domenica 23 dicembre 2012

Il colonialismo inglese in Sud America



La parte di costa che corrisponde oggi agli Stati della Guayana e del Suriname fu avvistata ed esplorata da Europei per la prima volta nel 1499, nella spedizione guidata da Alonso de Ojeda e Juan de la Cosa alla quale partecipava il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci. La flotta toccò terra presso il Rio Damerara, dove oggi è situata la capitale della Guayana, Georgetown.
In quel punto le navi si separarono: mentre gli spagnoli procedettero verso nord-ovest, in direzione del delta dell’Orinoco, Amerigo Vespucci proseguì verso sud-est, in direzione dell’estuario del Rio delle Amazzoni.
La costa della Guayana non fu colonizzata dagli Europei durante tutto il XVI secolo. Fu solo nel 1616, che alcuni coloni olandesi stabilirono un avamposto venticinque chilometri a nord-ovest dell’estuario del fiume Essequibo, con l’intenzione di stabilirvisi.
Anche se inizialmente la Guyana era teoricamente sotto il dominio spagnolo, nel trattato di Munster del 1648 si sancì la sovranità olandese. In poco tempo quel territorio assunse importanza in quanto i coloni non si limitarono a commerciare con i nativi ma organizzarono varie piantagioni di tabacco che fu esportato subito in Europa.
Gli indigeni però non erano adatti al duro lavoro nei campi, e si ammalavano a causa dei virus e batteri trasportati inconsapevolmente dagli Europei. Gli olandesi incentivarono pertanto fin da subito l’introduzione in Guayana di schiavi neri africani nella colonia, che era divisa in tre zone: Damerara, Berbice ed Essequibo.
Nel 1763 ci fu una rivolta degli schiavi capeggiati dall’africano Cuffy.
I rivoltosi, che erano circa tremila, diedero del filo da torcere agli olandesi.
Questi ultimi riuscirono ad avere la meglio sui ribelli solo con l’aiuto dei coloni francesi ed inglesi.
In seguito a quest’episodio si incentivò l’arrivo di immigranti inglesi nel Damerara, che in pochi anni superarono numericamente gli olandesi.
Dopo le guerre napoleoniche del 1795, l’Inghilterra dichiarò guerra alla Francia, che aveva preventivamente occupato l’Olanda. La parte di Guyana soggetta formalmente alla sovranità olandese cadde sotto il dominio britannico, ma fu solo nella convenzione di Londra del 1814, che furono tracciati i nuovi confini della cosiddetta Guyana inglese, il cui limite occidentale era il Rio Essequibo.
Nel 1835 l’Inghilterra inviò l’esploratore tedesco Robert Hermann Schomburgk in Guayana, nell’intento ufficiale di studiare la geografia e la botanica dell’area in questione.
In realtà Schomburgk era stato inviato per verificare se alle sorgenti del Rio Essequibo vi fossero giacimenti d’oro e altri minerali e quindi per tracciare un nuovo confine, in modo da ampliare la zona d’influenza degli inglesi in Sud America.
Il tedesco tracciò inizialmente una linea immaginaria dal Rio Moruca all’Essequibo, aggiungendo così circa 4200 chilometri quadrati di territorio alla Corona inglese.
In seguito, nel 1839, Schomburgk tracciò una seconda linea, dal delta dell’Orinoco fino al Monte Roraima, che ipoteticamente avrebbe aumentato il territorio soggetto alla Corona inglese di ben 141.930 chilometri quadrati.
Inoltre Schomburgk esplorò la zona del Rio Rupununi e, siccome trovò ricchissime vene d’oro e tracce d’altri preziosi minerali, suggerì al governo inglese di appropriarsi anche di parte del Brasile, nella zona del Pirara.
Il governo inglese, pertanto, sostenendo che nella zona del Pirara la presenza di coloni brasiliani era nulla, avvallò il progetto, e inglobò nel suo territorio il Pirara, un’area di quasi 20.000 chilometri quadrati.
A partire dal 1840 le autorità inglesi incentivarono l’arrivo di coloni nelle terre situate ad ovest del Rio Essequibo, che appartenevano ufficialmente al Venezuela.
Questo ultimo paese sovrano rivendicò il territorio situato ad ovest del Rio Essequibo a partire dal 1840, in sedi internazionali, però, fino ad oggi le sue richieste formali e legittime non furono accolte.
Nel 1899 ci fu un arbitrato internazionale tra il Venezuela e la Gran Bretagna per la questione dell’Essequibo. Da una parte il Venezuela sosteneva che la sua frontiera doveva essere il Rio Essequibo, in quanto così era all’atto dell’indipendenza dalla Spagna nel 1810.
La Gran Bretagna sosteneva invece che il suo territorio doveva estendersi ad ovest del Rio Essequibo, e si rifaceva alla linea Schomburgk, tracciata nel 1839, indicando che il territorio di sua competenza all’interno della ex colonia spagnola ammontava a 203.310 chilometri quadrati.
L’arbitrato fu favorevole alla Gran Bretagna e aggiudicò 159.500 chilometri quadrati ad ovest del Rio Essequibo alla sua sovranità.
Nel 1898 ci fu un altro arbitrato internazionale tra il Brasile e la Gran Bretagna, che aveva come scopo la soluzione della questione del Pirara.
Il re d’Italia Vittorio Emanuele III fu l’arbitro della disputa. Nel 1904 ben 19.630 chilometri quadrati di territorio brasiliano caddero sotto la sovranità inglese.
Il Brasile non poté fare altro che accettare la decisione internazionale, probabilmente perché i governanti dell’epoca furono ricattati dal fallimento d’altri accordi commerciali.
In seguito a questi arbitrati internazionali la sovranità inglese nella terraferma sudamericana aumentò in pochi anni di quasi 180.000 chilometri quadrati, in una zona ricchissima non solo di oro, ma anche uranio, torio, diamanti, molibdeno e niobio, un minerale oggi importantissimo per le costruzioni elettroniche.
Quando, nel 1966 la Guayana inglese ha ottenuto l’indipendenza, con la denominazione ufficiale di Guyana, è entrata a far parte del Commonwealth ed ha ovviamente aperto le sue porte agli investimenti anglosassoni.
Oggi il colonialismo non è più quello dei secoli passati. Le potenze dominanti non hanno più bisogno di conquistare un territorio o di annetterselo e poi sancire la propria sovranità con un arbitrato internazionale, in modo da poterne sfruttare le risorse, siano esse idriche, minerarie o biodiverse.
Anche il concetto stesso di sovranità è cambiato. Oggi si parla di “sovranità relativa o limitata”, spesso per giustificare “interventi umanitari” o per “ristabilire la democrazia”.
Nei giornali si legge spesso che per “garantire i diritti umani”, o per “salvaguardare l’ambiente” o i “diritti degli indigeni”, è necessario che un certo paese “rinunci a parte della sua sovranità”.
In realtà oggi siamo di fronte ad un colonialismo più subdolo, nascosto.
In Brasile per esempio, sono state create, proprio oltre la frontiera della Guayana e del Venezuela, delle immense terre indigene: mi riferisco alle aree indigene: Tumuqumaqué, Raposa Serra do Sol, Yanomami, Alto Rio Negro. Sono territori enormi che assommano ad un totale di circa 300.000 chilometri quadrati.
In questi territori è vietato l’accesso ai normali cittadini brasiliani o stranieri.
Solo possono accedere gli indigeni, che sono poco numerosi (per esempio nella terra indigena Yanomami, estesa ben 94.000 chilometri quadrati vivono solo 7000 autoctoni). Si tratta di territori ricchissimi di minerali rari: come niobio, uranio, molibdeno, oro, stagno, oltreché biodiversità e acqua.
L’area indigena Yanomami fu creata negli anni 60’ del secolo scorso dopo che l’esploratore inglese Robin Hambury-Tenison (attuale presidente di Survival International), prese contatto con alcuni autoctoni. E’ noto che la casa Windsor propose la creazione della riserva indigena, che inizialmente era grande 50.000 chilometri quadrati, e in seguito fu ampliata a 94.000 chilometri quadrati.
Alcuni giornalisti brasiliani, che già da tempo hanno denunciato questa situazione, hanno addirittura avanzato l’ipotesi che il Brasile stia cedendo parte della sua sovranità ad altre entità.
In effetti se in queste terre indigene nessuno può entrare in quanto l’accesso è totalmente precluso ai normali cittadini e se nessuno può verificare cosa vi succede all’interno, non è forse questa una perdita di sovranità, che per denominazione appartiene al popolo?
Quali sono le entità estere che hanno libero acceso nelle aree indigene in Brasile? Siamo forse di fronte ad un nuovo processo coloniale camuffato come ondata indigenista e ambientalista?

YURI LEVERATTO
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