mercoledì 15 dicembre 2010

Teyuna, la città perduta dei Tayrona



La Sierra Nevada di Santa Marta, in Colombia, è un immenso massiccio montagnoso vasto 17.000 chilometri quadrati. Le cime più alte della Sierra sono il pico Colon e il pico Bolivar, che, con 5775 metri d’altezza, sono le più alte della Colombia. Sono inoltre le cime più alte del mondo vicino al mare, dal quale distano non più di 42 chilometri. 
Sulla Sierra Nevada di Santa Marta sono presenti tutti i climi della Terra, eccetto quello desertico.
La zona fu abitata sin da epoche remote, ma a partire dall’era di Cristo, il popolo dei Tayrona, di origine meso-americana, che si esprimeva in chibcha, vi si stanziò.
I Tayrona non conoscevano la scrittura, nè l’uso della ruota o l’utilizzo degli animali. Però avevano adottato l’agricoltura su larga scala che permetteva loro di ottenere delle eccedenze di produzione.
Vivevano in vari insediamenti: quello conosciuto oggi con il nome di Pueblito, nel parco Tayrona, era uno dei più grandi, con circa 1000 capanne. Le capanne di fango essiccato erano di solito costruite su basi circolari delimitate da muri di contenzione in pietra.
Altri insediamenti, oggi perduti, erano Bonda, Pocigueica, Tayronaca e Betoma tutti situati in luoghi non distanti dalla costa. Nell’interno della Sierra Nevada, ad un’altezza di circa 1200 metri sul livello del mare, era invece situata Teyuna, centro spirituale e commerciale di primaria importanza.
Per giungere a Teyuna bisogna camminare nelle anguste mulattiere della Sierra Nevada. La prima tappa del viaggio è Mamey, un paesello di colonos raggiungibile con una strada non asfaltata. Da Mamey si procede camminando, inerpicandosi su e giù per i sentieri della Sierra. Già dal primo giorno di cammino si apprezza l’esuberante vegetazione, la foresta tropicale, e si viene a contatto con il popolo dei Kogui, discendenti dei Tayrona. Il secondo giorno procede il cammino, e si entra nella valle del fiume Buritaca. Si conosce Mutanji, il paese dei Kogui, e si può venire a contatto con questi indigeni, che tutt’ora parlano il chibcha e seguono le tradizioni ancestrali dei Tayrona.
Il terzo giorno prosegue il cammino e, dopo aver attraversato una decina di volte il fiume Buritaca, con l’acqua alla vita, si giunge in un punto dove si nota una ripida scalinata, costruita dai Tayrona. Sono circa 1200 gradini, prima di giungere a Teyuna, e poter apprezzare le prime terrazze delimitate da muri di contenzione in pietra che servivano come basamento delle capanne.
Teyuna in lingua chibcha significa Origine dei popoli della Terra, ma il nome popolare di questo importante giacimento archeologico è ciudad perdida, città perduta.
Teyuna rimase infatti abbandonata e dimenticata per circa 375 anni, fino alla data della sua scoperta nel 1973. A volte si denomina anche Buritaca 200, in riferimento al numero dei siti archeologici individuati nell’area della Sierra Nevada di Santa Marta. Durante gli anni 70' del secolo scorso, la ciudad perdida veniva denominata con il poco rassicurante nome di El infierno, a causa della sua quasi inaccessibilità e delle difficoltà ambientali.
In seguito alle incursioni degli spagnoli nella zona costiera di Santa Marta, a partire dal 1525, i Tayrona si inoltrarono sempre piú nella Sierra Nevada e probabilmente si arroccarono a Teyuna intorno al 1540.
Nella valle del fiume Buritaca, in una zona compresa tra i 500 e i 2000 metri d’altitudine, sono stati incontrati 32 centri urbani. Alcuni sono costituiti solo da 50 terrazze, delimitate da muri di contenzione. Questi insediamenti sono: Tigres, Alto de Mira, Frontera e Tankua.
A Teyuna, invece vi sono circa 140 terrapieni. Teyuna, le cui strutture in pietra si trovano ad un altezza compresa tra i 900 e i 1200 metri sul livello del mare, era il centro principale dell’intera valle e svolgeva un ruolo spirituale e commerciale.
Probabilmente in ogni terrazza erano costruite 2 capanne. Si può stimare dunque che la popolazione totale di Teyuna raggiungesse le 1500 unità, per un totale di 280 capanne.
I Tayrona decisero con il corso del tempo di modificare il terreno, scosceso e accidentato, per ottenere delle superfici piane adatte alla costruzione delle loro unità abitative. In un certo senso queste terrazze, delimitate da muri di contenzione, ricordano le fascie della Liguria, anch’esse antichissime.
Alcuni muri Tayrona sono alti fino a 9 metri e, oltre a contenere le terrazze, servono a delimitare i sentieri, incanalare i flussi d’acqua ed evitare l’erosione delle montagne. La forma delle terrazze varia a seconda dell’ubicazione e probabilmente dell’uso alle quali erano destinate. Quelle situate più in alto sono ovali, mentre le altre sono in maggioranza semicircolari o circolari. La loro estensione varia dai 50 fino agli 880 metri quadrati.
Nella Sierra Nevada il regime delle piogge è abbondante: dai 2000 ai 4000 mm annui. Gli architetti Tayrona si videro costretti ad affinare le tecniche per controllare il deflusso dell’acqua. Furono costruiti dei canali sotteranei tutt’ora funzionanti. Inoltre la superfice delle terrazze ha una pendenza media del 10% verso l’esterno. L’economia dei Tayrona, basata sull’agricoltura ha permesso di sostenere una popolazione densa nella Sierra Nevada per circa 700 anni in un periodo compreso dal IX fino alla fine del XVI secolo dell’era di Cristo. In seguito all’analisi e allo studio delle tradizioni dei Kogui, discendenti dei Tayrona, si evince che Teyuna fu abbandonata intorno al 1600, e rimase dimenticata appunto, durante piú di tre secoli. Probabilmente si diffusero delle epidemie, che costrinsero i Tayrona ad abbandonare la loro città e a disperdersi in piccoli insediamenti sparsi nelle vallate e difficilmente accessibili dagli spagnoli.
Con il tempo i nativi della Sierra Nevada cessarono di visitare Teyuna anche se nelle tradizioni dei Kogui l’esatta ubicazione della città veniva gelosamente preservata.
Intorno al 1970, alcuni campesinos che colonizzarono la parte bassa della Sierra Nevada, fino a circa 700 metri sul livello del mare, vennero a conoscenza delle posibilità di trovare immensi tesori. In poco tempo alcuni di essi si organizzarono e, senza alcuna preparazione archeologica si dedicarono al saccheggio delle tombe Tayrona, attività illegale detta guaqueria, in spagnolo.
I guaqueros si inoltrarono sempre più all’interno della Sierra, fino a che, nel 1975, uno di essi, Julio Cesar Sepúlveda, giunse alla ciudad perdida, e iniziò a saccheggiarla. Quasi contemporaneamente un altro guaquero, Jorge Restrepo, insieme ai suoi uomini arrivò a Teyuna e si dedicò al saccheggio. Le due fazioni si scontrarono e i due leader morirono nello scontro cruento. La storia tornò a ripetersi. Dopo quasi 500 anni dallo sbarco dei primi europei in America, la smania di arricchirsi con l’oro sepolto nelle tombe indigene continuò a mietere vittime.
Il saccheggio continuò. A Santa Marta verso la fine del 1975 vi erano commercianti senza scrupoli che organizzavano le spedizioni dei guaqueros nella Sierra Nevada. Fornivano loro i mezzi economici: muli, armi, pale, cibo, e ottenevano in cambio l’obbligazione dei guaqueros a vendere solo a loro i reperti archeologici trovati, spesso di inestimabile valore intrinseco e artistico.
I reperti venivano poi rivenduti sul mercato internazionale e persi per sempre.
Per fortuna questo turpe commercio fu fermato nel 1976, quando una spedizione scientifica organizzata dall’Istituto Colombiano di Antropologia giunse presso Teyuna e iniziò un processo di valorizzazione, restauro e conservazione dei reperti e delle terrazze della città.
Cinque persone arrivarono a Teyuna nel 1976: gli archeologi Gilberto Cadavid e Luisa Fernanda Herrera de Turbay, l’architetto Bernardo Valderrama Andrade e le guide locali Francisco Rey e “El Negro” Rodríguez.
In seguito ai lavori di scavo delle terrazze di Teyuna furono trovati importanti reperti, tra i quali monili in oro e vasi di ceramica finamente intagliati. Furono trovate anche alcune spade e alabarde spagnole, ma non è chiaro se alcuni gruppi di spagnoli giunsero a Teyuna o se dette armi furono seppellite nelle tombe come trofeo di guerra.
Oggi Teyuna è visitabile e fruibile da tutti. Il governo colombiano preserva questo luogo meraviglioso da ulteriori saccheggi.

YURI LEVERATTO
2008 Copyright

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