venerdì 11 marzo 2016

Le errate traduzioni di Mauro Biglino sulle frasi in aramaico pronunciate da Gesù Cristo

Confutazione: 

A pag. 161 del suo libro “Antico e Nuovo Testamento libri senza Dio” Biglino ritorna a prospettare la tesi che Gesù fosse un attivista anti-romano. Dimostra quindi di contraddirsi continuamente: a pag 136 ha scritto che Gesù era un ribelle anti-romano; a pag 146 Biglino ha scritto che Gesù era un potente figlio di un “Elohim”, che per Biglino sarebbe un essere sovrumano, extraterreste; a pag. 161 Biglino torna a sostenere la tesi del Gesù rivoluzionario anti-romano.
Da ciò si dimostra che il Biglino non tiene un filo logico e non ha neppure chiaro quale sia la teoria che vuole esporre.

Quindi passa ad analizzare due frasi dette da Gesù Cristo quando era in croce, queste: 

Vangelo di Matteo (27, 46):

Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Vangelo di Marco (15, 34):

Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Biglino nomina il prof. Giovanni Garbini di Roma e sostiene che lo stesso professore avrebbe fatto rilevare che la frase di Gesù sarebbe la citazione del 

“Salmo 22 in cui un sacerdote pronuncia un suo grido di dolore lamentando di essere tato ingiustamente condannato.”

In più Biglino aggiunge: 

“Orbene la curiosità risiede nel fatto che la frase fatta pronunciare a Giosuè/Gesù è in ebraico con l’inatteso e inspiegabile inserimento di un termine aramaico, il verbo sabachtani, la cui radice non è presente nella lingua ebraica, infatti in ebraico il versetto contiene la formulazione azabtani. Abbiamo quindi una vera stranezza: un’intera frase ebraica (come testimoniato dai termini eloi o eli), vede inspiegabilmnte inserito un verbo aramaico. In quest’ultima lingua infatti la frase avrebbe avuto la seguente formulazione: “il il lemana sebaqtani”, oppure “elahi elahi metul mah sebaqtani”. L’attenta analisi linguistica porta il prof. Garbini a ricostruire l’intero processo che ha portato al testo che noi conosciamo. In sintesi egli afferma che la formulazione originaria ebraica riportasse la radice zbch, che significa “sacrificare” e quindi il vero versetto originario del Salmo 22 avrebbe recitato così: “El mio, El mio perché mi hai sacrificato?”. 

Sembra pertanto che Biglino, ancora una volta con notevole astuzia, stia tentando di supportare nuovamente la fantasiosa teoria che Gesù fosse il figlio di un “Elohim” o extraterrestre che però fu avversato da altri Elohim e quindi fallì il suo progetto di ribellione, finendo sulla croce. Ovviamente per far accettare (al suo pubblico) questa sua teoria deve supportarla con una falsa interpretazione delle scritture. In pratica come già ha tentato di proporre errate traduzioni della lingua ebraica nel Antico Testamento, ora tenta di proporre le sue errate traduzioni della lingua greca nel Nuovo Testamento. Gli interessa particolarmente l’aramaico parlato da Gesù perché su quello può costruire il suo castello di errori e inessattezze che sarà poi la base (non solida, ma scricchiolante), sulla quale costruirà le sue false teorie.  

Innazitutto vediamo cosa dice il Salmo 22. Nel Salmo 22, 1 vi è la parola 
עֲזַבְתָּ֑נִי (notate la seconda parte di questa parola עֲזַבְ) che viene pronunciata ‘ă·za
·tā·nî; (vedere nota 1). Ma viene tradotta in inglese: have you foresaken? (ossia il verbo è “abbandonare” e non “sacrificare” come Biglino erroneamente afferma). 
Secondo studiosi del calibro di Frederick Greenspahn (27), entrambe le versioni della frase in questione sia nel Vangelo di Matteo che nel Vangelo di Marco sembrano essere in aramaico, in quanto la radice  שבק (sbq) “abbandonare” era originariamente in aramaico. In seguito questo termine venne utilizzato nella lingua ebraica. La parola ebraica sinonimo di שבק (sbq)    è עזב ('zb) ed è infatti scritta nel Salmo 22, 1 (nota 1). 

Quindi la traduzione di Biglino secondo la quale Gesù avrebbe detto: ““El mio, El mio perché mi hai sacrificato?”, è completamente errata, in quanto Gesù ha detto: 

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Ovviamente, sul finire della pagina 162, Biglino da per certo che la sua traduzione (e quindi la sua teoria), sia vera e sostiene che i redattori dei Vangeli avrebbero falsificato la frase iniziale di Gesù, modificandola. 
Biglino continua a sostenere che nel Salmo originale vi sarebbe un grido di rabbia e dolore, e pertanto anche Gesù avrebbe gridato una frase simile esprimendo rabbia e dolore (verso gli extraterrestri Elohim avversari). Inoltre continua a sostenere che i redattori dei Vangeli avrebbero modificato la frase per costruire la figura cristica (aggettivo quest’ultimo che rimanda alla religione new age), basata sull’accettazione del suo ruolo di agnello sacrificale. 

Anche queste affermazioni di Biglino sono completamente prive di logica, perché se i redattori del Vangeli fossero stati realmente in mala fede avrebbero sostituito completamente la frase in questione, magari con una di più semplice presa sulle masse. 
Inoltre Gesù Cristo aveva espresso in moltissime altre occasioni (decine di passaggi nel Nuovo Testamento e non solo nelle Lettere di Paolo di Tarso), quale fosse lo scopo principale della sua venuta sulla terra: “togliere il peccato del mondo” (Vangelo di Giovanni 1, 29), quindi aveva dichiartato in numerose altre occasioni di essere realmente l’Agnello di Dio, e che il suo sarebbe stato il “sacrificio finale e perfetto”. Chi fosse interessato all’analisi di molti dei passaggi biblici dove Gesù spiega quale sarebbe stato lo scopo principale della sua missione sulla terra può cliccare nel link che aggiungo alla nota 2. 
Nella pagina 163 Biglino riporta quella che sembra essere una citazione del Garbini, ossia che il sacrificio non sarebbe stato previsto per il messia davidico. 
Con questa frase Biglino installa il dubbio nel lettore che nella fede ebraica vi sia stata l’attesa di due messia, uno regale (davidico) e uno sacerdotale. Questa teoria è stata esposta già da David Donnini, ma non rispecchia la credenza biblica, bensì la credenza di un gruppo di religiosi della comunità di Qumran, espressa nel testo non biblico “Regola della comunità”, facente parte dei Manoscritti di Qumran.
A tale proposito bisogna ricordare che La “Regola della Comunità” è contenuta non solo nel rotolo 1QS, da cui proviene l’estratto citato da Donnini, ma anche nel rotolo 4QSe, che è più antico: in quest’ultimo rotolo non compaiono i versi di cui sopra (manca la parte da VIII, 15 fino a IX, 12) e di conseguenza non ci sono i riferimenti ai due Messia. E’ possibile pertanto che in origine la “Regola della Comunità” non contenesse affatto questo riferimento, aggiunto in seguito al manoscritto, più recente, ritrovato nella grotta 1. Pertanto è verosimile che la teoria dei due Messia sia stata una aggiunta, ed elaborata soltanto nell’ultima fase degli scritti di Qumran. Pertanto, l’idea che gli ebrei attendessero due messia, innanzitutto non è biblica, ma in secondo luogo, non è affatto provata. 

Yuri Leveratto

Note
1: http://biblehub.com/interlinear/psalms/22-1.htm
2-http://yurileveratto2.blogspot.com/2015/11/lo-scopo-principale-della-missione-di.html

Nessun commento:

Posta un commento