giovedì 3 ottobre 2013

La prova della presenza d’indigeni non contattati nella riserva di Kawahiva, Amazzonia brasiliana


Pochi giorni fa la televisione brasiliana Globo ha mostrato un video dove si vede il passaggio di alcuni indigeni non-contattati, nel pieno della selva amazzonica brasiliana. 
Il Video è stato girato nella riserva di Kawahiva, un’area estesa circa 410.000 ettari, ubicata presso il confine dello Stato del Mato Grosso con lo Stato del Amazonas. Già da tempo alcuni indigenisti del Funai avevano osservato alcune tracce della sottile presenza di indigeni nell’area, ma non li avevano ancora filmati. Nel video si vede chiaramente che ad un certo punto, quando i nativi si rendono conto della presenza degli estranei, si allontanano velocemente e gridano la parola "TAPUIM" che è stata interpretata come “nemico” dalla studiosa che si vede nella parte finale del video.
Ancora oggi dunque, nel 2013, oltre 500 anni dopo l’arrivo degli Europei in America del Sud vi sono ancora varie tribù di nativi non-contattati.
Il processo di contatto, e in seguito, di “acculturazione forzata” con la società brasiliana è però, purtroppo, inevitabile. Questi indigeni infatti, dei quali non sappiamo il nome né il loro complesso sistema cosmogonico, non entrano più, da oggi, nella categoria dei non-contattati, ma sono già nella categoria di quelli “in fase di contatto iniziale”.
E’ triste sottolinearlo, ma, come molte altre etnie che hanno cambiato il loro status da "non-contattati" o “isolati” a “indigeni in contatto iniziale”, anche questi indigeni verrano studiati (la loro lingua già si conosce, é una variante del Tupi detta Tupi-Kawahiva), le loro tradizioni verranno esaminate e le loro conoscenze (soprattutto quelle concernenti l’utilizzo delle piante medicinali) saranno analizzate.
Il problema però, come spesso accade in queste situazioni e come ho sottolineato in altri miei articoli (vedi per esempio la riserva Roosevelt), è che dopo il contatto iniziale, spesso all’interno della riserva viene concessa l’entrata a una Ong estera, che, dopo aver ottenuto la confidenza del capo-tribù, (cacique), ottiene valide informazioni soprattutto nel campo della botanica, che vengono poi utilizzate nel campo medico o cosmetico.
E`la cosiddetta biopirateria quando si sottrae biodiversità che viene riutilizzata con enormi profitti da avide multinazionali.
Nella seconda fase del “contatto” viene studiata l’area da un punto di vista minerario e, anche se la riserva è considerata “intangibile” a volte viene data la concessione ad imprese estere per procedere ad un estrattivismo del quale non si beneficiano i popoli sud-americani ma solo le elite che ne guidano i paesi.
Mi riferisco per esempio al caso della Riserva Nahua Nanti in Perú, creata nel 1990 per preservare i Nahua e i Nanti e altri popoli come i Kugapakoris e i Masco Piros. Oggi la riserva è stata data in concessione all’impresa argentina PlusPetrol che ha in programma di aprire centinaia di pozzi per l’estrazione del gas (gas di Camisea).
Che succederà ai nativi Kawahiva se si procederà a questa seconda fase del contatto?
Quelli che sopravvivranno alle malattie portate dagli scienziati delle Ong saranno riuniti con altre etnie, magari atavicamente ostili alla loro, (come è successo nella terra indigena Raposa Serra do Sol), o semplicemente passeranno ad essere da nomadi a sedentari come è successo agli Yanomami di Xitei.
Spesso in Sud America i vari governi fanno a gara a mostrarsi indigenisti, o amici dei nativi che devono essere preservati a tutti costi, ma poi, quando si trova il petrolio nella loro terra o altri minerali preziosi, tutti i buoni propositi saltano e l’area si da in concessione a multinazionali estere, come è successo per esempio nel Tipnis, in Bolivia.

YURI LEVERATTO
Copyright 2013

Nessun commento:

Posta un commento