giovedì 10 luglio 2014

La critica all’eurocentrismo in alcuni stati sudamericani


Il 12 ottobre 2004, un gruppo di persone d’ispirazione chavista si è riunito presso il “paseo Colon”, nei pressi di una statua di Cristoforo Colombo, a Caracas, nell’intento di giudicare sommariamente il navigante ed esploratore genovese, 498 anni dopo la sua morte. 
Dopo che Colombo è stato dichiarato colpevole di genocidio, la scultura è stata tolta dal suo piedistallo e si è rotta, al cadere, in due parti. Quindi è stata cosparsa di pittura rossa inneggiante al socialismo bolivariano d’ispirazione chavista e il nome della strada è stato cambiato in “paseo de la resistencia indígena”.
Questo atto, che non è stato sanzionato dalla polizia venezuelana, è solo uno dei tanti che hanno caratterizzato negli ultimi anni stati come il Venezuela, e l’Argentina, paese la cui popolazione è per la grande maggioranza di origine europea.
Il ripudio dell’eurocentrismo ha origini molto antiche.
Sappiamo che Cristoforo Colombo fu il primo trafficante di schiavi ed è noto che i conquistadores spagnoli, come Hernan Cortes, Francisco Pizarro o Pedro de Heredia si distinsero per varie mattanze d’indigeni, che notoriamente non potevano difendersi perché spaventati dalle armi da fuoco, dalle spade di ferro e dai cavalli, animali sconosciuti nel Nuovo Mondo.
E’ noto poi che il sistema economico imposto dagli spagnoli è stato duro e inflessibile, sia con il proceso dello schiavismo, sia con lo sfruttamento degli indigeni nelle miniere (si veda il mio articolo su Potosí), e nei campi con la mita. E’ peró altrettanto vero che gli spagnoli si sentivano perfettamente autorizzati dal papa, per loro il vicario di Cristo, e dal re di Spagna, nell’opera di evengelizzazione e protezione degli autoctoni. Gli europei del tempo riconoscevano il trattato secondo il quale il papa aveva diviso il mondo in due parti, una per la Spagna e l’altra per il Portogallo, (trattato di Tordesillas). Le terre americane erano pertanto “loro”, e non degli indigeni.
E’ ovvio che la visione di noi occidentali del 2014 è diametralmente diversa dagli europei del XVI secolo, ma è anche vero che non possiamo pensare di giudicare fatti avvenuti cinque secoli fa senza considerare il contesto nel quale si sono sviluppati.
I movimenti contro l’eurocentrismo o contro la visione occidentale del mondo si sono diretti, nella seconda metá del XX secolo contro gli Stati Uniti d’America, che era il paese dominante del continente sudamericano.
Queste teorie, ben spiegate nel famoso libro di Eduardo Galeano “Las venas abiertas de America Latina”, sono sfociate a volte in movimenti anti-capitalisti o apertamente filo-marxisti o addirittura filo-maoisti, sia in Colombia (farc), ma anche in Perú (s.l.) o in Bolivia (e.l.n. e Che Guevara). Il fallimento di questi movimenti o la loro trasformazione in cartelli di narcotraffico che si basano su concetti prettamente capistalistici (produzione e vendita illegale di cocaina), ha portato lo sviluppo di altri movimenti, d’ispirazione non piú militare, ma politica.
Il chavismo, inteso come “socialismo bolivariano”, appoggia la causa indigenista in opposizione all’eurocentrismo e al dominio dei paesi occidentali, ma contemporaneamente vende petrolio agli U.S.A. e importa da questo stato riso, pollo, mais e altri alimenti, oltreché medicinali e prodotti tecnologici. Si basa quindi su concetti economici guidati dal capitalismo, certo con un occhio alle classi meno abbienti, ma i risultati, sia nel campo dei diritti umani che in quello economico sono stati disastrosi, come abbiamo visto in seguito alle proteste in Venezuela dei primi mesi del 2014.
A mio parere è positivo il voler affermare che la propria cultura si basa su concetti e idee tipiche del mondo indigeno amazzonico e andino, peró non risulta istruttivo disconoscere il processo di colonizzazione europea delle Americhe, con tutti i suoi lati negativi e positivi.
L’America attuale, ed in particolare l’America Latina, è giustamente il risultato dell’unione della cultura occidentale con le culture andine, amazzoniche, caraibiche e della costa pacifica americana.
E' vero che lo schiavismo e lo sfruttamento degli autoctoni sono stati atti deprecabili e infami, ma possiamo dire che per esempio la societá degli aztechi fosse giusta?
Anche qui non possiamo giudicare, perché secondo la nostra visione occidentale, derivata dai sette eventi fondamentali della nostra Storia, (ossia: l’origine della democrazia ad Atene, con le riforme di Clistene nel 508 a.C., la nascita di Gesú Cristo, l’accettazione della religione cattolica da parte dell’imperatore Costantino nel 313 d.C., l’ufficializzazione della “scoperta” del Nuovo Mondo con il primo viaggio di Cristoforo Colombo nel 1492 d.C., la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776 d.C., la Rivoluzione francese nel 1789 d.C., e la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948), i sacrifici umani erano errati, le credenze pagane erano idolatrie, il potere assoluto dell’Inca era da condannare, le usanze di certe tribú amazzoniche come l’endocannibalismo (vedi mio articolo sugli Yanomami), erano da estirpare, ecc.
Nei miei articoli ho criticato spesso la facilitá con la quale vari governi sudamericani danno in concessione immense aree dell’Amazzonia a ditte estere, spesso occidentali, per lo sfruttamento petrolifero e minerario, senza considerare i problemi e le esigenze dei popoli autoctoni.
A mio parere servirebbe una rinnovata coscienza ambientale e sarebbe utile sviluppare un’industria nazionale nei vari stati sudamericani per ridurre la dipendenza dall’estero e creare valore aggiunto, ma tutto ció forse non conviene alle elite che ne governano i paesi.
In Argentina, paese dove ultimamente è aumentato il dibattito anti eurocentrista, si aprono le porte agli investimenti esteri (12 miliardi di dollari nel 2012) e i maggiori investitori sono gli USA, il Regno Unito e la Francia. Quindi anche qui vediamo che l’anti eurocentrismo è solo una facciata, ma quando si tratta di ricevere capitali esteri allora si diventa nuovamente filo-eurocentristi.
L’auspicio è che si guardi la Storia non in chiave di contrapposizione tra eurocentristi e critici dell’eurocentrismo, ma che si insegni alle generazioni future che i processi storici non si possono giudicare secondo l’ottica dell’oggi, ma se ne possono trarre insegnamenti utili per il futuro, senza fomentare inutili odi tra i popoli attuali.

YURI LEVERATTO
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