lunedì 1 febbraio 2016

Amare i nostri nemici? L’insegnamento di Gesù Cristo


Tutti noi conosciamo i precetti non-violenti di Gesù Cristo. Tuttavia la grande maggioranza dei cristiani di oggi pensa che questi precetti siano rivolti alla sfera del personale. Se domanderete a dei cristiani cosa intendeva Gesù quando disse “amate i vostri nemici” molti di loro risponderanno: “amate i vostri nemici è un messaggio rivolto al singolo. Ma se i nemici attaccano una nazione, ognuno ha il dovere di difenderla”. Molte persone pertanto pensano che questo messaggio abbia valenza solo quando si riferisce all’individuo. Quando però lo Stato, l’autorità terrena, ci ordina di commettere un atto violento (guerra, invasione, conquista), non dobbiamo porci il problema. E’ lo Stato che ce lo ordina, e pertanto è giusto farlo. E’ proprio così?
Per iniziare nell’analisi dell’insegnamento di Gesù Cristo contro ogni tipo di violenza analizziamo alcuni passi del Vangelo di Matteo (5, 38-42): 

Voi avete udito che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico: Non resistere al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra, e se uno vuol farti causa per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Da' a chi ti chiede, e non rifiutarti di dare a chi desidera qualcosa in prestito da te.

Innanzitutto da questo passaggio straordinario si nota una prima rivoluzione: “Avete inteso, ma io vi dico”. Pertanto Gesù supera la Legge data da Dio ai Giudei. Ma l’altra rivoluzione è una condotta passiva: non opporsi al malvagio. 
Nell’insegnamento di Gesù vi è però poi anche un insegnamento attivo, nel Vangelo di Matteo (5, 43-48):

Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, affinchè siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poichè egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli».

La non-resistenza e la non-violenza sono forse gli insegnamenti più difficili e più rivoluzionari di Gesù Cristo. E sono opposti al messaggio che il mondo attuale ci da: se c’è un’ingiustizia bisogna rispondere attivamente, lottando, combattendo e se necessario annichilendo l’avversario. 
Ma la non-violenza di Gesù Cristo non è solo una dottrina teologica: è uno stile di vita. Attenzione però: questo non è un messaggio di codardia: Gesù stesso, Pietro, Paolo, e tutti gli altri apostoli, oltre ai martiri, non furono dei codardi. Morirono denunciando il male, e opponendosi al male, ma non resistettero al male con la forza fisica.
Paolo di Tarso per esempio è stato colpito, picchiato e lapidato. Avrebbe potuto difendersi con la forza, assoldare delle guardie che lo proteggessero, ma non lo fece. 
Cosa succede se è lo Stato che ci ordina di andare in guerra e quindi uccidere dei nemici? A questo punto molti cristiani, come ho anticipato all’inizio dell’articolo risponderebbero: “Se lo stato ti ordina di andare in guerra, non ti puoi negare, devi difendere lo stato”. Ma facendo così contraddicono gli insegnamenti di Gesù Cristo. 
Facciamo un esempio. Immaginiamo che dei responsabili di un governo straniero ci ordinassero di mettere una bomba in una città del nostro paese. Cosa faremmo se, dopo il nostro rifiuto, loro ci minaccierebbero di uccidere la nostra moglie o i nostri figli? 
Forse la maggioranza delle persone preferirebbe addirittura che il nemico uccidesse i propri familiari, piuttosto che tradire la propria patria. 
Ecco il punto, se si tratta di lealtà al proprio stato, nessuno si tira indietro, perché la patria è il valore massimo, ma se tratta di esprimere lealtà verso Dio, allora molti negano i suoi comandamenti. 
Di solito varie persone non concepiscono che un cristiano debba rifiutarsi di combattere per la patria. Di solito questo è il loro ragionamento: “Siccome non ci può essere una società senza stato, e lo stato deve difendersi, è logico che un cristiano debba per forza obbedire agli ordini dello stato ed andare in guerra, e se necessario uccidere i nemici”. 
Spesso le argomentazioni che danno per confutare la veridicità dei precetti di Gesù Cristo quando riferiti allo stato, sono di due tipi: esempi storici e biblici. 
Per quanto riguarda gli esempi storici di solito si chiama in causa Adolf Hitler. “Se gli americani, inglesi e francesi e russi (che in maggioranza erano cristiani) -dicono- non avessero combattuto e ucciso i tedeschi (anch’essi in maggioranza cristiani), seguaci di Hitler, oggi l’Europa sarebbe nazista e pertanto sarebbe una sub-civiltà abominevole”. 
A questa osservazione si risponde che se tutti questi cristiani (tedeschi, americani, inglesi, francesi, russi) avessero praticato l’insegnamento di Gesù Cristo, Hitler non avrebbe potuto fare quello che ha fatto. Perché? Ma perché se i cristiani tedeschi fossero stati fedeli agli insegnamenti di Gesù Cristo e non avessero obbedito agli ordini di Hitler, la guerra non sarebbe neppure iniziata. Hitler avrebbe perso potere fin da subito e forse un governo più pacifico si sarebbe insediato al potere. 
Nell’attualità molte persone criticano alcuni cristiani per non prendere parte a guerre combattute in nome della patria. Ma anche nel passato alcuni pagani criticavano i cristiani per non prendere parte a guerre per la difesa dell’impero romano. Eppure i cristiani non parteciparono a guerre ne risulta che uccisero loro simili.  
Quando Gesù Cristo predicò sull’importanza di amare i nostri nemici, fece forse qualche differenza tra le azioni individuali e le azioni ordinate dallo stato? Niente affatto. In effetti stava sostituendo una legge dell’Antico Testamento che era relazionata alle azioni ordinate dallo stato (1). Mi riferisco a questa frase del Vangelo di Matteo: (5, 38-39): 

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra,  

A questo punto di solito la persona che tenta di interpretare questi insegnamenti di Gesù Cristo dice: “Forse potremmo mostrare due distinte personalità: quando uccido in guerra, in realtà siccome porto l’uniforme del mio stato, non sono io che uccido, ma è lo stato che uccide”. 
Questa frase è tipica di chi non considera che il Regno di Dio sia già qui presente, su questa terra. 
Facciamo un altro esempio. Se un cittadino italiano vivesse stabilmente in uno stato vicino, per esempio la Croazia, potrebbe, essendo residente in quel paese, essere obbligato alle armi (gli stati in tempo di guerra possono reclutare anche i residenti non cittadini). Immaginiamo che la Croazia entri in guerra con l’Italia. Il nostro cittadino italiano sarà stato costretto ad uccidere suoi concittadini e verrà poi catturato da truppe italiane e sottoposto a giudizio. Lui risponderà così: “Ma in realtà non ero io che uccidevo, era la Croazia che mi aveva imposto di uccidere”.
Pensate che i giudici italiani accetterebbero un simile pretesto? E soprattutto, pensate che Gesù Cristo accetterebbe un simile argomento? Ovviamente no. 
Pertanto se un governo terreno, non permette ai suoi cittadini di uccidersi l’un l’altro, per quale motivo supponiamo che Gesù Cristo possa permetterci di ucciderci, proprio lui che non distinse tra le varie etnie? E in più considerando le sue frasi sull’amore, come quella del Vangelo di Giovanni (13, 34): 

Vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. 

O, del Vangelo di Matteo (22, 39):

Il secondo, simile a questo, è: "Ama il tuo prossimo come te stesso".

Passiamo ora alle confutazioni bibliche, usate da alcuni dei nostri interlocutori. 
Innazitutto in questi casi molti citano il famoso passo del Vangelo di Matteo (10, 34): 

Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada.

Sembrerebbe quasi che Gesù abbia esortato i suoi discepoli a usare delle spade per e combattere per il “regno”. 
Leggiamo invece tutto il passaggio, in modo da poter comprendere bene l’autentico messaggio di Gesù. 

Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe. Ma guardatevi dagli uomini, perché vi trascineranno davanti ai loro sinedri e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe. E sarete condotti davanti ai governatori e davanti ai re, per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai gentili. Quando essi vi metteranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come parlerete o di che cosa dovrete dire; perché in quella stessa ora vi sarà dato ciò che dovrete dire; poichè non sarete voi a parlare, ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Ora il fratello consegnerà a morte il fratello e il padre il figlio; e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi avrà perseverato fino alla fine, sarà salvato. Ora, quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra, perché in verità vi dico, che non avrete finito di percorrere le città d'Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo. Il discepolo non è da più del maestro, nè il servo da più del suo signore. Basta al discepolo di essere come il suo maestro e al servo come il suo padrone. Se hanno chiamato il padrone di casa Beelzebub, quanto più chiameranno così quelli di casa sua! Non li temete dunque, poichè non c'è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e nulla di segreto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e ciò che udite dettovi all'orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella Geenna. Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri. Chiunque perciò mi riconoscerà davanti agli uomini, io pure lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, io pure lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». «Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettervi la pace, ma la spada. Perché io sono venuto a mettere disaccordo tra figlio e padre, tra figlia e madre, tra nuora e suocera, e i nemici dell'uomo saranno quelli di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. E chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la ritroverà. 

Il messaggio cardine di questo passaggio, è la lealtà massima che Gesù Cristo ci chiede. Se non siamo disposti a morire per lui, non siamo degni di lui. 
Ma la nostra eventuale morte giammai deve venire in seguito ad un atto violento, o ad una battaglia. Al contrario semmai deve venire dalla fermezza di non voler abbandonare i suoi insegnamenti. Nei tempi antichi la spada serviva per due motivi. Sia uccidere che dividere, tagliare. Nel passo del Vangelo di Matteo (10, 34), ci si riferisce proprio alla spada della divisione, infatti subito dopo vi è scritto che il figlio sarà in disaccordo con il padre. E quando il figlio sarà in disaccordo con il padre? Quando uno dei due avrà messo in pratica gli insegnamenti di Gesù e l’altro invece vorrà seguire il dio denaro o il suo egosimo. E’ ovvio pertanto che il cardine di questo passaggio non è la spada della guerra, ma la lealtà massima che dobbiamo a Gesù e ai suoi insegnamenti. 
Vi è poi il passaggio del Vangelo di Luca (3, 12-14) quando alcuni soldati si avvicinarono a Giovanni il Battista. Alcune persone dicono che, siccome in questo passaggio Giovanni Battista non disse ai militari di abbandonare le loro armi, allora “uccidere in seguito ad un ordine dello stato sarebbe lecito, anche davanti a Dio”. Vediamo il passaggio: 

Or vennero anche dei pubblicani per essere battezzati e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non riscuotete nulla di più di quanto vi è stato ordinato». Anche i soldati lo interrogarono dicendo: «E noi, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non fate estorsioni ad alcuno, non accusate falsamente alcuno e contentatevi della vostra paga».  

Quella parola “estorsioni”, in greco “diaseio” significava, violenza, uccisione. Pertanto Giovanni il Battista esortò effettivamente i soldati a non essere violenti. In ogni caso Giovanni il Battista era un profeta dell’Antico Testamento, non era un cittadino del Regno di Dio. Infatti Gesù Cristo disse, Vangelo di Matteo (11, 11): 

In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto mai nessuno più grande di Giovanni Battista; ma il minimo nel regno dei cieli è più grande di lui. 

Vi è poi il caso del centurione romano. Ed inoltre vi è il caso di Cornelio, che dopo la conversione forse non abbandonò l’esercito. 
Andiamo per ordine, vediamo prima il caso del Centurione, Vangelo di Matteo, (8, 5-13): 

Quando Gesù fu entrato in Capernaum, un centurione venne a lui pregandolo, e dicendo: «Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre grandemente». E Gesù gli disse: «Io verrò e lo guarirò». Il centurione, rispondendo, disse: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma di' soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito. Perché io sono un uomo sotto l'autorità di altri e ho sotto di me dei soldati; e se dico all'uno: "Va'", egli va; e se dico all'altro: "Vieni", egli viene; e se dico al mio servo: "Fa' questo", egli lo fa». E Gesù, avendo udite queste cose, si meravigliò, e disse a coloro che lo seguivano: «In verità vi dico, che neppure in Israele ho trovata una così grande fede. Or io vi dico, che molti verranno da levante e da ponente e sederanno a tavola con Abrahamo, con Isacco e con Giacobbe, nel regno dei cieli. Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti». E Gesù disse al centurione: «Va' e ti sia fatto come hai creduto!». E il suo servo fu guarito in quell'istante.

In questo caso notiamo che Gesù non disse nulla sulla professione di quest’uomo. Più che altro quest’incontro sembra risaltare il fatto che il centurione era un gentile e non un ebreo. In effetti anche con la samaritana (Vangelo di Giovanni 4, 7-26), Gesù non dice nulla sulla sua condizione di convivente con un uomo, pur non essendo sposata. Però non per questo si può concludere che Gesù approvasse quella condizione. 
Sul caso di Cornelio, dopo la sua conversione, le scritture non dicono nulla sul fatto che abbia o non abbia abbandonato l’esercito. Si suppone che se la conversione è vera il converso non possa più andarè ad uccidere i suoi simili, perché andrebbe contro l’insegnamento di Gesù. 
Anche l’episodio dell’entrata di Gesù nel tempio quando scacciò i mercanti (Vangelo di Giovanni 2, 13-16), non può essere portato come prova di un supposto atto violento di Gesù. In questo caso Gesù fu energico, ma non violento. Dalle scritture non si evince che Gesù usò la “frusta di cordicelle” contro alcun uomo, ma solo contro buoi e pecore. 
Ma è nell’episodio dell’arresto che Gesù Cristo dimostra che giammai bisogna rispondere con forza alla forza. Innazitutto nell’episodio quando uno degli Apostoli usò una spada per difendere il maestro e recise l’orecchio di un servo del sommo sacerdote. Vediamo il passaggio del Vangelo di Matteo (26, 52), quando Gesù redarguì il suo discepolo:  

Allora Gesù gli disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada. 

Ma anche nel Vangelo di Luca (22, 49-51) Gesù non responde con violenza alla violenza: 

Allora quelli attorno a Gesù, vedendo ciò che stava per accadere, gli dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio destro. Ma Gesù, rispondendo, disse: «Lasciate, basta così». E, toccato l'orecchio di quell'uomo, lo guarì. 

Anche quando stava per commettersi il più grande crimnine della storia dell’umanità, l’ingiusta condanna del Figlio di Dio, Gesù non esorta i suoi discepoli a difenderlo, non reagisce alla violenza con violenza, ma accetta pacatamente il suo destino. 
Cosa voleva dire Gesù con la frase: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che mettono mano alla spada, periranno di spada”? Voleva dire che chi ripone la sua fede e la sua speranza nelle armi, perirà con questa speranza. 
Dopo di ciò nessun cristiano del Regno (fino a Costantino) ha più utilizzato armi contro i suoi simili. Forse Stefano si è ribellato con la forza quando lo portavano al martirio? O forse Giacomo, Pietro, Paolo e poi Ignazio di Antiochia, Policarpo, Giustino si sono ribellati con la forza quando furono condotti al martirio? No, nessuno di loro si è ribellato e ha risposto alla forza con la forza. E questo perché i cristiani del Regno erano già nel “Regno”, anche in vita. 
E questo perché mentre la Legge mosaica dopo essre durata circa 1500 anni si era compiuta, gli insegnamenti di Gesù non passeranno, infatti, nella Lettera agli Ebrei (13, 8) vi è scritto:

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 

A questo punto il lettore potrebbe argomentare, che se il cristiano ripudia l’ordine di andare alla guerra dello stato, non riconosce lo stato, e sarebbe quindi un anarchico. Errato. Il cristiano deve riconoscere lo stato, proprio perché, secondo la Bibbia, tutti i governi terreni derivano il loro potere da Dio. A tale proposito vediamo due passaggi, il primo del Vangelo di Giovanni quando Gesù rispose a Pilato (19, 11): 

Gesù rispose: «Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall'alto; perciò chi mi ha consegnato nelle tue mani ha maggior colpa».

E il secondo, della Lettera ai Romani di Paolo di Tarso (13, 3-4): 

I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie; ora vuoi non temere l'autorità? Fa' ciò che è bene, e tu riceverai lode da essa, perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene; ma se tu fai il male, temi, perché egli non porta la spada invano; poichè egli è ministro di Dio, un vendicatore con ira contro colui che fa il male.

Secondo questo concetto Dio ha dato potere ai regni del mondo per lo stato peccaminoso del genere umano e anche un cattivo governante sarebbe comunque meglio dell’anarchia, cioè del caos. Attenzione, Paolo di Tarso non dice che il “ministro” (ossia il governante), è il rappresentante di Dio in terra, ma sta dicendo che è il suo servo. Inoltre i regni di “questo mondo”, non hanno nulla a che fare con il “Regno di Dio”, ma questo non vuol dire che il Regno di Dio possa esistere sulla terra, sebbene per ora abbia avuto caratteristiche frammentarie e trasversali. Ed inoltre dobbiamo considerare che il “maligno” ha avuto un ruolo importante in tutti i regni del mondo (si veda il Vangelo di Matteo 4, 8-10).
Il Regno di Dio può essere pertanto un regno reale su questa terra? Certo che lo può essere! E’ come se un cittadino italiano vivesse in Croazia essendo residente in quel paese. Forse il fatto di essere cittadino italiano lo esime dal dover sottostare alle leggi croate? Niente affatto. Ovviamente, pur essendo italiano avrà comunque dei diritti sotto la legge croata. Avrà diritto ad essere difeso dalla polizia, o il diritto a ricorrere ad un tribunale, in caso di un problema legale. 
La nostra situazione è simile: se crediamo in Gesù Cristo siamo cittadini del Regno di Dio e contestualmente dobbiamo obbedire alle leggi dello stato dove residiamo. Pertanto, non dobbiamo vedere lo stato terreno come ostile, proprio perché, secondo la Bibbia, deriva il suo potere da Dio. Quando è che i due “regni”, quello terreno e quello di Dio, entrano in conflitto? 
Torniamo all’esempio del cittadino italiano che vive in Croazia. Supponiamo nuovamente che l’Italia e la Croazia entrino in guerra. Potrà l’Italia esigere che la persona in questione rientri immediatamente in Italia per essere reclutata nell’esercito? Certo. Potrà la Croazia, reclutare quella persona che è residente in Croazia? Certo. Potrà il nostro ipotetico italiano, essere reclutato dalla Croazia e giurare sulla patria italiana? No di certo! A questo punto dovrà scegliere da che parte stare. Non potra servirè due padroni. 
Alcune persone dopo aver letto il capitolo 13 della Lettera ai Romani pensano che l’autorità terrena abbia ogni diritto su di noi. Ma le scritture in realtà non dicono questo. Infatti Gesù disse: Vangelo di Matteo (22, 21): 

Essi gli dissero: «Di Cesare». Allora egli disse loro: «Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio»

Con questo Gesù voleva dire che siccome nelle monete vi è impressa l’immagine di Cesare devono essere date a Cesare, ma le nostre vite a chi appartengono? 
Dio ci ha creati a sua immagine, e pertanto in ultima analisi le nostre vite appartengono a Lui. Pertanto solo Dio ha il diritto supremo sulle nostre vite. Cesare ha diritto solo alle cose da lui create, ma non ha creato le nostre vite e pertanto non ne ha diritto. Paolo di Tarso pertanto non ha contraddetto Gesù, in quanto nella Lettera ai Romani (13, 7-8):

Rendete dunque a ciascuno ciò che gli è dovuto: il tributo a chi dovete il tributo, l'imposta a chi dovete l'imposta, il timore a chi dovete il timore, l'onore a chi l'onore. Non abbiate alcun debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri, perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. 

Qui Paolo di Tarso menziona i tributi, ma non il servizio militare. 
Pertanto, se la Legge di Dio e la legge dello stato entrano in conflitto, ad un certo punto dobbiamo scegliere. Dobbiamo scegliere a quale regno vogliamo dare la nostra lealtà assoluta, al Regno di Dio o al regno terreno.
Quale fu l’esempio degli Apostoli e dei primi cristiani del II e del III secolo? Innanzitutto vediamo questa citazione bìblica, dagli Atti degli Apostoli (5, 27-29): 

Così essi li portarono e li presentarono davanti al sinedrio; e il sommo sacerdote li interrogò, dicendo: «Non vi abbiamo severamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo». Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: «Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini. 

Durante i primi tre secoli della nostra era, inoltre, prima del periodo costantiniano, non risulta che alcun cristiano abbia ucciso altre persone seguendo gli ordini dello stato e contraddicendo così gli insegnamenti di Gesù Cristo. Se uno si convertiva al Cristianesimo, non si arruolava nell’esercito, e se si convertiva al Cristianesimo facendo già parte dell’esercito, si suppone che abbia scelto di ubbidire a Dio, e non allo stato. Per conoscere come la pensavano i primi cristiani su questo tema possiamo analizzare una delle loro citazioni. Vediamo a tale proposito un passaggio di Lattanzio (250-317 d.C.): 

Quando Dio ci proibisce di uccidere, non solo proibisce la violenza che condannano le leggi pubbliche, ma proibisce pure la violenza considerata lecita dagli uomini. Pertanto non è lecito che un uomo giusto si immischi nella guerra, in quanto la sua guerra è la stessa giustizia, e non è neppure lecito accusare qualcuno di un offesa alla quale si applica la pena di morte. E’ la stessa cosa se si condanna un uomo con la parola o con la spada. E’ l’atto di uccidere in se che è proibito, Per tanto in rispetto a questo precetto di Dio, non vi deve essere alcuna eccezione. Al contrario, sempre è illecito uccidere persone, che Dio ha disposto essere creature sacre. (2) 

Per concludere aggiungo che secondo l’insegnamento di Gesù Cristo, il cristiano non deve negare lo stato o comportarsi in modo ostile con le forze dell’ordine. Al contrario. Le forze dell’ordine devono essere rispettate nel loro lavoro e hanno diritto, come tutti a ricevere il Vangelo. Però quando le leggi e gli ordini dello stato, vanno contro gli insegnamenti di Gesù Cristo, (il caso del soldato in guerra che deve uccidere), il cristiano deve scegliere: o ubbidire agli uomini, o ubbidire a Dio. E se vogliamo essere cittadini del Regno di Dio, dobbiamo riconoscere che è il suo Regno a predominare su effimere realtà terrene. 

YURI LEVERATTO
Copyright 2016

Bibliografia: Il regno che sconvolse il mondo, David Bercot

Foto: Salita al calvario, Hieronymus Bosch

Note:
1-“Occhio per occhio e dente per dente” era una legge dell’Antico testamento relazionata alle azioni dello stato, non alle azioni private. Vedere Esodo (21, 22-24); Levitico (24, 16-23); Deuteronomio (19, 16-21).
2- Lattanzio, Divinæ institutiones tomo 6 cap. 20

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