mercoledì 24 aprile 2013

I Mayoruna della “terra indigena vale do Yavarí”



La mia esperienza con gli indigeni Mayoruna del Brasile ha avuto inizio nel paese di Atalaya do Norte, sulle rive del Rio Yavarí.
Nei giorni successivi, dopo essermi inoltrato nella selva, ho stabilito il contatto con una famiglia di Marubos. Il capo-famiglia mi ha accolto nella comunità e mi ha illustrato il loro modo di vivere e le loro tradizioni.
La terra indigena vale do Yavarí (terra indigena valle del Rio Yavarí), si estende nell’Amazzonia brasiliana, a ridosso della frontiera tra il Brasile e il Perú, che è appunto delimitata dal corso del Rio Yavarí.
E’ estesa circa 85.000 chilometri quadrati e nel suo interno vi vivono varie tribú d’indigeni, alcune delle quali isolate.
Con il termine Mayoruna (dal quechua: mayo, fiume, runa, gente), si denomina un insieme di popoli che vivono sia nella terra indigena vale do Yavarí, (Brasile), sia nei fiumi Yavarí, Galvez e Yaquerana nella parte peruviana.
Questi popoli sono: Marubos, Matis, Matses, Kulina Pano, Korubo, Kanapari, Tsohom-Dyapa oltre a vari gruppi d’indigeni non contattati. In totale circa 3800 persone vivono nella terra indigena vale do Yavarí, in Brasile.
La maggioranza di questi indigeni parla lingue appartenenti al gruppo pano.
La storia degli indigeni Mayoruna è stata marcata da continui conflitti con non-indigeni.
Il primo periodo dopo la conquista spagnola è stato caratterizzato dall’introduzione delle missioni gesuitiche (1653-1769). Verso la fine del secolo XIX ci fu l’introduzione del capitalismo in Amazzonia, con lo sfruttamento del caucciù (1880-1914).
Dopo la II guerra mondiale iniziò il traffico della legna pregiata (ancora in corso).
Dopo il 1970 iniziarono le prospezioni petrolifere di ditte nazionali e straniere, che mettono a rischio l’integrità dell’ambiente e gli stessi indigeni.
Ancora oggi molti Mayoruna vivono nelle malocas (vedi foto a destra), grandi capanne tradizionali.
Di solito la maloca è rettangolare, retta da quattro tronchi che rappresentano l’asse del mondo, però non mancano le maloche a pianta circolare. Di solito queste capanne tradizionali hanno due entrate orientate nella direzione dei corsi d’acqua più vicini. L’ubicazione nella maloca dei membri della famiglia allargata non è casuale. Il capo famiglia e suo fratello dormono rispettivamente alla sinistra e alla destra dell’entrata principale. Lo sciamano e la moglie del capo-famiglia dormono invece rispettivamente alla sinistra e alla destra dell’entrata secondaria.
La maloca è il centro dell’Universo per i Mayoruna. Di notte si trasforma in un centro conoscitivo. Un fuoco costantemente acceso, dove vengono cotti gli alimenti, rapparesenta lo “stomaco”, il punto dove viene trasformata l’energia e quindi la forza. Molto importante il fatto che quando muore uno dei suoi costruttori, la maloca deve essere bruciata.
Oggigiorno i Mayoruna vivono in uno stato d’apparente tranquillità, che però nasconde alcune insidie.
Il fatto che i Mayoruna della terra indigena vale do Yavarì ricevano uno stipendio dallo stato brasiliano è a mio parere una cosa negativa. Sono guidati, non possono cacciare gli animali della selva come facevano nel secolo scorso, e il “salario” che viene loro dato li ha trasformati in esseri docili, facilmente corrompibili, non totalmente artefici del loro destino.
E’ di pochi mesi fa la notizia che l’impresa petrolifera Pacific Stratus (posseduta al 100% da Pacific Rubiales), ha tentato d’iniziare l’attività d’esplorazione di petrolio nella conca dei fiumi Galvez e Yaquerana appartenenti al Perú. In questo caso i Mayoruna brasiliani hanno obiettato che l’eventuale contaminazione del Rio Yaquerana causerebbe un danno gravissimo anche alla terra brasiliana, e hanno ragione.
Per ora l’impresa Pacific Stratus non ha iniziato lo sfruttamento nell’area, ma potrebbe, in un futuro non lontano, presentare un altro progetto.
Per quanto riguarda invece una possibile minaccia proprio nella terra indigena vale do Yavarí (in Brasile), a partire dal 2007 la Agencia Nacional del Petroleo (ANP) ha condotto delle ricerche sia nella conca del Rio Juruá sia nel sud della terra indigena vale do Yavarí dove l’impresa Georadar ha già portato a termine lavori di esplorazione di alcuni pozzi petroliferi senza tenere in considerazione l’opinione dei capi indigeni Mayoruna.
Secondo l’opinione dei capi indigeni questi lavori d’esplorazione petrolifera potrebbero contaminare i fiumi Itaquaí e Yaquerana, quest’ultimo essendo la parta alta dello stesso Yavarí.
Come si vede la creazione di queste enormi terre indigene (in questo caso la terra indigena vale do Yavarí è estesa come un piccolo stato europeo, nella fatispecie un po di più dell’Austria, 85.000 chilometri quadrati), non risulta essere sufficente per proteggere gli indigeni che vi vivono.
Proprio l’enorme estensione di queste terre fa si che siano difficilmente controllabili.
Il fatto poi che gli indigeni che vi vivono siano da tempo abituati al commercio delle risorse presenti all’interno dei loro territori (legnami pregiati, ma anche pietre preziose e oro), li rende facilmente corrompibili e quindi facilita l’entrata di entità esterne nel territorio, che sono difficilmente controllabili.

YURI LEVERATTO
Copyright 2014

Foto: Copyright Yuri Leveratto 

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