio di Nicea non ha alcuna relazione con un ipotetico favoritismo verso il cristianesimo rispetto al paganesimo. Infatti quest’ultimo restava di gran lunga la religione della maggior parte dei sudditi dell’impero e il Concilio di Nicea ebbe solo una minima influenza sulla vita sociale dell’impero.

      La Chiesa di allora non si allontanò affatto dal vangelo. Come ti ho già scritto Sant’Agostino concepisce la violenza solo nell’ottica della legittima difesa. Il vangelo non condanna affatto la legittima difesa. A quel tempo, ad esempio, c’erano alcune sette come i montanisti o fanatici vari come i circoncellioni che desiderando di morire per Cristo andavano a cercarsi la morte col martirio. In accordo col vangelo la chiesa di allora predicava che non è giusto buttare la propria vita, ma che, se possibile, occorreva difenderla dalle violenze. Infine, il monachesimo influenzò moltissimo la vita cristiana di allora, infatti dall’Egitto, dove il monachesimo si consolidò e si affermò nel IV secolo (e non nel III), questo sistema di vita celibatario fatto di ascesi e vita moralizzata si diffuse anche in Italia, a Roma e nei suoi dintorni. Ovviamente qualche cristiano che si comportava male ci sarà stata, ma la Chiesa era santa e pia, perfettamente conforme al Vangelo che non demonizza le ricchezze, sempre che queste siano messe al servizio di tutta la comunità.

      Un caro saluto.

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    4. Gentile Luigi, e' indubbio che dopo Nicea la Chiesa inizio' a credere che l'essenza del Cristianesimo fosse la teologia. La semplice accettazione del Credo faceva di una persona un cristiano. Il vero cambio di paradigma non era piu' necessario. Invece i cristiani dei primi tre secoli attuavano un vero cambio di paradigma nelle loro vite, ed erano disposti non solo a mettere i loro beni al servizio della Chiesa, ma erano disposti persino a dare la loro vita per Cristo.

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    5. A quei tempi, ma direi anche adesso, la teologia era solo affare degli eruditi e rappresentava solamente un'aspetto della vita della Chiesa, non di certo l'essenza. Quest'ultima era rappresentata dal messaggio di Cristo che permise alla Chiesa di cambiare radicalmente la società di allora. Così nacque la società solidale, quella della carità verso gli ultimi, gli ospedali, le mense, i monasteri, i ricoveri per gli orfani, ecc. Tutto ciò ebbe le sue premesse nei primi tre secoli dell'era cristiana, ma si realizzò pienamente proprio a partire dal IV secolo, cioè dal momento in cui sorse la società cristiana medioevale.

      Un caro saluto

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