mercoledì 15 settembre 2010

La decadenza e scomparsa della civiltà Maya



Il continente americano, prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo, era un incredibile crogiuolo di popoli, lingue e culture diverse. 
Alcune di queste civiltà erano prospere contemporaneamente all’arrivo dei conquistadores, come quelle degli: Aztechi, Quimbaya, Muisca, Incas o dei Moxos.
Altre invece erano scomparse nei secoli precedenti e avevano lasciato possenti monumenti come prove della loro esistenza e del loro splendore.
Nell’area meso-americana si erano succedute varie etnie che avevano dato origine a varie civiltà. Per esempio gli Olmechi e i Toltechi.
Ma la civiltà che più ha stupito per i risultati stupefacenti sia nell’ambito architettonico sia in quello calendariale, matematico e astronomico fu quella dei Maya.
Malgrado ciò ci fu una caratteristica particolare di questa civiltà, in negativo, che ha indirettamente causato la sua fine: la non conoscenza dell’aratro. Più avanti analizzeremo nei dettagli questo punto.
Di solito si divide la storia dei Maya in tre differenti epoche.
Il periodo antico, fino al 374 d.C.
Una delle più antiche città costruite in questo periodo fu Uaxactùn, alla quale seguirono El Mirador, Tikal e Naranjo. Altre città di questo periodo furono Copàn e Piedras Negras.
Nel periodo medio (374-472 d.C.) furono fondate Palenque, Menché e Quiriguà. Durante il periodo recente (472-610 d.C.) furono costruite Ixkun, Flores, Seibal e Benque Viejo.
Se si studia con attenzione la carta geografica si nota che le città di più recente fondazione si trovano all’interno di un’area delimitata dalle città di più antica costruzione.
Cosa significa tutto ciò?
Sembra che i Maya si svilupparono non verso l’esterno, ma verso l’interno del loro territorio!
Questo enigma dell’archeologia, lungi dall’essere risolto, indica che una delle civiltà più raffinate delle Americhe usava abbandonare delle città per fondarne altre, riproducendone le opere architettoniche e i simbolismi, e ubicandole sempre più al centro del loro territorio.
Come erano organizzate queste città?
Di solito vi era un abisso tra le classi sociali che erano rígidamente divise tra di loro. Le caste dei nobili e del clero erano mantenute dai contadini che dovevano destinare loro i 2/3 del raccolto.
Fu proprio l’estrema divisione tra le classi e l’isolamento dei sacerdoti e dei dotti che portò la società alla decadenza. Gli eruditi conoscevano gli astri e la matematica ed elaborarono un complesso sistema di scrittura, ma ignoravano i metodi più elementari per arare e concimare i campi.
Il sistema utilizzato per piantare i semi era rudimentale: dopo le piogge il terreno veniva forato con lunghi pali appuntiti ed in ogni buca venivano depositati i semi.
In mancanza di un semplice aratro (anche per l’inesistenza di animali da tiro), che avrebbe permesso il rimescolamento e una migliore concimatura delle zolle di terra, i campi si impoverivano e necessitavano di lunghi periodi per tornare ad essere fertili.
Ecco il motivo che i contadini si allontanavano sempre più dalle città, inoltrandosi nella giungla con lo scopo di ottenere nuovi campi, che incendiavano, dove piantavano il mais e altri vegetali.
In questo modo però sempre più terreni impoveriti si frapponevano tra i contadini e le città, ridotte ormai a decadenti centri cerimoniali dove vivevano i nobili e il clero. Ad un certo punto si decise che tutto il territorio ancestrale doveva essere abbandonato.
Il Nuovo Regno sarebbe sorto nel nord, mentre la terra ancestrale dei Maya fu lentamente occlusa dalla vegetazione lussureggiante.

YURI LEVERATTO
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