sabato 16 agosto 2014

I petroglifi di Cumpanamá, eredità di arcaiche culture amazzoniche



La spedizione ai petroglifi di Cumpanamá ha avuto inizio da Yurimaguas, un grosso paesone ubicato nell’Amazzonia peruviana, sulle rive del Rio Huallaga, un affluente del Rio Marañon. A Yurimaguas la temperatura supera i 35 gradi e il sole scotta sulla pelle. 
Il giorno dopo l’arrivo, siamo stati al mercato rionale, dove oltre a mangiare un ottima zuppa di pesce di fiume, abbiamo comprato alcune pile, sapendo che nella zona dove eravamo diretti non c’è luce elettrica. 
Poi abbiamo proceduto verso il porto, ubicato alla disimboccatura del Rio Paranapura nel Rio Huallaga. L’idea iniziale era quella di risalire il Rio Paranapura per giungere nel villaggio di Balsapuerto con un peque peque (canoa affusolata spinta da un motore di 16 cv), ma non abbiamo trovato nessun barcaiolo in partenza e cosí avremmo dovuto aspettare qualche giorno per imbarcarci su un peque peque pubblico. 
Abbiamo cosí deciso di procedere via terra, inizialmente in moto fino al paesello di Nuevo Arica, e quindi a piedi fino a Balsapuerto. 
L’indomani mattina, abbiamo raggiunto Nuevo Arica, con uno scomodo viaggio in moto di cira due ore. Da quel punto abbiamo avanzato attraverso la foresta, lungo un sentiero appena accennato. Mi accompagnava Ernesto Sanchez, una guida esperta della zona. 
E’ stata una camminata difficile, sia per l’esuberante vegetazione che occludeva il sentiero, sia perché dopo circa due ore ha iniziato a piovere, e il sentiero si è trasformato in un insidioso e viscido “mare di fango”. 
Abbiamo dormito presso una capanna abbandonata di indigeni Shawi. L’indomani mattina dopo sole due ore di cammino siamo finalmente giunti a Balsapuerto, un villaggio Shawi, ubicato sulle rive del Rio Cachiyacu, un affluente del Rio Paranapura. 
Il giorno seguente, di buon ora, aiutati da una guida locale, abbiamo iniziato l’esplorazione della parte alta del Rio Cachiyacu con lo scopo di giungere ai petroglifi di Cumpanamá. 
Dopo circa tre ore di camino siamo giunti presso l’enorme roccia di Cumpanamá, ubicata nella selva, presso il torrente Achayacu.
Appena ho visto la parete centrale lunga circa 9 metri e costellata di petroglifi, mi sono reso conto di essere al cospetto di un importante sito archeologico, poco conosciuto. 
La forma della roccia ricorda un enorme cilindro irregolare. La sua circonferenza è di 48 metri e la sua altezza di circa 6 metri. Quasi su tutta la circonferenza vi sono scolpiti vari petroglifi, preziosi indizi della visione del mondo degli antichi scultori e intagliatori. 
Nella parete principale, lunga circa 9 metri ed alta 2 metri si notano vari petroglifi importanti: innanzitutto il petroglifo del cacique.

Si nota la maschera-corona di piume che probabilmente adornava il capo-tribú. Si notano 12 piume e al di sotto delle stesse dodici cavitá. 
Alla sua sinistra si nota un petroglifo raffigurante il yin yang, che alcuni indicano anche come una conchiglia. 
Al di sotto del petroglifo del cacique troviamo un simbolo particolare: un circolo con una linea orizzontale al centro. 
Proseguendo verso destra sempre nella parete centrale, troviamo una spirale, e un enigmatico petroglifo che ricorda una “racchetta” diviso da due linee orizzontali e tra linee verticali, formando cosí 12 spazi contigui.
La “racchetta” è ricorrente a Cumpanamá, ve ne sono infatti altre tre. 
Al di sopra della “racchetta” troviamo cinque cerchi, con, al loro interno alternativamente un punto e una linea orizzontale. 
Alla destra della “racchetta” troviamo invece due spirali. 
Al di sopra della “racchetta” troviamo uno strano simbolo a L rovesciata, mentre alla destra di quest’ultimo vi è una specie di circonferenza con al centro due altorilievi. 
Spostandoci ancora sulla destra ecco un volto, simile a quelli di Pusharo, forse simboleggiante una marca del territorio. 
Spostandoci all’estremo destro della parete principale, troviamo un insieme chiuso con al suo interno quattro cerchi piccoli. Al di sopra di questo insieme di petroglifi si nota un “quadrato a sua volta diviso in quattro quadrati”. 
Camminando intorno alla roccia nella direzione delle lancette dell’orologio, troviamo il petroglifo di un serpente (simbolo dell’inframondo), il muso di un giaguaro (simbolo del mondo reale, della forza e determinazione), un’altra “racchetta” e alcune spirali, oltre a vari cerchi concentrici. 
Nella parte posteriore della roccia si nota pure un quadrato con all’interno un altro quadrato.

Ubicazione della roccia di Cumpanamá: 
Lat Sud 5° 52’ 409’’, Long Ovest 76° 31’ 315’’

Nel complesso la roccia è ben conservata ed è, a mio parere, il petroglifo più grande del Perú.
Il petroglifo è stato fotografato per la prima volta nel 1997, dal geologo José Sanchez Izquierdo.
Ugualmente ai petroglifi di Pusharo, l’origine di questi petroglifi è amazzonica, probabilmente risalente al periodo formativo (2000 a.C.), e gli autori degli intagli furono forse popoli amazzonici antenati degli indigeni Shawi che stavano viaggiando dalla selva alle Ande.

YURI LEVERATTO
Copyright 2014

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