mercoledì 18 gennaio 2012

L'origine degli Yanomami


Gli Yanomami sono un popolo indigeno del Sud America il cui numero totale assomma a circa 27.000 persone. 
Vivono a ridosso della frontiera Brasile-Venezuela presso la Sierra Parime, dove hanno inzio fiumi che poi sboccano nel Rio Negro nella conca amazzonica e nell’Orinoco per la parte venezuelana. Gli Yanomami che vivono nel territorio brasiliano sono circa 7000. A loro è stata assegnato un territorio enorme, di ben 94.000 chilometri quadrati. Quest’ultimo dato è strano: come è possibile che 7000 persone, che ormai sono sedentarie, abbiano bisogno di un territorio grande come l’intero Portogallo?
Gli Yanomami vivono in villaggi dalla caratteristica forma ovale detti shabono, il cui tetto è in comune. Praticano un’agricoltura di sussistenza, soprattutto basata su coltivazioni di mandioca e banane, oltre alla caccia, pesca e raccolta di frutta selvatica. La dieta degli Yanomami è particolarmente povera di sale, e la loro pressione sanguigna è molto bassa. Per questa ragione sono stati sottoposti a studi medici per cercare di capire se vi sia una correlazione tra l’ipertensione e l’eccessivo consumo di sale. Alcuni di essi praticano l’endocannibalismo, ovvero l’usanza di ingerire i resti inceneriti dei loro cari. La cerimonia della cremazione della persona deceduta è molto complessa, ma l’obiettivo finale è quello di liberare l’anima dal corpo in modo che possa continuare ad esistere eternamente.
Dopo aver bruciato il corpo si procede alla triturazione delle ossa e quindi all’endocannibalismo, ovvero all’ingestione delle ceneri delle ossa dei parenti deceduti. Anche ogni oggetto personale del defunto viene bruciato, perché si crede che possa nascondere alcuni spiriti maligni.
Secondo alcuni linguisti la lingua degli Yanomami fa parte del gruppo Macro-jê, ma secondo altri studiosi è un idioma totalmente isolato. Ne fanno parte quattro dialetti (Ianomans, Sanumá, Ianan e Ianomamo).
Il fatto che la lingua degli Yanomami sia stata considerata a lungo tempo come idioma isolato ha portato alcuni antropologi a definire gli Yanomami come una razza pura, discendenti diretti degli asiatici che arrivarono nel continente americano dallo stretto di Bering, circa 14 millenni or sono.
A mio parere questa tesi è sbagliata, sia perché gli Yanomami hanno storicamente invaso le terre dei Macu (chiamati anche Borowa), e si sono mischiati con le donne appartenenti a differenti tribù, sia perché alcuni di loro hanno gli occhi verdi e la pelle chiara, tipici tratti caucasoidi, e pertanto derivanti da incroci con gli europei, molto probabilmente spagnoli che cercavano la mitica città di Manoa (o El Dorado), a partire dal 1540, o con alcuni caucasoidi giunti in America occasionalmente nel passato.
Osservando con attenzione i volti degli Yanomami si nota pertanto che la loro origine è mista: principalmente asiatica, ma anche negroide e caucasoide come provato dalla forma del naso e dagli occhi verdi di alcune persone. Negli ultimi anni vi sono state varie dispute e controversie relative agli indigeni Yanomami. In particolare nel 2000 gli scienziati Napoleon Chagnon e James Neel hanno prevelato del sangue da alcuni indigeni e lo hanno inviato all’estero senza informarli che sarebbe stato tenuto indefinitamente in quei laboratori.
Detta pratica, contraria alle credenze Yanomami che considerano tabù la permanenza nel tempo di sangue o parti del corpo di un defunto è stata denunciata ed è stata chiesta la restituzione del sangue prelevato, ma a tutt’oggi nulla è stato fatto per tentare di riparare l’accaduto.
I due scienziati sono stati anche accusati di aver introdotto vírus e batteri (inconsapevolmente), nelle terre Yanomami e di aver indirettamente facilitato l’entrata nella zona di garimpeiros (cercatori d’oro).
L’entrata di circa 40.000 garimpeiros a partire dal 1990 nel territorio indigeno Yanomami è un problema serio, infatti i cercatori d’oro sono violenti e determinati nel loro obiettivo, senza preoccuparsi per l’ambiente e senza rispetto per la vita degli indigeni.
Altri opinionisti invece sostengono che le demarcazioni d’immense aree indigene (molto più grandi di quanto una limitata popolazione autoctona possa aver bisogno), siano alquanto strane. Non solo l’area indígena Yanomami, ma altre aree indigene amazzoniche, sproporzionate rispetto alla scarsa popolazione di nativi, chiuse a qualsiasi giornalista o ricercatore esterno, sarebbero così zone controllate non dal governo federale ma bensì da organizzazioni esterne, che potrebbero attuare ricerche di ogni tipo (minerarie, biodiverse, di sfruttamento idrico) senza interferenze esterne, sempre con la docile approvazione d’indigeni ingenui e facilmente corrompibili.

YURI LEVERATTO
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