martedì 7 agosto 2012

L’enigma dei Maraká, gli ultimi pigmei americani



L’aspra cordigliera del Perijá, che si snoda per circa 300 chilometri, si estende a cavallo dei dipartimenti di Cesar e Norte de Santander, in Colombia. Nel lato occidentale vi è il dipartimento di Cesar, mentre nel versante orientale vi sono le profonde vallate del rio Agua Blanca e del Rio Catatumbo, che sfociano entrambi nel lago di Maracaibo, in Venezuela.
In questi particolari ecosistemi, che vanno dal paramo d’alta montagna, fino alla foresta pluviale tropicale, hanno vissuto sin da tempi remoti un insieme d’indigeni che sono stati identificati dagli Spagnoli con il termine Motilones.
Di solito si differenziano i Bari dagli Yucos. I primi parlano una lingua appartenente al gruppo chibcha, mentre i secondi parlano una lingua derivata dal caribe.
Gli Yucos, che sono sempre stati particolarmente bellicosi, abitano la parte occidentale della serrania di Perijá, ed alcuni di loro vivono ancora oggi nella cosiddetta cordigliera dei pipistrelli (Serrania de los Murcielagos).
Gli Yucos vivono sostanzialmente d’agricoltura, e piantano mais, fagioli, manioca, igname, banane, canna da zucchero, zucche, papaie, tabacco e peperoncino. La loro dieta, povera di sale, viene arricchita occasionalmente da cacciagione: tapiri, cervi, fagiani, tacchini selvatici.
Negli ultimi anni gli Yucos hanno dovuto confrontarsi sempre più spesso con l’invasione delle loro terre da parte di coloni colombiani, e si sono ritirati nel profondo della cordigliera di Perijá.
Nella zona delle sorgenti del Catatumbo, in piena selva alta, vivono ancora oggi gruppi di Maraká, indigeni molto bassi, perfettamente integrati nel loro bioma.
Nell’era moderna il primo studioso che riuscì a stabilire un contatto con i Maraká fu Gustaf Bolinder, nel 1920.
Secondo Bolinder i Maraká, conosciuti presso il villaggio di Shirapa, dovevano essere considerati a tutti gli effetti gli ultimi pigmei americani, in quanto i maschi adulti non superavano i 140 cm mentre le donne avevano un’altezza media di 120 centimetri.
Bolinder tornò presso la Serrania de Perijá nel 1936, insieme a sua moglie.
Si stabilì per un tempo presso il villaggio di San Jenaro, a circa 1200 metri d’altezza sul livello del mare. Insieme con alcuni indigeni Maraká, intraprese quindi un’avventurosa spedizione, nell’intento di attraversare l’intera serrania de Perijá. Durante il viaggio venne a contatto con autoctoni di statura normale, gli Sikakao.
Nel 1948 i due studiosi Cruxent e Wavrin, che stavano esplorando il versante orientale della cordigliera, vennero a contatto, presso un affluente del Rio Tukukú con alcuni autoctoni barbuti d’altezza estremamente ridotta. Secondo le loro indicazioni, detti indigeni erano Marakà.
Cruxent poté effettuare alcune misurazioni di vari gruppi d’indigeni, verificando che per gli uomini la statura media era 140 centimetri, mentre per le donne era di 128 centimetri.
I Maraká che furono descritti e studiati da Cruxent però, non erano in alcun modo negroidi, pertanto si esclude ogni possibile discendenza con aborigeni provenienti dall’Africa.
Al contrario, la maggioranza dei Maraká aveva tratti somatici simili ai Motilones di statura normale e alcuni di loro avevano persino la barba, che è una caratteristica delle etnie caucasoidi.
Attualmente esistono ancora isolati gruppi di Maraká, che vivono presso le sorgenti del Catatumbo. L’origine dei Maraká ha causato notevoli discussioni tra gli antropologi. Secondo alcuni studiosi, la loro statura ridotta è causata da un’alimentazione difettosa, pertanto si tratterebbe di un’involuzione umana.
Però, al contrario di questa affermazione, i Maraká non sembrano affatto essere un gruppo umano “difettoso”, in quanto sono abilissimi nella caccia e nella pesca, sono resistentissimi alle lunghe camminate, al caldo umido e al freddo intenso. Si ammalano raramente e sono combattivi ed intelligenti. Sono perfettamente integrati al loro ambiente naturale, e la loro statura ridotta li aiuta in certe situazioni, come per esempio nel muoversi con agilità in una selva intricata.
Secondo queste teorie i pigmei americani, che non sarebbero affatto imparentati con i pigmei africani o della Nuova Guinea, sarebbero invece il risultato di una mutazione genetica avvenuta nel passato. Il fatto che i discendenti degli individui il cui patrimonio genetico mutò, siano stati vincenti da un punto di vista evolutivo, ha permesso che il gruppo di Maraká sopravvivesse, giungendo fino a noi.
Oggigiorno l’ecosistema della Serrania de Perijá è costantemente minacciato da gruppi di persone violente che occupano i suoli con il fine di sviluppare piantagioni illegali di coca. Anche grandi gruppi imprenditoriali, che hanno come scopo lo sfruttamento minerario della zona, stanno entrando con forza nelle varie vallate della cordigliera.

YURI LEVERATTO
Copiright 2011

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