lunedì 3 settembre 2012

Bio-pirateria l'ultima frontiera dello sfruttamento




L’Amazzonia è il luogo con la maggiore bio-diversità del pianeta. 
Per quanto riguarda il regno vegetale, in un ettaro di foresta amazzonica vi sono in media 400 differenti specie di alberi e piante, alcune non ancora studiate a fondo. Con un quinto di tutte le specie di volatili della Terra, duemila specie di mammiferi e duemila di pesci, oltre a due milioni e mezzo di specie di invertebrati, la foresta pluviale tropicale sud-americana viene considerata come il luogo bio-diverso più prezioso del mondo.
Purtroppo quest’immane ricchezza, che appartiene agli stati che hanno parte del loro territorio in Amazzonia (Brasile, Perù, Colombia, Bolivia, Ecuador e Venezuela) è in grave pericolo.
Negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente una nuova minaccia: la bio-pirateria.
Per bio-pirateria s’intende l’accesso illegale o irregolare a risorse biologiche e genetiche con il fine di sfruttarle economicamente. Nella maggioranza dei casi i bio-pirati del XXI secolo sono scienziati senza scrupoli che si introducono nei territori indigeni dell’Amazzonia, si procurano la fiducia dei nativi, spesso elargendo somme di denaro, riuscendo così a impossessarsi di segreti millenari, come per esempio l’utilizzo di piante medicinali o l’uso di sostanze contenute nell’ organismo di alcuni animali (rane, insetti) per fini terapeutici. Una volta tornati nel loro paese, i bio-pirati registrano l’uso della sostanza da loro studiata e ottengono una patente internazionale, senza il permesso dello stato da dove hanno sottratto il principio attivo. Si stima che i guadagni derivati dalla bio-pirateria abbiano fruttato 4,5 miliardi di $ annui a multinazionali del nord del mondo, che hanno agito senza le necessarie autorizzazioni dei governi sud-americani.
I danni dei bio-pirati sono molteplici: innanzitutto sfruttano in modo sconsiderato il patrimonio vegetale e animale amazzonico senza nessuna regola o procedimento scientifico. Se non si porrà un freno a questo disastro, il 20% delle specie animali endemiche amazzoniche scomparirà nei prossimi vent’anni.
Inoltre si sottraggono vilmente risorse importanti a paesi in via di sviluppo, che potrebbero essere utilizzate per migliorare le condizioni di vita della popolazione e creare una più profonda coscienza ambientale.
Oltre a ciò i bio-pirati, con la loro presenza non autorizzata nei territori indigeni, causano enormi shock culturali e sociali e a volte diffondono malattie mortali tra i nativi che non hanno sufficienti anticorpi per contrastare virus e batteri tipici del mondo occidentale. I bio-pirati privatizzano le conoscenze autoctone, che dovrebbero invece essere utilizzate dai governi in modo gratuito, per beneficiare al più possibile gli strati di popolazione con minor accesso ai servizi.
Dal punto di vista del diritto internazionale i paesi dell’area amazzonica hanno firmato un accordo chiamato “Trattato delle Nazioni Unite sulla diversità biologica”, che risale al 1992. In questa convenzione si sancì la sovranità di ogni stato sulle risorse naturali, biologiche e genetiche che s’incontrano all’interno del suo territorio, e il diritto a ottenere un giusto compenso in caso che fosse concesso l’utilizzo di dette risorse a enti o imprese non statali.
Ecco alcuni esempi più conosciuti di bio-pirateria:il Cupuacu (pronuncia: copuassù), un frutto tradizionale amazzonico ricco di vitamine, il cui principio attivo fu registrato con un nome simile, è utilizzato per la produzione di cioccolato da una nota multinazionale.
Un altro caso famoso è la patente di epibatidina, un alcaloide contenuto nella pelle di una rana endemica dell’Amazzonia ecuadoriana (epipedobates anthonil). Questa sostanza è efficace contro il trattamento del dolore (è 200 volte più potente della morfina). Circa 750 rane di questa specie sono state trasportate illegalmente fuori dall’Ecuador. Il principio attivo della pelle dell’anfibio è stato registrato nel Nord America e viene utilizzato da varie imprese operanti nel settore farmaceutico.
Il principio attivo della Carapa Guianensis Aubl (detta Andiroba), utilizzata da nativi amazzonici contro la febbre e come repellente contro gli insetti, è stato registrato in Europa e Nord America per la produzione di cosmetici e medicamenti.
Dall’Ocotea Rodile (bibiri) si estrae una sostanza attiva che è stata registrata da un’impresa europea, e viene utilizzata nella lotta a malattie mortali.
Le essenze contenute nella pianta conosciuta con il nome Uña de Gato (Uncaria tomentosa), sono state registrate da una nota multinazionale, dopo essere state sottratte a indigeni Ashaninka della selva amazzonica peruviana.
Il veleno contenuto nelle ghiandole del rettile Bothrops Jararaca può servire da potente medicamento contro l’ipertensione: una ditta europea ne ha registrato il principio attivo e ha iniziato a commercializzare il prodotto. Oggi questo medicamento viene venduto in tutto il mondo con enormi guadagni.
La lista degli abusi potrebbe continuare. Come porre freno a questo disastro? Sono state fatte varie proposte, ma fino ad ora nessuna si è rivelata efficace.
Potrebbe essere utile un marchio internazionale, che possa individuare rapidamente i prodotti ottenuti con l’autorizzazione dei governi sud-americani, in modo che il consumatore sappia discernere tra prodotto autorizzato e prodotto pirata.

YURI LEVERATTO
2008 Copyright

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