mercoledì 14 marzo 2012

L’Amazzonia colombiana, nuova realtà dello sfruttamento minerario e petrolifero


La Colombia è un Paese fortemente squilibrato dal punto di vista dello sviluppo socio-economico. 
Storicamente il Paese si è concentrato nella creazione di centri di potere socio-economico intorno alle città andine, come Bogotà e Medellin.
Nel corso dei due secoli di vita repubblicana della nazione, le zone periferiche del Paese, come la costa Pacifica e l’immensa area del bacino dell’Orinoco e dell’Amazzonia, sono state praticamente abbandonate a se stesse, e purtroppo, negli ultimi cinquant’anni, vari gruppi armati illegali vi si sono instaurati creando dei “feudi” il cui obiettivo principale è stata l’attività di narcotraffico.
La zona del bacino dei fiumi Meta e Guaviare (detta Orinoquia) e l’Amazzonia colombiana, che unite assommano al 60% del territorio colombiano (ben 720.000 chilometri quadrati), dove vive appena il 4% della popolazione totale del Paese, è stata per lungo tempo lasciata in stato di semi-abbandono da parte dello Stato.
Negli ultimi dieci anni le politiche di pacificazione in atto in Colombia hanno dato notevoli frutti e questi immensi territori, oggi parzialmente liberi dalle precedenti minacce di gruppi di violenti dediti al narcotraffico, hanno incominciato a fare gola a grandi gruppi economici nazionali e stranieri, sia per megaprogetti agricoli, che per investimenti nel settore petrolifero e minerario.
Secondo l’opinione di vari esperti socio-economici colombiani, mentre l’Orinoquia (285.000 chilometri quadrati, 1.250.000 abitanti), dovrebbe essere utilizzata per espandere l’agricoltura e trasformare la Colombia in uno dei grandi produttori mondiali di riso, mais, olio di palma, caucciù, soia e canna da zucchero, l’Amazzonia colombiana (483.000 chilometri quadrati, 900.000 abitanti), dovrebbe essere totalmente preservata, evitando con tutti i mezzi di distruggere i suoi biomi.
Nell’Orinoquia, in effetti, stanno avanzando grandi progetti per ampliare la zona agricola. Tali investimenti sono guidati principalmente da gruppi economici colombiani che operano già nel settore agricolo. Resta da vedere se, con l’entrata del TLC (Trattato di libero commercio), con gli USA, (maggio 2012), resterà vantaggioso produrre riso e mais in Colombia, quando contemporaneamente enormi quantità di tali cereali arriveranno dal Paese a stelle e strisce a prezzi molto concorrenziali.
Nell’Orinoquia, comunque stanno prendendo piede grandi progetti infrastrutturali come per esempio la strada Puerto Gaitan –Puerto Carreño (700 Km), che, una volta terminata, connetterà enormi territori fino ad oggi praticamente abbandonati, con il centro del Paese.
Per quanto riguarda invece l’Amazzonia colombiana, l’idea iniziale, che supportava il protezionismo ambientale è stata calpestata dalla realtà dei fatti.
Le aree date in concessione dallo Stato per lo sfruttamento minerario, per esempio, mentre dal 1998 al 2005 assommavano in media a 209 ettari l’anno, dal 2006 al 2010 sono salite in media a 16.000 ettari all’anno.
Solo nel 2010 sono state dati in concessione (per “esplorazione”), 48.000 ettari di terre amazzoniche.
Questi dati non tengono conto dello sfruttamento minerario illegale, che spesso causa forte inquinamento dei fiumi e dei laghi per l’utilizzo del mercurio.
Alcune riserve forestali recentemente create, come quella dello Yagoyè Apaporis, sono nuovamente in pericolo. Mentre nel 2009 questa area del Vaupes era stata dichiarata Parco Nazionale, oggi una multinazionale canadese (Cosigo Frontier), sta chiedendo il permesso di estrarre oro dalla zona, mettendo in dubbio la costituzionalità della riserva forestale.
Anche lo sfruttamento petrolifero sta aumentando a ritmi allarmanti, principalmente nella regione dell’Orinoquia (Meta, Casanare, Arauca), ma anche nell’Amazzonia colombiana (dipartimenti di Caquetà e Putumayo).
Come giustamente sottolineato da alcuni analisti colombiani e stranieri, per ogni barile di petrolio estratto si sottraggono dalle riserve idriche sotterranee l’equivalente di tre barili d’acqua. Se non si implementeranno degli adeguati programmi di riforestazione delle aree disboscate, nel breve periodo potranno seccarsi le sorgenti sotterranee e i torrenti superficiali.
E’ opinione diffusa che questo tipo di sfruttamento dei suoli dovrebbe essere contingentato e controllato. Le imprese che operano nel territorio amazzonico dovrebbero destinare la metà dei loro introiti a programmi di istruzione e di sviluppo ecosotenibile nell’area dell’agricoltura biologica e della riforestazione.
Il dibattito sull’Amazzonia colombiana si sta facendo ogni giorno più attuale in Colombia.
A mio parere un bioma così delicato ed importante per il mantenimento dell’ecosistema amazzonico nel suo complesso dovrebbe essere preservato nella sua globalità. Le uniche attività concesse dovrebbero essere: l’incentivazione dell’agricoltura biologica e della riforestazione, l’implementazione di villaggi ecologici ad impatto zero sull’ambiente, con generazione di energia creata da impianti fotovoltaici e micro-centrali idriche, e il sostegno delle produzioni locali.

YURI LEVERATTO
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