mercoledì 27 febbraio 2013

La relazione della prima circumnavigazione della terra, del viaggiatore italiano Antonio Pigafetta


Uno dei personaggi-chiave delle grandi scoperte geografiche del XVI secolo, fu il portoghese Ferdinando Magellano, il comandante della flotta che partì dalla Spagna nel 1519, con lo scopo di giungere alle Isole delle Spezie.
Senza il prezioso contributo, però, dell’italiano Antonio Pigafetta, (detto anche Antonio Lombardo, Vicenza, 1491-1531), che riportò tutti i fatti successi nei tre anni dell’incredibile avventura, nella sua Relazione del primo viaggio intorno al mondo, si sarebbero persi per sempre molti dettagli del viaggio, che fu senza dubbio, uno dei più rocamboleschi, difficili e pericolosi di tutti i tempi.
Ferdinando Magellano, nato a Tras o Montes nel 1480, iniziò a navigare prestissimo, e già a soli 25 anni viaggiò in India, negli avamposti portoghesi di Diu, Cochin e Goa, agli ordini del capitano Francisco de Almeida. Quindi accompagnò Diogo Lopes de Sequeira nelle esplorazioni attraverso lo stretto di Malacca.
Nel 1506 prese parte a un viaggio diretto verso le Isole delle Spezie, o Molucche, facenti parte oggi dell’Indonesia. Nel 1511 partecipò, sotto il comando d’Afonso de Albuquerque, alla conquista della città di Malacca. Due anni dopo tornò in patria e in seguito si distinse nella difesa del forte di Azamor, in Marocco. Fu però accusato di aver commerciato illegalmente con alcuni musulmani e per questo fu licenziato dal re del Portogallo. Non gli furono inoltre riconosciute le indennità che aveva chiesto per aver servito la Corona durante gli anni precedenti.
Si rivolse così alla Spagna, offrendo la sua esperienza per navigare fino alle Isole delle Spezie con una rotta verso Occidente e dimostrare che esse cadevano sotto l’influenza spagnola. Forse entrò in possesso di una carta geografica disegnata intorno ai primi anni del XVI secolo, che ipotizzava un passaggio attraverso il Sud America verso il Mare del Sud e si convinse cosí che raggiungere l’Asia senza circumnavigare l’Africa era un’impresa possibile.
Dopo il trattato di Tordesillas, che aveva diviso il mondo in due emisferi, la Spagna si sentiva tagliata fuori dall’emisfero orientale. Siccome i portoghesi erano giunti alle Molucche navigando verso est e avevano iniziato a commerciare con profitto, sorse una disputa sulla reale estensione delle aree d’influenza. Gli spagnoli pensavano, infatti, che quelle isole fossero di loro competenza, mentre i portoghesi, che vi erano giunti per primi, sostenevano il contrario. Non essendo nota la lunghezza esatta della circonferenza terrestre, nessuno sapeva dire se queste isole rientrassero nei territori spettanti ai portoghesi.
Il 22 marzo 1518 Magellano siglò un concordato con il nuovo re di Spagna, l’imperatore Carlo V, che gli mise a disposizione cinque navi per giungere alle Molucche navigando verso occidente e verificarne l’esatta ubicazione. Naturalmente non meno importante sarebbe stata l’eventuale scoperta di nuove terre da annettere al già immenso impero spagnolo. Nel contratto si evidenziava che a Magellano sarebbe spettata la quinta parte dei proventi del viaggio, e sarebbe stato nominato governatore delle terre scoperte.
La spedizione partì da Siviglia il 10 agosto 1519. Magellano comandava la nave Trinidad, Juan de Cartagena la San Antonio, Gaspar de Quesada la Concepción, Luis de Mendosa la Victoria e Juan Serrano la Santiago.
In totale vi erano 234 uomini, di cui 170 spagnoli, 40 portoghesi, 20 italiani (tra i quali il vicentino Antonio Pigafetta), e quattro interpreti africani e asiatici.
La flotta fu trattenuta per più di un mese alle foci del Guadalquivir per la riluttanza delle autorità locali a far partire un convoglio spagnolo comandato da un portoghese. Finalmente, il 20 settembre 1519 Magellano lasciò le coste spagnole ma fu inseguito da alcune navi portoghesi. Riuscì a raggiungere le isole Canarie, appartenenti alla Spagna, senza farsi prendere dagli inseguitori. Dopo aver caricato altre provviste, si diresse verso il Brasile. Già durante la traversata atlantica dovette confrontarsi con un ammutinamento, che riuscì a domare mettendo ai ferri il primo ufficiale della Trinidad.
Il 14 dicembre 1519 i navigatori giunsero in Brasile, precisamente nella baia di Rio de Janeiro. Poi proseguirono verso sud e arrivarono nell’immenso estuario del Rio de la Plata.
Siccome l’inverno australe si avvicinava, il comandante decise di svernare in una baia della Patagonia, raggiunta il 30 marzo 1520 e chiamata Puerto San Julian. Presto però le provviste iniziarono a scarseggiare e si rese pertanto necessario un primo razionamento di viveri. Scoppiarono nuove ribellioni. I capitani Luis de Mendoza e Gaspar de Quesada furono giustiziati mentre Juan de Cartagena fu abbandonato in una costa desolata insieme ad un prete che aveva capeggiato la rivolta.
A maggio la Santiago fu spedita in avanscoperta, ma naufragò su una secca non lontano dalla costa. Alcuni marinai riuscirono a tornare indietro via terra fino al golfo di San Julian, mentre altri furono uccisi da gruppi di feroci indigeni.
Ai primi d’ottobre del 1520, con la fine dell’inverno australe, il viaggio riprese il suo corso. Tutte le bocche dei fiumi e le insenature furono esaminate. Finalmente, la Concepción e la Sant’Antonio, che vennero mandate avanti, scoprirono il tanto desiderato passaggio verso ovest. In un paragrafo della Relazione del primo viaggio intorno al mondo, l’italiano Pigafetta narra la scoperta del mitico stretto:

Poi andando a cinquantadue gradi al medesimo polo, trovassemo nel giorno delle undecemila Vergine uno stretto, el capo del quale chiamammo Capo de le undece mila Vergine, per grandissimo miracolo. Questo stretto è longo cento e dieci leghe, che sono quattrocentoquaranta miglia, e largo piú o manco de mezza lega(1), che va a riferire in un altro mare, chiamato mar Pacifico, circondato da montagne altissime caricate de neve. Non li potevamo trovar fondo se non con lo proise in terra in venticinque e trenta brazza. E se non era el capitano generale non trovavamo questo stretto, perché tutti pensavamo e dicevamo come era serrato tutto intorno: ma il capitano generale, che sapeva de dover fare la sua navigazione per uno stretto molto ascoso, come vide ne la tesoreria del Re di Portugal in una carta fatta per quello eccellentissimo uomo Martin di Boemia, mandò due navi, Santo Antonio e la Concezione, che cosí le chiamavano, a vedere che era nel capo della baia. Noi, con le altre due nave, la capitania, che se chiamava Trinidade, l'altra la Victoria, stessemo ad aspettarle dentro ne la baia. La notte ne sopravvenne una grande fortuna, che durò fino a l'altro mezzogiorno, per il che ne fu forza levare l'ancore e lasciare andare de qua e de là per la baia. A le altre due navi li era traversia e non potevano cavalcare uno capo, che faceva la baia quasi in fine, per venire a noi, sì che le era forza a dare in secco. Pur accostandose al fine de la baia, pensando de essere persi, vitteno una bocca piccola, che non pareva bocca, ma uno cantone, e come abbandonati se cacciarono dentro, sì che per forza discoperseno el stretto; e vedendo che non era cantone, ma uno stretto de terra, andarono piú innanzi e trovarono una baia. Poi, andando piú oltra, trovarono uno altro stretto e un'altra baia piú grande che le due prime. Molto allegri, subito voltorno indietro per dirlo al capitano generale. Noi pensavamo fossero perse, prima per la fortuna grande, l'altra perché erano passati dui giorni e non apparevano, e anco per certi fumi che facevano dui de li sui mandati in terra per avvisarne. E cosí stando sospesi, vedemmo venire le due navi con le vele piene e con le bandiere spiegate verso di noi. Essendo cosí vicine, subito scaricarono molte bombarde e gridi; poi tutti insieme, rengraziando Iddio e la Vergine Maria, andassemo a cercare piú innanzi.
A questo punto Magellano, che si sentiva sicuro di poter continuare la navigazione verso ovest, offrì ai capitani la possibilità di seguirlo o di tornare in patria. L’unica nave che non lo seguì fu la Sant’Antonio, che lasciò la flotta per tornare in Spagna, sotto il comando di Sebastian Gomez.
Nell’ottobre del 1520 solo tre navi entrarono nello stretto, che fu poi denominato con il nome del portoghese: Trinidad, Victoria e Concepción.
Dopo circa 40 giorni di navigazione, la flotta entrò nelle placide acque del Mare del Sud. Magellano lo ribattezzò Oceano Pacifico, in quanto durante i tre lunghi mesi di viaggio necessari per attraversarlo non vi furono altro che deboli brezze. Durante la navigazione oceanica, che sembrava interminabile, furono avvistati solo due isolotti disabitati.
La maggioranza dell’equipaggio si ammalò di scorbuto, la terribile malattia causata dalla mancanza di vitamina c, i cui sintomi sono paurosi ingrossamenti delle gengive con conseguente perdita dei denti e impossibilità di assumere qualsiasi cibo. I viveri erano quasi finiti, vi era solo del pane impregnato di salsedine e qualche pezzo di pesce essiccato. L’equipaggio cominciò ad azzuffarsi per la fame e alcuni si cibarono di topi e suole di scarpe. Ventuno uomini morirono durante la traversata.
Ecco un passaggio della Relazione del primo viaggio intorno al mondo, dove Pigafetta narra la terrificante traversata oceanica:

Mercore a 28 de novembre 1520 ne disbucassemo da questo stretto s’ingolfandone Mar Pacifico. Stessemo tre mesi e venti giorni senza pigliare refrigerio di sorta alcuna. Mangiavamo biscotto, non più biscotto, ma polvere de quello con vermi a pugnate, perché essi avevano mangiato il buono: puzzava grandemente de orina de sorci, e bevevamo acqua gialla già putrefatta per molti giorni, e mangiavamo certe pelle de bove, che erano sopra l’antenna maggiore, acciò che l’antenna non rompesse la sartia, durissime per il sole, pioggia e vento. Le lasciavamo per quattro o cinque giorni nel mare, e poi se metteva uno poco sopra la brace e così le mangiavamo, e ancora assai volte segatura de asse. Li sorci se vendevano mezzo ducato lo uno e se pur ne avessimo potuto avere. Ma sovra tutte le altre sciagure questa era la peggiore: crescevano le gengive ad alcuni sopra li denti così de sotto come de sovra, che per modo alcuno non potevano mangiare, e così morivano per questa infermità. Morirono 19 uomini e il gigante della Patagonia con un indio del Verzin (2). Venticinque o trenta uomini se infirmarono, chi ne le braccia, ne le gambe o in altro loco, sicché pochi restarono sani. Per la grazia de Dio, io non ebbi alcuna infermidade.

La flotta raggiunse le isole Marianne, arcipelago situato ad ovest delle Filippine, il 6 marzo 1521. Erano trascorsi ventinove anni dal primo viaggio di Cristoforo Colombo.
Finalmente gli europei erano giunti nelle propaggini dell’Asia navigando verso ovest. Ma le rotte dei portoghesi, attraverso l’Africa e l’India, erano già conosciute e pertanto più sicure. Queste isole furono chiamate “dei Ladroni”, poiché alcuni gruppi tribali tentarono d’impossessarsi di una scialuppa. Magellano giustiziò i responsabili e fece bruciare le loro capanne. Dopo essersi rifornito di viveri riprese il mare. Il 16 marzo 1521 la spedizione raggiunse l’odierna Homonon, nelle isole Filippine.
Ecco la descrizione di Pigafetta:
Sabato, 16 marzo 1521, dessemo, ne l’aurora, sovra una terra alta, lungi 300 leghe dalle isole dei Ladroni, la qual è isola e se chiama Zamal. El Capitano generale, nel giorno seguente volse dismontare in un’altra isola disabitata, per essere più sicuro che era che era di dietro de questa, per pigliare acqua e qualche diporto. Fece fare due tende in terra per li infermi, e fece li ammazzare una porca. Luni 18 de marzo vedessemo da poi disnare venire verso di noi una barca con nove uomini, per il che lo Capitano generale comandò che niuno di movesse, ne dicesse parola alcuna senza sua licenza. Quando arrivarono questi in terra, subito lo suo principale andò dal Capitano generale, mostrandose allegro per la nostra venuta…
vedendo lo Capitano generale che questi erano uomini con ragione, li fece dare da mangiare e li donò sonetti rossi, specchi, pettini, sonagli, avorio, mocassini e altre cose. Quando visteno la cortesia de lo Capitano, li presentarono pesci, uno vaso de vino de palma, che lo chiamavano vraca, fichi più lunghi d’un palmo e altri più piccoli più saporiti e due cocchi. Allora non avevano altro. Ne fecero segni con la mano che in fino a quattro giorni porterebbero umany, che è riso, cocchi e molta altra vittuaglia…
Questi popoli sono Cafri(3), cioè Gentili(4), vanno nudi con tele de scorza d’arbore intorno le sue vergogne…
sono olivastri, grassi, depinti, e se ongeno con olio de cocco e de giongioli per lo sole e per il vento. Hanno li capelli negrissimi, fino a la cinta, e hanno daghe, coltelli, lance de oro, tardoni, fiocine, arponi e reti per pescare come rezzali.
Le sue barche sono come le nostre.
L’interprete di Magellano, il malese chiamato Enrique che viaggiava con il comandante ormai da anni, conosceva la lingua locale e introdusse i portoghesi alla corte del sovrano, Rajah Kolambu, re di Limasawa.
Quindi Magellano proseguì il viaggio fino al porto di Cebu nell’isola omonima. Ecco la descrizione dell’arrivo nel trafficato porto, nel racconto del vicentino:
La domenica 7 de aprile 1521, a mezzo dì intrassemo nel porto di Zubu; passando per molti villaggi vedevamo vedevamo molte case fatte sopra li arbori. Appopinquandose a la città, lo Capitano generale comandò che le nave s’imbandierasseno; furono calate le vele e poste a modo de battaglia e scaricò tutta l’artiglieria, per il che questi popoli ebbero grandissima paura. Lo capitano mandò uno suo allievo, con lo interprete, ambasciatore al re di Zubu. Quando arrivorno ne la città, trovarono, infiniti uomini insieme con lo re, tutti paurosi per le bombarde. L’interprete li disse questo essere nostro costume, che entrando in simili luoghi, in segno de pace e amicizia e per onorare lo re del luogo scaricavamo tutte le bombarde. El re e tutti li suoi se assecurorno; e fece dire a li nostri per lo suo governatore che cosa volevano. L’interprete rispose come el suo signore era capitano del maggiore re e principe che fosse ne lo mondo, e che andava a discoprire Maluco, ma per la sua buona fama, come aveva inteso dal re de Mazana, era venuto solamente per visitarlo e pigliare vettovaglia con la sua mercadanzia.
Durante il soggiorno nel porto di Cebu, Magellano riuscì a convertire al cristianesimo il re, Rajah Humabon, che si sottomise alla Corona spagnola. Scoppiò però una rivolta nella vicina isola di Mactan, i cui abitanti non volevano convertirsi.
Magellano decise di usare la forza per conquistarla. Sbarcò nell’isola il 27 aprile 1521, ma in uno scontro durissimo fu ucciso dagli abitanti del luogo. A questo punto anche il re di Cebu rinnegò il cristianesimo e decise di attaccare gli europei. Nello scontro persero la vita 30 uomini dell’equipaggio.
I sopravvissuti elessero Juan Sebastian Elcano comandante della Victoria. La prima decisione fu di affondare la Concepción, in quanto l’equipaggio, troppo esiguo, non avrebbe permesso il governo di tre navi. Quindi, a bordo della Victoria e della Trinidad, i sopravvissuti ripararono nel Borneo, esattamente nell’abitato di Brunei, dove rimasero per 35 giorni, trascorsi i quali decisero di esplorare le Isole delle Spezie. I portoghesi vi erano già arrivati anni prima provenienti dall’India e le reclamavano come loro territori. Le due navi rimaste vi giunsero il 6 novembre 1521 e calarono le ancore nella baia dell’isola di Tidore, nelle attuali Molucche, isole ricche di chiodi di garofano, noce moscata e altre spezie.
La popolazione locale, che era già venuta in contatto con i portoghesi, si rivelò pacifica e si giunse ad un accordo per la vendita delle spezie.
Ecco la descrizione dello sbarco a Tidore e delle isole delle Spezie o Molucche, secondo il racconto del vicentino:
Venere, otto de novembre 1521, tre ore innanzi lo tramontare del sole, entrassemo in uno porto de una isola detta Tadore e surgendo appresso terra in venti braccia, descaricassemo tutta la artiglieria. Nel giorno seguente venne lo re in uno prao(5) a le navi e circondolle una volta. Subito li andessemo in contra con lo battello per onorarlo: ne fece entrare ne lo suo prao e sedere presso de se…lo re ne disse che fossimo li benvenuti e come lui già da gran tempo se aveva sognato alquante navi venire a Maluco da luoghi lontani. Li donassemo uno presente: un panno de damasco giallo, alcuni panni indiani lavorati de oro e de seta, una pezza de berania bianca, dodici coltelli, sei specchi grandi, sei forbici, sei pettini, alquanti bicchieri dorati e altre cose. Questo re è Moro(6), e forse de quarantacinque anni, ben fatto, con una presenza reale e grandissimo astrologo e chiamasi rajà sultan Manzor. Acciò vostra illustrissima signoria sappia che le isole dove nascono li garofoli(7) sono cinque: Tarenate, Tadore, Mutir, Machian, Bachian. Tarenate è la principale, e, quando viveva lo suo re, signoreggiava quasi tutte le altre. Tadore è quella dov’eramo: tiene re. Mutir e Machian non hanno re, ma si reggeno a popolo, e quando li due re de Tarenate e de Tadore fanno guerra insieme, queste due li serveno de gente. La ultima è Bachian e tiene re. Tutta questa provincia, dove nascono li garofoli, se chiama Maluco. Questi re teneno quante donne voleno, ma ne hanno una per sua moglie principale e le altre obbediscono a questa…
Dinnanzi a questa isola ne è una grandissima, chiamata Giailolo(8), che è abitata da Mori e da Gentili.
Mardi dodici de novembre cominciassemo a mercadantare in questo modo: per dieci braccia di panno rosso o trentacinque bicchieri di vetro ne davano uno bahar de garofoli, che sono quattrocentosei libbre di garofoli;
Una volta terminate le contrattazioni il comandante Juan Sebastian Elcano decise di partire con rotta verso ovest. Accadde però che la Trinidad iniziò ad imbarcare acqua e tutti gli sforzi per individuare la falla, furono inutili. Ecco una descrizione della situazione:
Venere mattina, a buon ora venne lo nostro re di Tadore con li tre uomini e presto mandolli ne l’acqua con li capelli sparsi, acciò con quelli trovassero la fessura. Costoro stettero una buon ora sott’acqua e mai la trovarono. Il re, quando vide non poterli trovare rimedio, disse piangendo: chi anderà mo’ in Ispagna dal mio signore a darli nuova di me?
Li rispondessimo che anderebbe la Victoria per non perdere li levanti, li quali cominciavano; e l’altra finche se conciasse, aspetterebbe li ponenti e poi andaria al Darien(9), che è nell’altra parte de lo mondo, ne la terra de Diucatan(10).
I due equipaggi dunque si separarono. La Trinidad riprese il viaggio dopo vari mesi riattraversando il Pacifico con rotta a est. Dei 55 uomini d’equipaggio, solo quattro rientrarono in Spagna nel 1525.
La Victoria invece, al comando di Juan Sebastian Elcano, riprese il mare navigando verso ovest con un totale di 50 uomini.
Durante i primi giorni di navigazione la Victoria navigò nell’attuale mare indonesiano, costeggiando una moltitudine d’isole. Si fermarono alcuni giorni in un’isola detta Buru, distante 75 leghe dalle Molucche e situata 3 gradi e mezzo sotto l’equatore. Ecco il racconto di Pigafetta.
Partendone da quell’isola di Buru, a la quarta de garbin(11) verso ponente, circa 8 gradi di longitudine, arrivassemo a tre isole; Zolot, Nocemamor e Galian, e navigando per mezzo di queste ne assaltò una gran fortuna, per il che facessimo un pellegrinaggio alla nostra Donna de la Guida, e pigliando a poppa lo temporale, dessemo in un’isola alta; innanzi che giungessimo ivi, se affaticassemo molto per le raffiche che discendevano da li suoi monti e per le grandi correnti de acqua. Li uomini di questa isola sono selvatici e bestiali; mangiano carne umana e non hanno re; …
Quivi tardassimo quindici giorni per conciare la nostra nave ne li costati. In quest’isola se trova galline, capre, cocchi, cera (per una libbra di ferro vecchio ne donarono quindici de cera) e pevere lungo e rotondo…
Pigliassemo quivi un uomo, acciò ne conducesse ad alcuna isola, che avesse vittuaria. Quest’isola sta de latitudine al Polo Antartico in otto gradi e mezzo, e cento sessantanove e due terzi da la linea repartizionale(12): e chiamase Malua.
Sabato, a venticinque de gennaro MCCCCCXXII se partissemo de l’isola de Malua, e la dominica, a ventisei, arrivassemo a una grande isola, longi da quella cinque leghe, fra mezzodì e garbin. Io solo andai a terra a parlare al maggiore d’una villa detta Amaban, acciò ne desse vittuvaglie: me rispose darebbe bufali, porci e capre; a non ci potessimo accordare perché voleva molte cose per un bufalo. Noi, avendone poche e costringendone la fame, ritenessimo ne la nave principale con uno suo figliolo de un’altra villa, detta Balibo, e per paura che no lo amazzassimo, subito ne dette sei bufali, cinque capre e due porci, e per compiere lo numero di dieci porci e dieci capre, ne dette un bufalo, perché così gli avevamo dato taglia. Poi li mandassimo in terra contentissimi con tela, panni indiani de seta e de bambaso(13), accette, cortelizi indiani, forbici, specchi e coltelli.
Dopo aver navigato costeggiando molte altre isole, tra le quali la grandissima Giava, la nave Victoria si diresse verso ovest con rotta verso il Capo di Buona Speranza:
Marti de notte, venendo al mercore, a undici de febbrero 1522, partendone de la isola de Timor se ingolfassemo nel mare grande, nominato Lant Chidot; e pigliando lo nostro cammino tra ponente e garbin; lasciassemo a la mano dritta a la tramontana, per paura del Re del Portogallo, la isola Zamatra, anticamente detta Taprobana, Pegù, Bengala, Uriza, Chelin, ne la quale stanno li Malabari sotto il re di Narsingha; Calicut sotto lo medesimo re; Cambaia ne la quale sono li Guzerati, Cananor, Goa, Ormus e tutta l’altra costa de la India maggiore…
E per cavalcare lo Capo de Bona Speranza stessemo sovra questo capo nove settimane con le vele ammainate per lo vento occidentale e maestrale per prora e con fortuna grandissima; il qual capo sta de latitudine in trentaquattro gradi e mezzo e mille e seicento leghe lungi dal capo di Malacca, ed è lo maggiore e più pericoloso capo che vi sia ne lo mondo…
Finalmente, con lo aiuto di Dio, a sei di maggio passassemo questo capo, appresso lui cinque leghe…
Poi navegassemo al maestrale due mesi continui senza pigliare refrigerio alcuno. In questo poco tempo ne morsero venti uno uomo. Quando li buttavamo in mare, li Cristini andavano nel fondo con lo volto in suso e li Indii sempre con lo volto in giù. E se Dio non ne concedeva buon tempo, tutti morivamo de fame. Al fine, costretti dalla grande necessità, andassemo alle isole de Capo Verde.
Come si evince dal racconto del vicentino, la traversata dell’Oceano Indiano fu molto difficile e i marinai dovettero confrontarsi di nuovo con fame e malattie. In 21 morirono prima di arrivare alle isole di Capo Verde. Altri 13 furono lasciati in ostaggio nelle isole di Capo Verde dal comandante Elcano per salvare il carico di 26 tonnellate di spezie. Solo 18 superstiti, dei 234 esploratori iniziali, giunsero in Spagna il 6 settembre 1522, tre anni e 27 giorni dopo l’inizio dell’impresa. Tra di loro vi erano due italiani: il marinaio di Savona Martin de Judicibus, e Antonio Pigafetta.
Ecco l’arrivo in Spagna e il successivo viaggio in Italia, narrato da Pigafetta:
Sabato, a sei di settembre 1522, intrassemo nella baia di San Lucar…
dal tempo che se partissemo de questa baia fino al giorno presente avevamo fatto quattordicimila e quattrocento sessanta leghe e più, compiuto lo circolo de lo mondo, dal levante al ponente. Luni a otto de settembre, buttassemo l’ancora appresso al molo de Siviglia e discaricassimo tutta l’artiglieria. Marti, tutti noi, in camicia e di scalzi, andassemo con una torcia in mano, a visitare il luogo di Santa Maria de la Victoria e de Santa Maria de la Antigua.
Partendomi da Siviglia, andai a Vagliadolid, ove rappresentai a la sacra maestà de don Carlo, non oro ne argento, ma cose da essere assai apprezzate da un simil signore. Fra le altre cose li detti uno libro, scritto de mia mano, de tutte le cose passate de giorno in giorno nel viaggio nostro. Me ne partii de li al meglio che potei; e andai in Portogallo e parlai al re don Giovanni de le cose che avevo vedute. Passando per la Spagna venni in Franza; e feci dono de alcune cose de l’altro emisfero a la madre del cristianissimo re don Francesco, madama la reggente. Poi me ne venni ne la Italia, ove donai per sempre me medesimo e queste mie poche fatiche a lo inclito e illustrissimo signor Filippo de Villers Lisleadam, gran maestro de Rodi degnissimo.
Dal punto di vista economico questo viaggio fu un totale disastro. La sua importanza fu enorme, invece, sotto l’aspetto geografico e astronomico. Grazie a Pigafetta s’iniziarono a conoscere gli usi e costumi di molti popoli autoctoni. Inoltre il vicentino avvistò e catalogò per la prima volta degli ammassi stellari lontanissimi dal nostro pianeta, che furono poi denominati Nubi di Magellano.
La prima circumnavigazione della Terra portò anche a conoscere gli effetti del cambio di ora e data. Il calendario di bordo, infatti, che all’arrivo nelle isole di Capo Verde segnava mercore 9 de julio, era diverso da quello delle isole, che segnava invece jove 10 de julio. In seguito a questo fatto curioso s’iniziò a pensare alla necessità di dividere la circonferenza terrestre in zone d’ora e si cominciò a studiare la possibilità d’introdurre la linea del cambio di data, che fu adottata ufficialmente nel XIX secolo.
Nel 1525, il re imperatore Carlo V, decise d’inviare un’altra spedizione alle isole Molucche, nell’intento di conquistarle definitivamente. L’impresa, comandata da Garcia Jofre de Loisa, fu funestata da immani sciagure e i pochi superstiti, una volta giunti alle Isole delle Spezie furono attaccati e sconfitti da soldati portoghesi. In seguito il dominio delle isole Molucche fu assegnato al Portogallo, mentre la Spagna governò per lungo tempo le isole Filippine.

YURI LEVERATTO
Copyright 2010

Glossario:
1-Lega= circa 5 chilometri
2-Verzin=Brasile
3-Cafri=dalla pelle nera
4-Gentili=Animisti, Pagani
5-Prao=Giunco
6-Moro=Islamico
7-Garofoli=chiodi di garofano
8-Isola di Giailolo=Isola di Halmahera (Indonesia orientale)
9-Darien=terre corrispondendi al sud dell’istmo di Panama (oggi terre colombiane)
10-Diucatan=Yucatan
11-Garbin=Sud-Ovest
12-Linea ripartizionale=secondo le mappe disegnate basandosi sulle informazioni tratte dalla Geografia di Tolomeo, la longitudine (solo ampia 180 gradi), veniva calcolata a partire dalle isole Canarie.
13-Bambaso=cotone

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