sabato 19 febbraio 2011

Etnia Guambiano


Per conoscere gli indigeni Guambiano (chiamati anche Misak), si deve innanzitutto viaggiare a Popayán, la capitale del dipartimento del Cauca, in Colombia. 
Popayán è una città bellissima: le sue ampie strade e gli edifici bianchi in stile coloniale comunicano un senso d’ariosità e serenità. Fu fondata da Sebastián de Belalcazar nel 1537, e per lungo tempo fu sede di un importante governatorato, dal quale si amministravano immensi territori amazzonici.
Per giungere nel territorio abitato dai Guambiano si procede in buseta fino a Piendamo e quindi a Silvia, a circa 2600 metri d’altitudine sul livello del mare. Secondo gli ultimi dati ufficiali, la loro popolazione assomma a poco più di ventimila persone sparse su un territorio montuoso esteso più di diciottomila ettari.
Per quanto riguarda l’idioma dei Guambiano, detto Wam, alcuni linguisti lo hanno incluso nella famiglia delle lingue Barbacoas, altri invece lo classificano come appartenente al ceppo linguistico delle lingue Chibcha.
Se la prima tesi fosse dimostrata, si potrebbe affermare che i Guambiano sono lontani parenti degli indigeni Awa, Kamsà e Cofàn, che vivono nel sud della Colombia e nel nord dell’Ecuador.
In effetti esiste un’ipotesi che descrive i Guambiano come provenienti dall’Ecuador, probabilmente al seguito di Sebastián de Belacazar, che, nel 1536, marciava verso nord alla ricerca dell’El Dorado. Altre tesi sostengono che i Guambiano abbiano sempre vissuto nell’area del fiume Cauca, e siano stati obbligati a spingersi verso l’interno a causa della colonizzazione spagnola a partire dal XVI secolo.
Secondo gli ultimi studi della cosmogonia Guambiano, si è giunti alla conclusione che questo popolo è caratterizzato da un sitema duale: sole-luna, maschile-femminile, caldo-freddo. L’universo dei Guambiano è abitato da esseri spirituali, alcuni benefici, altri maligni, che possono influenzare lo spirito delle persone. Uno di questi esseri malefici è Nuguwaymasig, che, secondo le tradizioni, può assumere varie apparenze.
Secondo le credenze popolari Guambiano, il freddo viene associato all’infetto. La donna nel periodo mestruale viene considerata responsabile di diffondere malattie. Per curare le infermità ci si sottopone ad una cerimonia chiamata Pishimaruk, nella quale i curanderos, utilizzando erbe e cereali “caldi”, come coca e mais, estirpano dall’infermo lo spirito maligno e disinfettano così il corpo del paziente. Il curandero dei Guambiano viene chiamato Murbik, ed è conoscitore di piante, oltre ad essere l’intermediario tra l’uomo e gli spiriti che vivono nell’al di là.
A causa dell’espansione della popolazione colombiana d’origine europea, i Guambiano hanno dovuto adattarsi a una nuova vita. Nel corso dei secoli sono state costruite nuove strade e numerosi coloni si sono stabiliti nella zona.
Le relazioni matrimoniali dei Guambiano sono esogamiche, cioè l’uomo tende a cercare la sua sposa al di fuori del suo clan di appartenenza.
A tutt’oggi il rito matrimoniale si celebra seguendo i dogmi del cristianesimo e questo spiega quanto il processo di assimilazione dei Guambiano alla cultura colombiana-europea sia stato importante.
Alla base dell’economia dei Guambiano vi è l’autoconsumo.
I tessuti vengono prodotti dalle donne che utilizzano rudimentali telai di legno di origine precolombiana. Gli anziani producono invece il tipico cappello, detto Tampalkuare, fatto di fibra vegetale intrecciata e cucito in forma conica.
L’agricoltura, con la produzione di mais, frumento, yuca (manioca) e fagioli nelle zone più calde, e patate, cipolle e ulluco (un tipo di tubero), nelle zone più fredde è la fonte primaria di produzione di cibo.
L’abito tradizionale delle donne Guambiano, usato ancora oggi, è una gonna nera, con una camicia monocolore, di solito blu o rosso. Utilizzano inoltre uno scialle colorato (spesso azzurro con bordi bianchi) e un cappello di lana, tipo bombetta.
Dal punto di vista politico, i nativi Guambiano sono governati da un Cabildo, autorità introdotta nel periodo coloniale dagli spagnoli. Le sue funzioni sono varie: il controllo della morale e la vigilanza sull’ordine pubblico.
Spesso gli anziani, che vivono nelle frazioni montagnose più isolate, ai quali viene attribuita più esperienza e saggezza, occupano posti di responsabilità nell’amministrazione della comunità dei Guambiano.
Ultimamente i Guambiano hanno approvato una legge che intende proteggere il territorio, e dare agli indigeni consapevolezza dei loro diritti e doveri. Con questa legge si proibisce a ogni impresa esterna di stabilirsi nelle terre dei Guambiano sia per lo sfruttamento dei suoli che delle acque e inoltre si vieta l’introduzione di qualsiasi prodotto manipolato geneticamente.
Nel territorio dei Guambiano non esiste la proprietà privata. Le terre e le abitazioni godono di uno statuto speciale concesso dal governo colombiano, per cui sono considerate comunitarie, inalienabili e imprescrittibili, aggiudicate dal Cabildo a tutti i membri della comunità per il loro usufrutto.
Il popolo dei Guambiano, che è stato sottomesso e vessato per circa cinque secoli, costretto a vivere in spazi ristretti perchè le migliori terre erano occupate dai coloni spagnoli, ha, da circa 30 anni, attuato un processo di recupero dei propri territori ancestrali, dell’autonomia, lingua, cultura, pensiero filosofico e storia. Molti dirigenti e membri carismatici della comunità hanno deciso di ricostruire il passato dell’etnia, basandosi su documenti storici, ma anche su ritrovamenti archeologici. Combinando l’etnografia e l’archeologia, etnoarcheologia, alcuni ricercatori hanno tentato di risalire alle migrazioni iniziali di gruppi indigeni centro-americani in Sud America, che avvenne circa diecimila anni prima di Cristo.
Molti storici scientifici hanno affermato, nel corso delle decadi passate, che gli indigeni americani mancano del concetto di storia, non hanno senso storico, sono società fredde.
Quando però i Guambiano cominciarono a proporsi il recupero della propria storia, intorno al 1980, molti ricercatori hanno dovuto ricredersi e ammettere che il concetto di “storia”, non è solo occidentale, ma appartiene a tutti gli esseri umani, seppure considerato sotto aspetti differenti, più legato ai cicli naturali per i nativi americani.
Come vennero redistribuite le terre e assegnate ai loro reali proprietari? Per prima cosa ci fu il rito del riconoscimento reciproco tra Madre Terra e i Guambiani. Le terre furono percorse ballando e suonando flauti e tamburi. Si pensò subito che il modo migliore di lavorarle fosse adottando proprietà e lavoro comunitario. Era però era difficile metterlo in pratica, perché secoli di sottomissione avevano reso confuse le peculiarità tipiche dei Guambiani. Avevano perso la loro storia: bisognava recuperarla.
Nel 1982 fu costituito il Comitato di Storia, nell’intento di recuperare ogni tradizione.
Si parlò con gli anziani, tentando di recuperare i miti e le leggende, si scavò, con l’aiuto d’archeologi, nelle vallate, trovando frammenti di vasi di ceramica del periodo pre-colombiano e si consultarono gli archivi storici delle biblioteche di Popayán, Quito, Lima e Santa Fé de Bogotá.
Per dare nuova vita alle conoscenze che si erano perse nel passato, i Guambiano utilizzarono anche la toponomastica: i nomi dei luoghi (montagne, fiumi), dicevano molte cose del passato e pertanto potevano dare molte indicazioni al presente.
Nel 1986 i membri del Comitato di Storia presentarono i risultati delle loro ricerche, e si fondò un museo della cultura Guambiana.
Da tutto ciò risultò che la storia è viva per i Guambiano, che continuano a vivere seguendo le indicazioni ancestrali dei loro antenati.

YURI LEVERATTO
2008 Copyright

Bibliografia:
GIUSEPPE ESPOSITO - Storia dell'indagine archeologica in America Latina: un confronto di metodologia e prospettive. (2001) – Tesi di laurea in Lettere Classiche, indirizzo archeologico, presso l’Università di Salerno (Italia).

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